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PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

25 novembre dalle UDI

UDI NAZIONALE  "PECHINO +25: DIRITTI, LAVORO, RAPPRESENTANZA, VIOLENZA (PRIMA PARTE)"⠀⠀⠀ PANEL 2 - #FMWJ⠀⠀⠀⠀ 23/11/2020 (dalle 14:00 alle 16:00)⠀⠀⠀⠀⠀Speaker: Simona Lanzoni, Bianca Pomeranzi, Linda Laura Sabbadini, Vittoria Tola, Alida Castelli⠀Modera: Marilù MastrogiovanniLa pandemia ha avuto effetti devastanti su tutti, anche sotto il profilo sociale ed economico e, in particolare, per donne e ragazze. Quale è stata la qualità dell’informazione sui temi della violenza di genere, durante il lockdown? Il 2020, 25esimo anniversario dell’adozione della Piattaforma di azione di Pechino, doveva portare a ulteriori interventi a sostegno delle donne, ma il COVID-19 ha stravolto ogni piano. Lo dice il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres che ha adottato, il 9 aprile 2020, un rapporto per lanciare l’allarme sul rischio che la pandemia può produrre sui risultati raggiunti nella parità di genere e sui diritti delle donne. UDI NAZIONALE    UDI FERRARACarissime, UDI Ferrara sta collaborando ad un ciclo di iniziative proposto da CDS e CDG sul tema centrale della violenza economica. Naturalmente sono tutte on line, causa regole anti pandemiche.Vi segnaliamo quelle di oggi pomeriggio (presentazione libro) e di domani (convegno), allegandovi i programmi.Gli incontri sono in diretta  Facebook sulla pagina /cdscultura.Chi è interessata/o può quindi collegarsi.Successivamente vi informeremo della tavola rotonda del 25 novembre che avrà le stesse coordinate.Seguiranno altri appuntamenti che saranno preventivamente segnalati. Al tal proposito anticipiamo che l'11 dicembre ci sarà un appuntamento tenuto da UDI sullo smart working, che partirà dalla presentazione del nostro sondaggio presentato da Alida Castelli (segreteria nazionale UDI); confronto con esponente unife, psicologa, sindacalista e una dipendente in lavoro a distanza".Un caro saluto.p.s. Il 25 novembre dalle ore 17, troviamoci tutte in piazza T. Trieste in un flash mob e mascherina rossa! Uscirà comunicato. UDI FERRARAGentilissime e Gentilissimi, a nome e per conto dell'Assessore Dorota Kusiak, si inoltra il programma  e l'invito a partecipare alla Tavola Rotonda in oggetto, che si svolgerà MERCOLEDÌ'  25 Novembre in occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Nel corso del confronto, con tema "Valore e ruolo di una rete di contrasto alla violenza sulle donne", interverranno in apertura il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, l'assessore alle Pari Opportunità Dorota Kusiak e la Presidente della Commissione Consiliare Pari Opportunità del Comune di Ferrara e coordinatrice degli interventi della giornata Paola Peruffo. Tra i relatori e le relatrici,  spicca il Magistrato Maria Rita Pantani della Procura di Reggio Emilia specializzata nella sezione dedicata alla violenza familiare e sul maltrattamento delle donne. Sarà inoltre presente il dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Ferrara Paolo Pellegatti e non mancheranno le Associazioni e Centri locali che da anni convogliano professionalità esperienza ed impegno nell'ambito della prevenzione /sensibilizzazione e nell'accoglienza e protezione delle donne vittime di violenza:  Centro Donna Giustizia, UDI sezione di Ferrara e CAM Centro di Ascolto degli Uomini maltrattanti (che agisce sul versante del recupero e della rieducazione affettiva degli uomini che riconoscono di avere un problema, e che recentemente ha inaugurato il primo centro di documentazione culturale maschile a Ferrara).Non mancheranno interventi da parte delle Scuole e di  una rappresentanza di studentesse e studenti del Liceo di Scienze Umane G.Carducci, con la prosecuzione del  progetto "La forza e il coraggio delle donne”  promosso dalla Fidapa BPW Italy - Sezione di Ferrara   e l'IIS Copernico-Carpeggiani con la canzone rap "Non è normale che sia normale".L'evento sarà visibile  in streaming  YOUTUBE sul canale "Consiglio Comunale di Ferrara".Si