Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni ’50 e gli anni ’80.

Si è aperta finalmente la XVIII Biennale Donna, inaugurazione che era prevista per il 4 aprile ed è rimasta congelata per via pandemia. La Biennale non è, come erroneamente hanno scritto alcuni giornali distratti, una mostra di donne fotografe sulle donne, ma è una collettiva dedicata alla fotografia di donne che hanno fissato il loro obiettivo su aspetti sociali, culturali, antropologici, architettonici, bellici, di un particolare periodo storico in Italia e in altri angoli del mondo. Il progetto è organizzato dal Comitato Biennale Donna dell’Unione Donne in Italia (UDI) e curato da Angela Madesani, sostenuto dal Comune di Ferrara e Regione Emilia Romagna. Come di consueto è stata straordinaria la collaborazione con lo staff del Servizio Musei d’Arte del Comune e Fondazione Ferrara Arte: ufficio editoriale (progetto catalogo e materiali pubblicitari), allestimento, rapporto con artiste e prestatori, accoglienza, trasporti… Insomma un connubbio tra privato e pubblico che funziona fin dalla prima edizione del 1984 e che vede ogni giorno condividere assieme scelte, decisioni, problemi immediati, dai primi passi del progetto fino al momento in cui le opere vengono appese con cura maniacale alle pareti.  Sabato 20 settembre, nella mattinata, l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli insieme alla responsabile UDI-Comitato Biennale Donna, Liviana Zagagnoni e alla curatrice Angela Madesani, hanno illustrato alla stampa il complicato percorso che ha portato alla realizzazione dell’evento, per l’emergenza Covid, posticipando a settembre data e luogo espositivo.Angela Madesani ha descritto “il viaggio” che ha portato a scegliere fotografe e foto per mettere in luce i temi prescelti in un periodo in cui l’impegno politico ha reso le donne protagoniste di grandi mutamenti, anche in professioni avverse, come il reportage in luoghi difficili, segnando il raggiungimento di libertà individuali e conquiste democratiche. A questo proposito, interessante il duetto a fine conferenza tra la curatrice Madesani e una delle fotografe in mostra, Paola Agosti. Il pomeriggio, per il vernissage vero proprio, in aggiunta al nutrito gruppo descritto prima si è vista la partecipazione delle autorità di protocollo e di un pubblico selezionato nel rispetto delle regole anti-covid: numero adeguato agli spazi, rigoroso uso della mascherina e distanziamento. Niente abbracci ad amiche e amici!  Ad entrambi i momenti, posti in un bellissimo loggiato della palazzina Marfisa d’Este, sono seguite le visite alla mostra, organizzate a gruppi, passando per il bookshop, dove sono esposti i cataloghi anche delle edizioni passate e accanto all’ultimo edito, spicca la medaglia che il Presidente della Repubblica ha assegnato a questa XVIII edizione.La prima foto che si incontra è di Diane Arbus (1923-1971), una delle più interessanti artiste della seconda metà del XX secolo, alla quale si devono alcune fra le fotografie più iconiche dei nostri tempi con sguardi su mondi paralleli, mondi negati, che la fotografa riesce a raccontare in tutta la sua verità e crudezza.Il percorso espositivo prosegue con i lavori di Chiara Samugheo (1935), di ambito neorealista, con parte della serie dedicata al suggestivo fenomeno delle tarantate salentine della fine degli anni Cinquanta. Di Lori Sammartino (1924-1971), sono esposte le fotografie tratte da La domenica degli italiani, un volume del 1961, che racconta un’Italia negli anni precedenti il boom economico.Presente una selezione di opere da Morire di classe di Carla Cerati (1926-2016). Si tratta di una ricerca pubblicata nel 1969, commissionata da basaglia in alcuni ospedali psichiatrici d’Italia, tra cui Ferrara.   Di Letizia Battaglia (1935), che ha dedicato la sua vita ad indagare il potere criminale e di corruzione mafiosa in Sicilia, sono esposte una serie di fotografie dedicate esclusivamente al mondo femminile, sia di borgata che dell’alta società.La mostra propone anche riflessioni dedicate ai mondi internazionali con due reportage di guerra ambientati in Libano (campo profughi palestinese) e in Cambogia: quello della francese Françoise Demulder (1947-2008), la prima donna a vincere nel 1977 il World Press Photo, il più prestigioso premio fotografico del mondo. Anche le immagini della finlandese Leena Saraste (1942), sono dedicate alle “rovine” umane e architettoniche del conflitto israelo-palestinese dell’inizio degli anni Ottanta.Di Paola Agosti (1947), tra le più acute fotografe italiane di temi sociali non solo italiani,  (collaboratrice per 20 anni anche di “NoiDonne”), presenta un intenso reportage sull’apartheid realizzato negli anni Ottanta in Sudafrica.    Legata al mondo del porto genovese è invece la preziosa indagine di Lisetta Carmi (1924): una ricerca in cui l’uomo, il paesaggio, l’architettura giocano ruoli equivalenti.Il mondo dell’industria nel momento della sua trasformazione è indagato dagli scatti di Giovanna Borgese (1939), in cui i protagonisti sono i lavoratori e gli scioperanti – oltre agli edifici abbandonati, veri e propri esempi di fotografia industriale.Le opere di Petra Wunderlich (1954) si soffermano sul paesaggio dell’uomo, quelle esposte in mostra, raccontano dettagli di edifici religiosi tra Germania e Belgio.Mari Mahr (1941), fotografa, nata in Cile da genitori ebrei ungheresi,ttrasferitasi da anni a Londra, presenta la raffinata serie, di matrice letteraria e artistica, dedicata a Lili Brik, la scrittrice, artista, attrice russa, compagna e musa di Vladimir Majakovskij. La racconta attraverso ricordi e immagini familiari della propria nonna e mamma.La rassegna chiude con una piccola ma significativa selezione di opere di Francesca Woodman (1958-1981), giovane suicida che ha lavorato sul disagio femminile, il proprio, dando vita a immagini di grande forza e poesia.   Questo è in grande linea ciò che esprimono le 130 fotografie delle 13 donne fotografe presenti nella XVIII Biennale Donna, ospitata nella abitaziona, abitazione di una donna, Marfisa d’Este (nipote di Lucrezia Borgia e Alfonso d’Este), donna amante delle arti, della letteratura e della bellezza.    ​

​#LiberaPuoi

Guarda su Facebook la registrazione della diretta del 25 novembre 2019, incontro #LIBERAPUOI organizzato dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri in occasione della Giornata internazionale per l'eleminazione della violenza contro le donne.

Seminario Nazionale UDI 20 ottobre - materiali

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