Visita all'archivio centrale del corso di alta formazione (la Sapienza)

La giornata del 27 marzo ha rappresentato per la sede nazionale e l’Archivio Centrale dell’UDI un importante momento formativo in cui le corsiste del Corso di Alta Formazione dell’Università La Sapienza di Roma si sono relazionate con la storia e le lotte che un’associazione politica femminile come l’UDI ha portato avanti per decenni.Vittoria Tola ha raccontato come dalla “semplice” mitologia si siano radicate le fondamenta dellaviolenza sulle donne. Non possiamo non prescindere da quello in cui viene insegnato nei libri. Unodegli esempi è quello dell’Iliade e di ciò che il poema rappresenta, ovvero una guerra basata sulrapimento di una donna e la relativa contesa che ne fanno gli uomini come a trattarsi di pura merce.Da qui l’interlocuzione con alcune insegnanti presenti, sul testo di Simone Weil e sul suo pensiero.Si sono, dunque, rilevate le connessioni tra i 20 anni di lotte per l’ottenimento della legge sullaviolenza e i femminicidi, tra la riforma del diritto di famiglia e la teoria della Pas, tra la tratta e ilvudù.Il continuo passaggio tra la storia e il presente ha posto sotto gli occhi delle presenti le principaliquestioni della politica delle donne. Quando si parla del presente non è pensabile che non ci sia unfilo rosso che parte da lontano e che sia il prodromo di ciò che succede oggi. I diritti e lacittadinanza, temi del Corso, sono argomenti che riguardano molte sfaccettature del presente, maanche del passato, che prendono respiro dalla conoscenza dei fatti e delle persone che si sonoimpegnate in essi.Inevitabile è stato il rimando alle donne della Costituente ai loro profili, alle loro intense estraordinarie biografie ma soprattutto al loro impegno politico che le ha viste protagoniste neldibattito e nella stesura della nostra Costituzione. Impegno che ognuna a suo modo a portato avanti fino alla fine della propria vita.L’incontro è finito con il “giro turistico” del Buon Pastore sulla sua storia e la sua architettura.​    

Biennale Donna di Ferrara - Ketty La Rocca

  Comunicato stampa Vernice per la stampa | sabato 14 aprile, ore 12Inaugurazione | sabato 14 aprile, ore 18  Dal 15 aprile al 3 giugno torna al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara la Biennale Donna, dedicata quest’anno a Ketty La Rocca (La Spezia, 1938 – Firenze, 1976), protagonista dell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, al centro di un vivo e crescente interesse internazionale.A quasi vent’anni dall’ultima mostra antologica in Italia e a ottant’anni dalla nascita, Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word, a cura di Francesca Gallo e Raffaella Perna e realizzata in collaborazione con l’Archivio Ketty La Rocca di Michelangelo Vasta, raccoglie una vasta selezione di opere basate sul rapporto tra linguaggio verbale e corpo, fulcro della poetica dell’artista. La mostra si muove su un doppio binario, tematico e cronologico: opere di anni diversi sono raccolte attorno al polo della parola, centrale nella fase verbovisiva e a quello del gesto, che invece domina la produzione del decennio successivo.Insieme a una selezione di circa cinquanta opere scelte tra le più rappresentative delle varie serie dell’artista – dai collage verbovisivi ai cartelli, dai videotape alle sculture sagomate, dalle Riduzioni alle Craniologie – l’esposizione propone inoltre alcuni progetti, opere e materiali documentari mai esposti prima in Italia, come ad esempio la documentazione dell’azione Verbigerazione (1973), realizzata nell’ambito della X Quadriennale d’Arte di Roma, recentemente ritrovata nell’archivio dell’ente romano, e l’audio originale della performance Le mie parole, e tu? (1975). Inoltre, sarà presentato un progetto mai realizzato: In principio erat verbum, un gioco-performance che ribadisce l’interesse di La Rocca per la comunicazione gestuale. Ketty La Rocca, trasferitasi nel 1956 a Firenze, negli anni Settanta entra in contatto con la Poesia Visiva, partecipando alle attività del Gruppo 70. In questo contesto i Collage e i Cartelli, basati sul rapporto tra immagine mediatica e parola, evidenziano una precoce attenzione per la condizione femminile: con sguardo pungente, infatti, La Rocca irride i cliché, ponendo sotto accusa il processo di