prega di darne la massima divulgazione presso tutti coloro i quali possono essere interessati.Ringraziando si inviano i migliori saluti.ASSESSORATO ALLE PARI OPPORTUNITA’  UDI CODIGORO  UDI GENOVAE’ davvero con dispiacere che dobbiamo rinunciare alla presenza in piazza per manifestare contro la violenza sulle donne.Considerando questa evenienza, abbiamo dato il via al Ciclo di letture sulla pagina FB Biblioteca Margherita Ferro, invitando donne, anche di diversi ambiti e associazioni a lanciare un messaggio attraverso la nostra pagina. Avremo letture da parte di rappresentanti di Centri Antiviolenza (Centro per non subire violenza e Pandora), di due Associazioni culturali, e di alcune Consigliere di Municipio e di altre volontarie dal 10 novembre al 30.Le letture saranno tematiche. Nel mese di dicembre dedicheremo le letture alle donne che sono state premiate con il Nobel, e via via per 6 mesi cambieremo il tema delle letture.Partecipiamo al video-flash mob “Spezza le catene” a cura del Centro per non subire violenza con una foto e/o video .Abbiamo partecipato al video laboratorio, (concluso 17/11/2020, con un gruppo di studenti del 3° anno del Dipartimento Scienze della Formazione UNIGE, sul tema: “Alleanza tra i generi contro la violenza sulle donne”. Al laboratorio hanno partecipato: UDI, CIF, SENONORAQUANDO,  CGIL, CISL,UIL, Centro per non subire violenza, Cooperativa la Comunità, riunite da anni per riflettere su alcune tematiche.Cordiali saluti.UDI Genova  UDI MODENAA seguito della nostra recente esperienza nel processo per stupro in cui siamo state costituite parte civile, vogliamo imbastire un ragionamento generale su quanto il pregiudizio manometta il giudizio nelle aule di tribunale e che cosa si può fare per scalfire il problema. Introduce: Serena Ballista -  Presidente UDI Modena Modera: Giovanna Ferrari Intervengono: Elvira Reale - Psicologa- Dirigente Centro prevenzione mentale donna ASL Napoli 1  Silvana Borsari -  Direttrice sanitaria dell’Azienda USL di Modena Dopo il pluripremiato "Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo"presentiamo il nuovo libroLe conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta(edito da Settenove, già vincitore del Premio Letterario Essere Donna Oggi)Un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive al femminicidio, gli esiti drammatici della violenza sulle donneIntroduce Serena Ballista - Presidente UDI Modenadialoga con l'autrice Giovanna Ferrari  PER SEGUIRE L'EVENTO E' OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE:TEL. 0592153122   UDI CADONEGHECarissime, non potendo organizzare altri tipi di iniziative, abbiamo pensato il.manifesto che vi alleghiamo e che da oggi è stato affisso alle bacheche comunali. Abbiamo anche stampato le locandine, uguali, che abbiamo portato nei negozi del nostro territorio. Come potete vedere hanno aderito numerose associazioni. Buon lavoro a tutte e cari saluti da U.D.I. Cadoneghe PD Gigliola Longo. UDI LUCCA        UDI CARPICarissime,vi allego la cover dell'evento facebook che UDI Carpi APS e Vivere donna onlus organizzano per il 25 novembre 2020. UDI Carpi e Vivere donna onlus hanno in programma, per mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18:30, una diretta streaming su Facebook per parlare di violenza contro le donne, in particolare di come essa sia cambiata a seguito del lockdown. Oltre a ciò si toccheranno i seguenti temi: diritti riproduttivi, body shaming, educazione all'affettività. L'evento social ha come titolo 25 novembre 2020. La violenza contro le donne non va in lockdown. Interverranno anche portavoci di due realtà giovanili (u.ni.cum e react).       