50E50 ...ovunque si decide! 

 

Oggi quando si dice 50E50 tutti capiscono di che cosa si tratta e sanno che si parla di democrazia duale.

Tutti capiscono –almeno quelli che hanno letto il testo senza pregiudizi– che non stiamo parlando di rappresentanza di genere, perché noi non vogliamo che le donne rappresentino le donne ma che le donne esercitino un diritto costituzionale: la possibilità di essere candidate ed eventualmente di farsi eleggere per rappresentare uomini e donne.

 

Così come oggi un gran numero di uomini –a fronte di un esiguo numero di donne– rappresenta uomini e donne.

Tutti capiscono che non chiediamo il riequilibrio fra i generi attraverso forme di tutela, ma che vogliamo essere presenti ai nastri di partenza per gareggiare alla pari.

Quando ci siamo rese conto –qualche anno fa– che ci eravamo messe all’angolo da sole accettando infinite discussioni sulle quote: è giusto il 20, è meglio il 30, fino ai più democratici che si dichiaravano per il 40... abbiamo detto basta e siamo uscite dalla gabbia delle parole per dire a voce alta 50E50 ovunque si decide.

Lo abbiamo detto e lo abbiamo anche fatto proponendo una legge di iniziativa popolare che realizzi l’articolo 51, presente nella nostra Costituzione fin dal 1948. Abbiamo dimostrato che una legge si poteva fare, quando per anni ci hanno detto che c’erano insormontabili problemi di carattere giuridico. Abbiamo dimostrato che si poteva fare in modo semplice, in modo che, leggendola, ogni cittadino sapesse che cosa stava firmando.

Abbiamo anche dimostrato che una democrazia paritaria si può adottare con qualunque sistema elettorale.

 

Questa campagna ha modificato anche il linguaggio di alcuni politici che hanno abbandonato le quote per dichiararsi a favore del 50E50: sempre naturalmente cancellando l’origine e annettendosi il merito dell’idea.

Questo è già un risultato: quando le parole spostano, spostano le persone e cambiano le cose. Quando un’azione politica punta al rialzo si producono dialettica e cambiamenti e diventa chiaro a tutti che non esisteranno nuovi schieramenti e nuove risposte se non cambierà la posizione di partenza, che deve prevedere la nascita di una realtà istituzionale e politica basata sui due generi, su due visioni del mondo e una comune responsabilità verso il futuro.

 

La campagna 50E50…ovunque si decide! ha trovato una rispondenza immediata tra le donne, abbiamo solo chiesto fiducia e dato credito e quindi le risposte non sono mancate, anzi sono cresciute ogni giorno. In questo modo abbiamo raccolto più di 120.000 firme che abbiamo depositato in Senato nel novembre del 2007.

 

Da allora cosa è accaduto?

 

Intanto dobbiamo constatare fin da subito la mancanza assoluta di recepimento nei partiti della Campagna 50E50…ovunque si decide! anche solo come terreno di discussione. Abbiamo aspettato e aspettiamo ancora che la questione sia posta in agenda, nell’ambito di un più ampio dibattito sulla democratizzazione della politica nei partiti, da donne e da uomini.

 

Non risulta alcun appoggio durante la passata legislature da parte di alcun senatore o senatrice, se avessero voluto, avevano tutto il tempo di farla propria ed il 10 giugno 2009 all'audizione presso la Commissione Affari Costituzionali avremmo potuto anche verificarlo, perché le proposte giacenti in tal senso (materia elettorale) sono proposte riprese dalla passata legislatura.

 

Lo stesso dicasi oggi. Non ci risulta nulla, né al Senato né alla Camera.

Per ora l'esame è fermo alla Commissione Senato, occupata (ed occupato) da ben altri pensamenti rispetto alla riforma elettorale.

In ogni caso, tecnicamente parlando, anche dopo l'esame in Commissione –dove la nostra attualmente dorme accanto ad altre– e durante l'audizione, abbiamo ricevuto solo una promessa verbale che saremo informate sull'iter: una proposta di iniziativa popolare può essere fatta propria da qualsiasi soggetto istituzionale.

Comunque, dovunque. In Senato, alla Camera.

 

Noi non abbiamo per scelta "chiesto" l'appoggio a nessuno schieramento in particolare (e doverosamente aggiungiamo che nessuno in particolare ce l'ha dato né prima, né durante, né dopo).

Abbiamo inoltrato la Proposta a tutte e tutti, più di una volta.

Abbiamo promosso incontri nel momento in cui avevamo già in mano le firme e chiesto sostegno a tutte le donne presenti nelle istituzioni, comprese quelle che avevano firmato la nostra proposta.

 

Non ci aspettavamo che venisse "fatta propria" perché –ai nostri occhi– dovrebbe esserlo inequivocabilmente nel senso di democrazia paritaria compiuta e questo è un processo lungo e mi vien da dire doloroso.

 

È bene ricordarlo, non chiediamo per legge un risultato numerico, sarebbe troppo semplice; vogliamo garantire a chi vuole giocarsi la partita la possibilità di farlo, il resto dipende dalla scelta degli elettori. Non chiediamo d’ufficio il 50%, perché anche queste sarebbero quote! Chiediamo che le donne possano partecipare alla politica in condizioni di parità, chiediamo di correre, non che ci sia garantita la vittoria, chiediamo che le liste vengano obbligatoriamente compilate dai partiti con una presenza paritaria dei due generi.

 

Con una certa dose di realismo, ci aspettavamo che fosse presa a pretesto per un confronto almeno da chi dichiarava stanchezza per le quote e per la cooptazione. Ma non abbiamo trovato disponibilità tra chi ha impegni istituzionali a compromettersi con noi su questo terreno.

 

Il cammino è lungo, non ce lo nascondiamo. Così come non ci nascondiamo, anzi lo teniamo in doveroso conto, che gli spazi di democrazia nell'attuale regime parlamentare si sono ulteriormente ridotti rispetto al 2007.

E che non si vedono all'orizzonte spiragli di intenzioni da parte di qualunque schieramento nemmeno di porre mano alla riforma dell'attuale legge elettorale vigente per Camera e Senato, insomma –per capirsi– quella dove i partiti nominano chi deve essere poi eletto/a.

Legge anticostituzionale per ben 5 motivi, tra questi incluso e per primo il motivo attinente alla violazione dell'articolo 51.

 

Lo spazio che ancora c’è è quello di pensare altre iniziative politiche a sostegno della Proposta che ha visto coinvolte tante donne organizzate e no.

 

L’UDI resta aperta al confronto e ai suggerimenti perché insieme si pensa meglio.

 

 

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