reificazione del corpo femminile nella comunicazione contemporanea. Al linguaggio e alle sue insidie sono dedicati anche Verbigerazione (1973) e i due cuscini ricamati del 1975, a metà fra opera e oggetto personale, mai esposti finora.Il 1970 è l’anno delle prime mostre personali, dove l’artista presenta le Lettere-Scultura in PVC nero: “presenze alfabetiche” che oltrepassano la bidimensionalità occupando concretamente lo spazio e interagendo con esso. In mostra si propone una inedita e suggestiva ambientazione della serie, finalizzata a porre l’accento sulla qualità fenomenologica di tali lavori.Negli anni Settanta La Rocca si concentra sul linguaggio dei gesti, lavorando su tematiche e iconografie di taglio antropologico, attraverso una pluralità di strategie espressive e media diversi: la fotografia, il video, il libro d’artista e la performance, per lo più imperniati attorno al corpo dell’artista. Il 1971 è un anno cardine, l’immagine visiva sembra avere la meglio sulla parola e la comunicazione corporea su quella linguistica: in questo frangente vede la luce In principio erat, il libro fotografico da cui prende le mosse il celebre videotape Appendice per una supplica (1972), entrambi presentati alla Biennale di Venezia di quell’anno. I due lavori sanciscono il riconoscimento internazionale dell’artista, in particolare il video, uno dei primi realizzati in Italia, certamente il primo creato da una donna. Nel corso degli anni Settanta, La Rocca si dedica alle Riduzioni, realizzate di solito a partire da fotografie trouvées, dove i profili delle immagini vengono ripercorsi su carta dalla grafia dell’artista che scrive parole senza senso alternate all’incalzante “you”. In questa fase lavora inoltre alle Craniologie, serie in cui interviene sulle radiografie del cranio, sovrapponendovi fotografie stampate su lastre trasparenti di “gesti incapsulati” – una mano aperta, un dito, un pugno chiuso – e la ripetizione ossessiva della parola “you” che divora l’immagine.Gli studi più recenti hanno portato alla luce la centralità della performance nel lavoro di La Rocca, realizzata in maniera corale e sempre a partire da testi nonsense, ripetitivi, pieni di intercalari ed espressioni di stampo burocratico, a ribadire l’incapacità delle lingue storiche di comunicare in modo autentico. Ciò vale non soltanto per Verbigerazione (1973), ma anche per la più nota Le mie parole, e tu? (1975), ultima azione eseguita in diverse occasioni in giro per l’Italia, di cui al Padiglione d’Arte Contemporanea, oltre all’audio originale, sono proposte diverse fotografie di documentazione. La mostra, oltre all’indispensabile sostegno dell’Archivio Ketty La Rocca, si arricchisce dei prestiti del Mart di Rovereto, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della Collezione Palli, della Collezione Frittelli, delle Teche Rai e della Quadriennale d’Arte di Roma. Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word è organizzata dal Comitato Biennale Donna dell’UDI (composto da Lola G. Bonora, Silvia Cirelli, Catalina Golban, Anna Quarzi, Ansalda Siroli, Dida Spano, Liviana Zagagnoni) e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. In occasione dell’esposizione sarà edito un catalogo bilingue italiano e inglese, che contiene le riproduzioni di tutte le opere esposte e apparati biografici, unitamente a contributi critici di Francesca Gallo e Raffaella Perna.Alla Biennale Donna verranno poi affiancati un incontro con studiosi e artisti, in collaborazione con l’Università di Ferrara e due repliche del gioco-performance In principio erat verbum eseguite dagli allievi dell’Istituto d’arte Dosso Dossi di Ferrara. Particolare attenzione sarà poi riservata al mondo scolastico, con speciali approfondimenti pensati appositamente per gli studenti durante le visite. Consulta qui il progetto della Biennale Donna di quest'anno. – Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word 15 aprile – 3 giugno 2018Padiglione d’Arte ContemporaneaCorso Porta Mare 5, 44121 Ferrara Orarida martedì a domenica 9.30 – 13.00 / 15.00 – 18.00Aperto anche 23 e 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno Ingresso    intero € 4,00ridotto € 2,00 (giovani dai 18 ai 30 anni titolari della Youngercard, over 65 anni, studenti universitari, gruppi di almeno 15 persone, possessori del biglietto di Palazzo dei Diamanti, categorie convenzionate, insegnanti di primo e secondo grado con tesserino)€ 2,00 (almeno 10 persone, gratuito per un accompagnatore)gratuito minori di 18 anni, gruppi scolastici, persone diversamente abili e loro accompagnatori, guide turistiche e giornalisti con tesserino, categorie convenzionte Informazioni Mostre e Musei0532 244949diamanti@comune.fe.itwww.artemoderna.comune.fe.it UDI – Unione Donne in Italia0532 206233udi@udiferrara.itwww.biennaledonna.it Ufficio stampa            Sara Zolla39 346 8457982press@sarazolla.it ​   