UDI BOLOGNAEcco qui allegato il volantino che riassume i vari appuntamenti on line che termineranno a dicembre. -in date in corso di definizione -  con due appuntamenti legati ai percorsi di giustizia .I link di collegamento o direttamente dal pdf o dal sito o facebook.IL COVID NON CI FERMA       UDI RAVENNAv. allegato     UDI FORLìv. comunicato allegato   UDI TORINO​ UDI NAPOLIContro la violenza economica, reddito di libertàQuante sono le donne uccise in questo tragico anno 2020? E quante erano nel 2019? Non si sa bene perché ognuno fa il suo conto. Eppure, è sui presunti dati che vengono valutati i “lievi miglioramenti” che le istituzioni si apprestano a presentare nell’annuale celebrazione della giornata internazionale contro il femminicidio.Non si tratta di numeri ma del modo di contare, perché è probabile che le vittime della tratta e della prostituzione siano escluse dal conteggio. Ed è probabile che anche le vittime dei figli, fratelli e padri instabili accuditi per le carenze del welfare non vengano conteggiate.Si tratta anche di ciò che si intende per violenza perché è risaputo che la violenza viene considerata solo quando si chiude il circolo delle persecuzioni e si arriva all'uso delle armi, proprie e improprie, mani e piedi compresi.Gli stupri, le percosse date sapientemente, gli insulti e la segregazione psicologica anche quando individuabili, sembra che avvengano in una terra sconosciuta e sfuggente, e lo stato che pure ammette le falle del sistema, se così vogliono dirsi, continua a praticare nella piena legalità tutte le precondizioni che garantiscono la sottomissione effettiva e potenziale delle donne.È la violenza istituzionale, a volte perpetrata attraverso l'espropriazione dei diritti materni con l'applicazione della cosiddetta PAS, mai abbastanza smentita, oppure esercitata con la privazione dei servizi essenziali.Dopo tanti risultati del movimento antiviolenza femminista, uno degli espedienti più diffusi è quello di suggestionare la politica e l’opinione pubblica asserendo che violenza, prostituzione, dominio degli uomini sulle donne siano le realtà più antiche del mondo e quindi incoercibili. Di fronte a una sfida rappresentata come irrimediabilmente persa, il suggerimento è quello di accontentarsi del troppo poco che viene fatto da chi ne ha la responsabilità.Le donne, che non sono affatto rassegnate, invece hanno pensato, fatto e dettato regole, come la Convenzione di Istanbul, e questo è stato ed è insopportabile per il movimento di conservazione dei privilegi maschili. Nel tessuto politico è diffusa la tendenza a vanificare, ridicolizzare il femminismo e, come stiamo osservando, neutralizzare la presenza delle donne come sesso, accomunando la loro condizione a quella degli oppressi e dei discriminati a vario titolo.Apparentemente nessuno sembra voler avversare o contrastare le conquiste femministe, ma in molti propagandano la pericolosa visione di una violenza indifferenziata e neutra che si sfoga su qualsiasi individuo in posizione di debolezza. Si trascura così, volutamente, l'aspetto essenziale del femminicidio, e cioè che esso sostanzia l’espressione affermativa del potere maschile, sostenuto da poteri e istituzioni.Nella pandemia Covid, si è in particolare evidenziata, tra le altre afferenti all’isolamento domestico, quella forma di violenza che più ha a che fare con la povertà femminile: la violenza economica.Le donne, non per fatalità, ma per l'enfatizzazione della divisione del lavoro domestico, sono diventate più povere, si è accentuata la dipendenza economica dai capifamiglia. Nell'emergenza si è rafforzato il principio della sostituzione del welfare, e perfino della scuola, con il lavoro gratuito di cura prestato in massima parte appunto dalle donne. Questo ha molto a che fare con la violenza maschile contro le donne, come recitano i protocolli internazionali e la Convenzione di Istanbul. La povertà femminile è il terreno del principio ricattatorio per il quale la violenza sarebbe la contropartita del mantenimento.Eppure, le donne non vengono mantenute, anche quando sono private del lavoro o lo perdono: producono una ricchezza che viene loro sottratta sistematicamente. Questo significa per molte la privazione della libertà in assoluto e della libertà di prendersi cura di sé stesse, delle bambine e dei bambini. Per le vittime della violenza maschile è quindi indispensabile la restituzione del reddito prodotto, in termini strettamente economici, per concretizzare il percorso di liberazione dalle violenze familiari.Il reddito di Libertà, che la Regione Sardegna ha adottato da tre anni, è lo strumento che, in questo momento drammatico, deve testimoniare la volontà delle istituzioni, in particolare delle Regioni, di contrastare la violenza maschile e sostenere la libertà femminile.Le donne elette in Campania abbiano l’autorevolezza per l’affermazione di questo traguardo e la forza del sostegno femminista per un provvedimento più che urgente.UDI di Napoli  UDI CATANZARO25 NOVEMBRE 2021 IN ZONA ROSSA MA PRESENTI!Carissime, l’essere zona rossa ci costringe ancora alla distanza, quindi saremo presenti sul web attraverso le nostre pagine, insieme ai tanti eventi delle altre Udi.Abbiamo prodotto e fornito alle scuole che ci hanno contattato un video inedito:L'attrice e regista Cinzia Maccagnano sarà la voce di Giulia da: Sarà trasmesso domani sulla nostra pagina insieme ad altri video tematici sui tanti aspetti che assume la violenza contro le donne; Pubblicheremo e ripubblicheremo anche  quanto ha prodotto l’Udi in questo anno tanto doloroso per la pandemia, ma altrettanto ricco di eventi e comunicazione. Attraverso la potenza del web, siamo riuscite a raggiungerci ed a intensificare la nostra comunicazione.Come sapete l’Udi aderisce alla “Rete 25 novembre e oltre” costituita da associazioni ed istituzioni e da domani l’assessora alle Pari Opportunità ha preso in carico il progetto della Rete per l’istallazione delle Panchine parlanti che dovranno portare nei quartieri l’informazione sui temi della violenza di genere e diffonderanno i Vademecum Come fare se….. .   UDI CATANIAUDI GRADISCA D'ISONZOCarissimevi inoltro il programma che come Circolo UDI di Gradisca d'Isonzo abbiamo elaborato assieme all'Amministrazione Comunale -Assessorato alle Pari Opportunità-e diversi altri partners.    Purtroppo tante cose non siamo riuscite a concretizzare causa Covid o abbiamo realizzato on line.Interessante è stato il progetto #vetrineperilrispetto.      40 esercizi commerciali di Gradisca d'Isonzo hanno risposto all'invito a mettere a disposizione una vetrinache gli artisti di street art Fabio Babic e Massimo Racozzi hanno dipinto avendo come tema il rispetto di genere.Maggiori informazioni si possono trovare sul sito del Comune di Gradisca d' Isonzo: Un caro salutoMariarosa Marcuzzi(v. due allegati)UDI CATANZAROCare tutte, noi dell'UDI di Catanzaro abbiamo realizzato una video narrazione per il 25novembre, nel link qui sotto. Sono estremamente felice del risultato, perchè se vi dicessi in quali tempi è stato realizzato non mi credereste e i mezzi non ne parliamo neppure, quelli sono evidenti. Eppure, eccoci qua! Nel video parliamo di lavoro, ma sappiate che anche quest'anno la prima cosa che abbiamo fatto a mezzanotte è stata accendere una candela per Lea Garofalo, per non dimenticare com'è stata sottratta all'amore di sua figlia nella notte tra il 24 ed il 25 novembre del 2009.Un caro saluto a tutte voi!Dorianahttps://udicatanzaro.wordpress.com/2020/11/25/riusciamolibere-riusciamo-a-lavorare/   

25 novembre 2020 GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE​

Un anno, il 2020, che non dimenticheremo facilmente: donne, uomini, istituzioni, in Italia e nel mondo, impreparati, sorpresi, travolti da un evento grave e sconosciuto. Dolore e perdite si sono sommati ai problemi del passato e del presente, moltiplicandoli, aggiungendo paura e limitazioni Le difficoltà delle donne si sono raddoppiate in tutti i campi: nel lavoro, nella cura dei figli, nella necessità di contrattare spazi e libertà, mentre la pandemia le chiudeva, invece, sempre di più. I Centri, gli Sportelli contro la violenza, le Associazioni femminili fra cui l’UDI in prima linea, hanno denunciato come grave problema il calo iniziale della richiesta di aiuto da parte delle donne a fronte di un tasso di violenza domestica che si immaginava in crescita, come poi i dati hanno confermato quando le campagne di informazione sul 1522 sono ripartite.Poi, di nuovo, quello che in realtà non è