Targa per Anita Pasquali

L’8 marzo a Roma, nella Giornata Internazionale della Donna, grazie alla Presidente del I Municipio e su iniziativa dell'UDI Monteverde e dell’UDI la Goccia, a Piazza San Cosimato è stata apposta una targa per ricordare Anita Pasquali, storica dirigente nazionale UDI e presidente e fondatrice dell’UDI La Goccia, venuta a mancare alcuni mesi fa. Un altro omaggio alla sua figura e alla sua opera politica dopo il saluto nella camera ardente allestita nell’Archivio Centrale dell’UDI il 19 novembre scorso, a cui hanno partecipato tutte le espressioni del movimento delle donne a Roma, nonché la commemorazione tenutasi in Campidoglio il 24 novembre. Altre foto qui. Riportiamo l'intervento di Vittoria Tola in quest’ultima occasione. Riflettendo sul 25 novembre giornata mondiale contro la violenza alle donne è necessario ricordare che la Convenzione di Istanbul, che il Parlamento italiano ha votato all’unanimità dopo essere stata molto contrastata fino al 2013, è costruita su tre pilastri fondamentali: la prevenzione della violenza maschile in tutte le sue forme, la protezione e il sostegno a donne e minori e la punizione dei colpevoli. La Convenzione per questo è basata sulla “dovuta diligenza” o impegno necessario e permanente degli stati che l’hanno ratificata a realizzare queste necessarie politiche con l’impegno di tutte le istituzioni centrali e locali del paese. I dati sulla violenza maschile in tutte le sue espressioni, di cui il femminicidio e il figlicidio sono le forme estreme, nonostante non esista una raccolta integrata e sistematica a livello nazionale e in modo permanente, dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, la gravità di questa fenomenologia che è strutturale e non accenna a diminuire. Questo nonostante i tanti passi avanti nella consapevolezza della sua gravità, le leggi e le politiche che sono state attuate sono frammentarie e spesso contradditorie. Al contrario andrebbero rafforzate la prevenzione basata su una nuova cultura tra i generi, la formazione culturale e professionale di tutti i soggetti coinvolti, la costruzione di reti locali competenti e in grande sinergia tra loro, l’aiuto alle donne anche economico e sociale e la coerenza tra politiche locali, regionali e nazionali. Raccomandazioni all’Italia fatte anche dai commissari ONU in conclusione della valutazione del Rapporto Ombra Cedaw preparato dalle associazioni delle donne e presentato a luglio 2017 a Ginevra. L’evento di oggi promosso dalla Commissione delle elette del comune di Roma, che ringrazio molto per l’invito, come tantissime iniziative, è organizzato per ricordare il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ricorrenza istituita dal 17 dicembre dopo anni di battaglie delle donne soprattutto sud americane e in seguito a quanto deciso dalla Conferenza mondiale delle donne a Pechino. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite designando il 25 novembre, data dell’assassinio politico delle sorelle Mirabal nel 1960, invitava i governi, le organizzazioni internazionali e le a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica contro la violenza alle donne in quel giorno in particolare. La lotta contro la violenza maschile, che in questi ultimi mesi è usata in Italia in una torsione strumentale di politica razzista, (dimenticando come razzismo e sessismo vadano sempre insieme!) è segnata da un movimento mondiale che ha provocato, soprattutto dopo le denunce delle attrici a Hollywood e in tutta Europa anche all’interno di governi e parlamenti, una rottura della diga del silenzio su ricatti e abusi nelle sfere del potere più intoccabile. Questo movimento dimostra la sistematicità di una pre-potenza impermeabile