mai cessato, ma solo nascosto dalla emergenza sanitaria sempre in prima pagina: abbiamo rivisto stupri, violenze, persecuzioni, femminicidi e figlicidi, perfino sentenze infarcite di maschilismo e sessismo, cronache dei giornali all’anno zero per correttezza di informazione e di linguaggio. Applicare la Convenzione di Istanbul per stare davvero dalla parte delle donneNoi, donna dopo donna, talvolta anche uccise con i figli, le abbiamo contate, in alcuni casi ci siamo anche costituite parte civile nei processi penali, senza mai mollare; abbiamo denunciato l’omertà di certa stampa, le cameratesche cronache dove lui è un brav’uomo, gran lavoratore e se ha ucciso qualche ragione ci sarà. “Diffamazione a mezzo stampa”, potremmo davvero invocare questo reato per le “penne” compiacenti. Ora, in occasione di questo 25 novembre, di nuovo in “emergenza pandemia”, ancora una volta come tante volte nel passato, dobbiamo denunciare che non si sono adeguate abbastanza le nostre leggi e politiche alla Convenzione di Istanbul e quanti danni questo mancato adeguamento ha comportato e comporta. Il supporto ancora insufficiente delle donne, di bambini e bambine nella violenza subita e in quella assistita, nei percorsi che una donna maltrattata compie, quando denuncia, quando cerca una sistemazione per sé e per i figli, quando vuole recuperare o intraprendere un percorso lavorativo, nei contatti con i servizi sociali, infine nelle aule dei tribunali, questo mancato sostegno previsto invece dalla Convenzione di Istanbul, si traduce in una enorme difficoltà per le donne di uscire dalla violenza, e in una estrema facilità per gli uomini violenti di sottrarsi alle loro responsabilità. Perché viene usata così poco la norma che prevede l’allontanamento dei familiari violenti come invece la legge del 2001 già prevede. Se mancano i fondamentali della sicurezza e del supporto, che senso può avere invitare le donne a denunciare?      È in questa ottica che, dopo la ratifica da parte dell’ Europa della Convenzione OIL 190/2019 (con il voto favorevole dell’Italia), Convenzione ora in discussione anche nel Parlamento italiano, Contro la violenza e le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, abbiamo raccolto firme, in piena pandemia, a sostegno di una Petizione affinché le raccomandazioni della Convenzione si concretizzino, in Italia, in due azioni fondamentali: 1)- inserimento delle molestie sessuali sul lavoro nel decreto 81, Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e 2)- inserimento nella formazione anti-infortunio, obbligatoria, di una formazione su come riconoscere, prevenire e contrastare le molestie nei luoghi di lavoro. Assimilando dunque, di fatto, le molestie a infortuni sul lavoro. Prima le donneQuesto 25 Novembre, solo apparentemente silenziato dalla pandemia, in realtà è denso di dibattiti ed iniziative, seppure on line, e le donne, le associazioni di nuovo, come in Marzo, come per tutto l’anno, tutti gli anni, indicano nella violenza dilagante contro le donne un’altra grande emergenza dimenticata, dove di fondamentale importanza risulta anche una discussione su come si spendono le risorse destinate alle donne e come si riscrive il Piano nazionale contro la violenza maschile contro le donne, arrivato ora a scadenza. Fra i tanti temi su cui chiedere attenzione ne segnaliamo uno perché ci sembra ben rappresentare il continuo rischio di uno strapotere maschile, anche quando si presenti con un volto accattivante e amichevole. Ci interroghiamo, infatti, con franchezza, sul perché’ il finanziamento agli sportelli/centri per uomini maltrattanti venga annoverato nella sfera della prevenzione, visto che, nel migliore dei casi, si tratta di tentativi di recupero di soggetti che hanno già compiuto condotte violente.      Da tempo diciamo che la violenza contro le donne è soprattutto una questione maschile. Sono, infatti, uomini, di tutte le condizioni sociali e di tutte le età, quelli che commettono violenza contro le donne e sono stati uomini quelli che nel passato l’hanno perfino legittimata, attraverso leggi, pensiamo al delitto d’onore, al matrimonio riparatore e allo ius corrigendi, sostenuto da una giurisprudenza favorevole. Anche sugli uomini ha, infatti, agito il patriarcato, trasmettendo una modalità del rapporto tra i sessi fondata sul dominio maschile e la subordinazione femminile, condizionando di conseguenza la loro mentalità e i loro comportamenti, essendo anche immersi in una complicità sociale che glielo consente e lo incentiva.      La relazione asimmetrica tra i sessi non ha, dunque, nulla di naturale ma è un prodotto culturale. Occorre quindi che gli uomini invece di rimuovere, quando va bene, il problema e quando va male minimizzarlo, o ignorarlo come marginale, al massimo prendendo le distanze dagli autori dei crimini, visti come mostri incapaci di controllare le proprie pulsioni, guardino invece dentro di sé, si interroghino, prendano coscienza e mettano in discussione il modello di virilità ereditato dal passato. Solo attraverso una rivoluzione culturale e simbolica è, infatti, possibile prevenire seriamente ed in modo duraturo la violenza contro le donne. Questa trasformazione culturale deve investire tutto il percorso della formazione, dalla scuola dell’infanzia, all’università e anche oltre, decostruendo la cultura sessista che è sotto gli occhi di tutti nei media, nel lavoro, nelle famiglie, nella società intera. Per quanto riguarda il fondamentale percorso formativo costituito dalla scuola si tratta di rivedere l’impianto patriarcale dell’istituzione scolastica, di analizzare criticamente la cultura androcentrica che ancora oggi viene trasmessa come fosse neutra e universale, di introdurre lo studio delle tante figure femminili ignorate, cancellate dalla cultura ufficiale, di formare adeguatamente le/i docenti e, più in generale, costruire le condizioni per un’analisi critica di come la violenza maschile sulle donne sia considerato un dato naturale e fisiologico nella storia dell’umanità anche nell’università .Questa per noi è prevenzione della violenza maschile. Alle donne le risorse per le donne Parliamo allora dei CAM (Centri ascolto uomini maltrattanti) e di altri sportelli pubblici o privati che stanno moltiplicandosi. Difficile vederli, come invece spesso vengono presentati come strutture volte alla prevenzione della violenza contro le donne. Si tratta infatti, per la stragrande maggioranza, di servizi per uomini che hanno già commesso abusi più o meno gravi, rivolgendosi ai quali, come prevede anche il Codice rosso, i “maltrattanti” hanno diritto ad una sospensione condizionale della pena, e comunque a qualche forma di attenuante. Si vogliono scongiurare recidive? Ma quante volte invece abbiamo visto il contrario e cioè che sconti, attenuanti, benefit vari siano utilizzati per ritornare a colpire, a tormentare, talvolta ad uccidere. Sicuramente questi uomini, costituendo un pericolo per le donne innanzi tutto, per sé stessi e per la collettività tutta, vanno “seguiti” là dove manifestino la volontà di uscire dalla violenza che esercitano, ma non vorremmo che si arrivasse al paradosso di un sostegno che si ritorca ancora una volta contro le donne. Anche alla luce di questa nuova realtà, le risorse del Piano nazionale contro la violenza sulle donne vanno aumentate, e soprattutto vanno definiti in modo preciso gli obiettivi dei finanziamenti agli sportelli/centri per uomini maltrattanti, e verificata altresì l’efficacia dei percorsi di recupero. Si applichi appieno la Convenzione di Istanbul soprattutto sulla prevenzione, si impegni il massimo delle risorse, con strumenti efficaci, direttamente per le donne maltrattate, si crei una cultura giuridica equa nei confronti delle donne, si vieti alla PAS di entrare nei tribunali, si dia certezza della pena e anche gli uomini violenti capiranno che non avranno attenuanti per le loro responsabilità.  Roma 25 novembre 2020      

Il Comune di Lucca approva le linee guida per un uso non sessista della lingua nell'amministrazione​

Si allega il PDF della Deliberazione della Giunta Comunale. Consulta il PDF.     