ai cambiamenti e ai diritti delle donne ma dimostra anche come tra le donne e non solo ci siano momenti storici di straordinaria presa di coscienza e che ogni paese ha un suo momento determinante di svolta. Per noi, che denunciamo il fenomeno da 40 anni, questo, come ben sappiamo, è avvenuto a Roma dove nel 1975, quella che viene ricordata come la strage del Circeo a opera di tre fascisti della Roma bene, innesca una grande indignazione collettiva e un movimento che da quel momento non si è più fermato e che ha prodotto cambiamenti culturali, sociali, legislativi e nuove strutture per le donne in difficoltà come i centri antiviolenza e le case rifugio, insufficienti come detto, ma di cui la capitale è stata l’antesignana. Anche di questo Roma con le sue associazioni, i collettivi, i luoghi politici e culturali è stato uno straordinario laboratorio politico e continua ad esserlo dal Governo Vecchio alla Casa internazionale, al primo centro della provincia e del comune, alla prima legge regionale in Italia per sostenerli. Questo è stato possibile perché al lavoro del movimento femminista si è affiancato l’impegno di donne delle istituzioni. In particolare oggi voglio ricordare Anita Pasquali, scomparsa il 18 dicembre, che da consigliera comunale è stata una protagonista della legge di iniziativa popolare contro le norme del codice Rocco presentata nel 1979 dall’MLD, UDI e MFR e coordinamenti sindacali, dopo tutte le mobilitazioni negli anni 70, e che proprio nella sala accanto a questa ha organizzato a Roma il primo seminario su ”Botte in famiglia. Un fatto privato?” Era la prima volta negli anni ‘80 perché l’attenzione era stata più concentrata sullo stupro, sulle molestie e ricatti nei posti di lavoro (non sono per noi una novità purtroppo! Chissà chi ricorda la Risoluzione Rubinstein del Parlamento europeo del 1986!) e anche se si sapeva bene quanta violenza esisteva nell’ambito familiare il pensiero dominante era ancora che i panni sporchi vanno lavati in famiglia, nel privato insomma. Anita da consigliera comunale e da dirigente dell’Udi ne fece un fatto pubblico e politico con una domanda provocatoria e chiamando tutte a discuterne in Campidoglio ponendo anche il problema di come coinvolgere le/gli operatori dei consultori di Roma e provincia che tante lotte erano costati. Questi, infatti, erano stati per l’Udi, come gli asili nido, l’altra grande battaglia sui servizi a Roma, come i referendum sul divorzio e per l’autodeterminazione per l’aborto, il nuovo diritto di famiglia e contro le discriminazioni. D’altra parte le lotte delle donne a Roma per la loro libertà di scelta e per cambiare in meglio la loro vita, come sul valore sociale della maternità e sui diritti dei bambini e dei soggetti più fragili, è sempre stata una lotta che ha prodotto miglioramenti nella vita di tutta la città a cominciare dall’impegno fondamentale delle donne durante la Resistenza pagato duramente per liberare Roma dai nazisti e dai fascisti e poter vivere in pace e democraticamente. Anita Pasquali nata a Benevento il 17 febbraio del 1930, per caso e per obbligo, come diceva, in quanto il padre in quella città era stato trasferito come antifascista, si diploma maestra e per tutta la vita si impegna per i diritti e la valorizzazione delle donne nella società italiana e per trasformare positivamente i rapporti tra i sessi. Bella e determinata ha sempre auspicato l’unità delle forze progressiste ed il massimo dialogo e apertura a tutte le altre sensibilità e correnti culturali, ideali e politiche del Paese, ma confrontandosi apertamente e senza rinunciare alle proprie idee e posizioni. Arrivata a Roma dopo la Liberazione è stata una protagonista per tanti anni nella città sempre in prima linea nella battaglia per migliorare la città che conosceva bene dal centro alle periferie, per i diritti delle donne e del movimento delle donne. Con l'UDI ha condiviso lotte, fatiche e vittorie. Iscritta dalla Liberazione al Partito Comunista Italiano, Anita Pasquali entrò subito dopo nell’Unione Donne Italiane, giungendo poi alla Segreteria nazionale dell’UDI. Fu eletta anche al Comitato Centrale del PCI ed era stata vice responsabile della Commissione Femminile sotta la direzione di Adriana Seroni. Eletta Consigliera comunale del Pci a Roma negli anni del grande successo delle sinistre con i Sindaci Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, è successivamente Consigliera provinciale di Roma, fondatrice e presidente dell'UDI Romana La Goccia. Il suo impegno è stato fermato negli ultimi anni solo dall’aggravarsi della sua malattia. Oggi vediamo che ci ha raggiunto, nonostante tutto, e lo ringraziamo di cuore, suo marito Giuseppe Dama che salutiamo con emozione perché con Bepi Anita ha vissuto per sessanta anni. La loro unione ha superato tante difficoltà in un’Italia certo molto diversa da adesso ma, oltre i loro sentimenti, hanno condiviso la stessa passione politica e lo stesso impegno. Giuseppe Dama è stato oltre che un partigiano, dirigente politico e responsabile dell’Istituto di Studi Palmiro Togliatti, Presidente del 1 municipio a Roma che ha gestito con grande autorevolezza. Anita Pasquali ha sostenuto convintamente la necessità della trasversalità del movimento delle donne per cambiare la società e non ha mai avuto paura del confronto e del conflitto, se necessario, anche tra le realtà più lontane. Tra le protagoniste di una stagione di rinnovamento “Sono una tra tante altre donne che hanno lottato anche per chi non poteva farlo" - affermava spesso - per questo era consapevole e profondamente rispettosa del suo ruolo come donna delle istituzioni nel rapporto con tutte. E’ stata tenace sostenitrice della soluzione positiva per definire, a suo tempo, dopo anni di occupazione, la sede del Buon Pastore come Casa Internazionale delle Donne, luogo di incontro, cultura, politica e servizi per le donne di Roma e non solo, convinta com’era che, anche in questo, la funzione di Roma Capitale doveva comprendere il fatto che era ed è la capitale politica delle donne. --- Messaggio di Lidia Menapace Devo la notizia della sua morte -al termine di una dolorosa malattia che ignoravo- all'affettuosa generosa sollecitudine di Rosangela Pesenti, che trovatasi a Roma per un altro impegno politico/culturale, saputala, me l'ha comunicata. Anita ha fatto parte molto intrinseca e importante di quella costellazione splendente e insieme modesta di donne che hanno fondato  portato costruito l'Udi e sono state protagoniste di un femminismo molto importante negli anni della Resistenza (sotto il nome di Gruppi di difesa Donne, Gdd) e del primo dopoguerra, durante l' assemblea costituente e dopo.  Erano donne per lo più di modesta  condizione sociale e culturale,ma non solo, e di estrazione sociale per lo più popolare, ma non solo. Caratteristico dell'Udi  fu sempre il fatto che ne facevano parte donne di tutti i livelli culturali e collocazione sociale e appartenenza politica democratica,(comuniste socialiste cattoliche repubblicane) , un vero movimento di massa che si impegnò per molte cause, dal sostegno alla maternità liberamente  scelta alla scolarizzazione, al lavoro ,al lavoro domestico, e al suo  riconoscimento previdenziale,  alla violenza sessuale, al divorzio e all'aborto, insomma nessuna tappa fu saltata delle presenza attiva in  un tenace , e non ancora concluso cammino dell'emancipazione e liberazione delle donne, fino e oltre la prova cruciale dell'incontro/scontro col femminismo degli anni '60 e 70, quando l'Udi riuscì' a non farsi nè cancellare, nè emarginare o assimilare , e si impegnò con forza tenacia competenza tecnica  per continuare il suo cammino di difficile e  sempre  riconquistata autonomia. Un bacio, carissima Anita --- Messaggio di Flavia Farruggio e delle compagne MLD Grande, grandissimo il dolore e immenso il vuoto lasciato. I nostri ricordi non riescono a colmarlo. Anita, una colonna dell'esperienza del Governo Vecchio, Anita, bellissima sempre, una compagna che ha saputo coniugare con sensibilità e intelligenza il "nuovo" delle donne con una solida esperienza "in mezzo" alle donne contadine e proletarie. Un pezzo della nostra vita se ne è andato via assieme a lei.  --- Messaggio di Fabiola Pala Ciao Anita e mi raccomando non smettere di lottare ovunque sarai... devo molto a tutte le donne dell'UDI: un bagaglio di confronto e anche disaccordo (e pause e "distanze"... ) che ha costruito pezzo dopo pezzo la mia stessa dignità di donna oggi... --- Messaggio da Gemma AzuniAnnita temperamento forte e battagliero. Non si scomponeva molto ma quando parlava in Consiglio Provinciale (l'ho conosciuta allora) stavano tutti zitti ad ascoltarla. Si occupava di ambiente allora ed era molto preparata. Ci siamo viste un anno fa. Si notava la sua sofferenza ma non si fermava. Riposa in pace Annita. --- Messaggio da Rosanna GalliGrande Anita! L'ho conosciuta alla fine degli anni sessanta a Modena. Mi ha affascinata con la sua bellezza, comportamento, modo di parlare, eleganza. Queste caratteristiche le ha sempre mantenute. Poteva fare l'attrice, invece ha scelto l'UDI e con grande passione e ostinazione il confronto con il femminismo e il mondo delle donne. Negli ultimi tempi non ho sempre condiviso tutto ma le ho voluto bene.Grazie AnitaCiao e un forte abbraccio. --- Messaggio dall'On. Anna Maria CarloniAnita è stata una donna davvero combattiva nelle lotte per ottenere tante conquiste e generosissima con le donne. La ricordo con grande riconoscenza.  --- Nota di Nicola ZingarettiApprendo con dolore la notizia della morte di Anita Pasquali, figura straordinaria del movimento delle donne italiano. Antifascista, dirigente del Pci e dell’UDI, Consigliera comunale e provinciale a Roma. Elegante, autonoma e battagliera, la ricordo sempre in prima fila per la libertà e i diritti delle donne. Cofondatrice dell’UDI – la Goccia di Roma, convinta sostenitrice della necessità di un luogo autonomo delle donne, fece da ponte tra il movimento femminista e le istituzioni per fare di via della Lungara la sede della Casa Internazionale delle Donne di Roma. Nelle Istituzioni e nelle discussioni di partito Anita portava il suo sguardo autonomo di donna femminista. È grazie ad Anita e a tante donne come lei che oggi la battaglia per la libertà è più forte. --- Messaggio dall'UDI RavennaAnita è stata una donna forte e appassionata, che ha dato sempre un contributo intelligente e prezioso al movimento delle donne e alla nostra Associazione. Con lei abbiamo condiviso  momenti cruciali delle vicende politiche delle donne,nei quali la sua presenza è stata spesso determinante.La ricordiamo con affetto e rimpianto e ci sentiamo vicine alle nostre compagne dell'Udi nazionale e alla sua famiglia. --- Articolo di Roberto PaganoE’ scomparsa questa notte, dopo una lunga malattia, ma sempre combattiva, “Anita” Annita Pasquali, esponente del movimento delle donne nazionale e di Roma, protagonista dell’affermazione positiva della specificità femminile nella società.Nata a Benevento il 17 febbraio del 1930, per caso e per obbligo, in quanto il padre ufficiale postale veronese era in quella città confinato come antifascista, “Anita”, come da tutti era conosciuta, si è poi diplomata maestra e per tutta la vita si è impegnata da sinistra per la valorizzazione del ruolo della donna nella società italiana in trasformazione. Vitale e energica, ha sempre auspicato l’unità delle forze di progresso, ed il massimo dialogo e apertura a tutte le altre sensibilità e correnti culturali ed ideali, così come alle forze politiche del Paese, ma confrontandosi apertamente e senza rinunciare alle proprie idee e posizioni. Iscritta dalla Liberazione al Partito Comunista Italiano, Anita Pasquali entrò anche nell’Unione Donne Italiane, giungendo poi alla Segreteria nazionale dell’UDI. E’ poi entrata nel​ Comitato Centrale del PCI e divenuta vice responsabile della Commissione Femminile del PCI sotto la direzione di Adriana Seroni negli anni Settanta. Eletta Consigliera comunale del Pci a Roma negli anni del grande successo delle sinistre con i Sindaci Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli e successivamente Consigliera provinciale di Roma con il Pds e con i Democratici di Sinistra, con alcune perplessità ha aderito poi al nascente PD, rimanendo sempre legata alla sezione di via dei Giubbonari, nel Centro storico della Capitale. Sostenitrice della necessità della trasversalità del movimento delle donne per cambiare la società, di tutte le battaglie per il divorzio, la riforma del diritto di famiglia, la libertà di scelta in tema di aborto, per la liberazione femminile e la parità, Pasquali è stata tra le protagoniste di una stagione di rinnovamento e dei nuovi rapporti tra i sessi, senza estremismi: «Sono una tra tante altre donne che hanno lottato e anche per chi non poteva farlo» - come affermava spesso -, e questo consapevole e profondamente rispettosa del suo ruolo come eletta e donna delle istituzioni. E’ stata poi sostenitrice della soluzione positiva per individuare, a suo tempo, la sede della Casa Internazionale delle Donne, e, negli ultimi anni, tra l’altro, è stata cofondatrice del circolo UDI-La Goccia di Roma.Anita Pasquali lascia oggi solo e affranto l’ex partigiano Giuseppe “Bepi” Dama, di cui per sessanta anni è stata compagna e poi moglie; anch’egli funzionario e dirigente di partito, a sua volta nell’ufficio di segreteria del PCI e responsabile per dieci anni dell’Istituto di Studi intitolato a Palmiro Togliatti, più noto al grande pubblico come la località, “Frattocchie”.  --- Messaggio di Donatella Artese de LollisLa GRANDE CARA ANITA, con cui abbiamo condiviso una parte significativa della nostra vita ci ha lasciato ma è e sarà sempre presente nelle nostre battaglie.  --- Ricordi dell'UDI FerraraLa notizia della scomparsa di Anita ha sconvolto tutte noi che abbiamo  avuto il piacere di conoscerla e di vivere assieme i momenti soprattutto delle assemblee nazionali dell'UDI, e di apprezzarne le grandi doti politiche e umane. Era una passionaria della politica e della politica di genere.Dopo il noto congresso nazionale dell’82, Anita è stata tra le pochissime dirigenti nazionali a continuare la sua militanza nel nascente circolo La Goccia. Questa sua continuità per noi appariva ammirevole.L’UDI di Ferrara vanta in archivio molti ricordi del suo passaggio in città a convegni importanti organizzati per affrontare diversi temi emancipatori delle donne.Molte di noi conservano ricordi straordinari. Personalmente voglio ricordare che avendo assunto assieme il ruolo di “responsabili di sede nazionale”, mi aveva aperto le porte di casa, ospitandomi in occasione dei miei viaggi a Roma. In quelle occasioni ho percepito lo straordinario legame e intesa che aveva con il su compagno “Beppi”, persona gradevolissima e di particolare simpatia. Conserverò per sempre di lei un regalo che mi fece recapitare quando per ragioni di salute, dovetti allontanarmi dall’UDI.Di Anita ci  mancherà tutto: il suo stile, la sua eleganza, la sua bellezza… i suoi interventi decisi che per noi, più giovani, erano lezioni di politica. Non uscirà mai dalla storia dell'UDI e da quelle delle donne, una storia che noi sappiamo bene raccontare e abbiamo il dovere di trasmettereCare compagne dell’UDI La Goccia, di UDI nazionale abbracciate per noi Beppi e i suoi familiari. Siamo con voi in questo suo ultimo viaggio. --- Saluto di UDI NapoliCi ha lasciate Anita Pasquali, si è spenta nella sua casa a Roma. Protagonista di grandi battaglie per la libertà delle donne. la sua è stata una lunga storia che non smetteremo di raccontare: quella di una donna capace della stessa passione che si trattasse della legge sull'aborto e tanto che si trattasse dell'impegno in una lotta di quartiere. Ciao Anita.Ti ricorderemo ancora e ancora: prima di te se ne sono andate altre che ancora portiamo con noi. Te ne vai oggi, nell'anniversario dell'ultimo saluto a Dora  Liccardo, un'altra grande donna dell'Udi. Siamo tristi. È un prezzo che paghiamo essendo state ripagate da te che ci hai dato tanta politica da donne. Abbiamo condiviso gioie, vittorie e anche litigi, che con te erano da gran signore, nel rispetto delle sensibilità profonde. Ci piace ricordare che il tuo fascino femminile si esprimeva con la stessa forza tanto che che impugnassi un megafono e tanto che portassi un fascio di fiori. Ti ricorderemo per la tua intelligenza, la tua passione, la tua grazia, e abbracciamo Bepi, il grande amore della tua vita. Ciao Anita     

...
...

Tutti i contenuti del sito sono proprietà esclusiva e riservata dell'UDI e/o dei suoi aventi causa e/o di terzi soggetti ove indicati e sono protetti dalle vigenti norme nazionali ed internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale e/o Industriale. Tutti i contenuti pubblicati potranno essere liberamente utilizzati a condizione che rimangano nel loro formato originale e sia sempre citata la fonte e il sito web dal quale sono tratti.

 

Web design & master - flbonanni@gmail.com | Segnalazioni di bug e suggerimenti - udiamministrazione@gmail.com

 

Sede Nazionale Archivio Centrale - via della Penitenza, 37 | tel 06 68 65 884 | fax 06 6880 7103 | udinazionale@gmail.com | sedi in Italia