Risultati del sondaggio UDI sullo smart-working

Il recente periodo di confinamento legato all’emergenza sanitaria ci ha costrette tutte in una situazione che non conoscevamo modificando abitudini, qualità dei rapporti umani, procurando in molti casi situazioni complesse e difficili da gestire. Alcune donne hanno perso il lavoro, altre sono state messe in cassa integrazione, per altre si è aperta in maniera improvvisa ed inedita una nuova modalità di lavoro chiamato smart-working o lavoro agile, che si svolge tra le mura di casa. Tutt'oggi, molte lavoratrici continuano a lavorare da casa. Tale modalità lavorativa ha indubbiamente avuto molte ripercussioni  sull'organizzazione del lavoro, ma contemporaneamente ha avuto forti ripercussioni sull'organizzazione familiare e sui rapporti interpersonali, con ricadute a volte anche pesanti  in termini emotivi. Pensiamo che questa modalità di lavoro potrebbe continuare ancora per molto.Abbiamo quindi pensato di cercare di capire, dalle stesse donne coinvolte, come questo modo di lavorare è stato vissuto e se e come ha modificato la loro vita lavorativa e familiare. Alleghiamo quindi i risultati del nostro sondaggio e le conclusioni che ne abbiamo tratto. VAI AL PDF​

Centenario di Gianni Rodari - un ricordo di Luciana Romoli

Oggi 30 ottobre abbiamo rinviato a data da destinarsi, causa Covid, la presentazione del libro di Alfredo Pasquali "Chi ha ucciso Cipollino" con IL CRAP, con cui lavoriamo da anni, e il Coordinamento genitori democratici CGD. In occasione del centenario di Gianni Rodari vogliamo comunque ricordare  la sua genialità di scrittore e il rapporto significativo con l’UDI e con Noi donne, organo dell’UDI. Vogliamo pubblicare il ricordo della nostra Luciana Romoli, sua storica collaboratrice, e presenteremo anche molte schede e materiali del Pioniere salvati e ordinati dal Crap che ha fatto uno straordinario lavoro sul Gianni Rodari e il recupero del Pioniere e di tutte le pubblicazioni collegate.  GIANNI RODARI – un ricordo di Luciana Romoli Il 23 ottobre 1920 Gianni Rodari nasce ad Omegna in provincia di Novara.Nel 1930 muore il padre Giuseppe e lui dirà: “L'ultima immagine che conservo di mio padre è quella di un uomo che tentava di scaldarsi la schiena contro il forno, è fradicio, è uscito di casa sotto un forte temporale per salvare un gattino rimasto sotto una pozzanghera. Morirà dopo sette giorni di broncopolmonite”.  Rodari a 9 anni rimane orfano e si trasferisce con la madre e i suoi due fratelli a Gallarate. La famiglia aveva un piccolo capitale ricavato dalla vendita del fondo paterno. Traslocarono dalle Prealpi piemontesi a quelle lombarde, da una sponda all'altra del lago Maggiore.Il primo incontro con il resto della famiglia avvenne alla stazione di Gallarate dove la nonna e la zia, una donna semplice, religiosa, domestica del capostazione, hanno accolto la famigliola con grande affetto.L'infanzia di Rodari fu all'insegna della gioiosa serenità tipica della civiltà contadina, la lingua madre era il dialetto.Il ragazzo era affascinato dall'atmosfera della vita animata che vi si svolgeva, la stazione con i treni che arrivavano e ripartivano divenne un luogo di fantasia ed una costante della sua attività creativa.Tra le carte inedite di Rodari troviamo i ricordi di quegli anni felici.La madre lo iscrive a un seminario cattolico, ma quasi subito Rodari lo lascia per fare le magistrali. E' un ragazzo attentissimo e sveglio. Si scrive al Università cattolica a Milano per studiare lingue ma non si laurea, preferisce insegnare nelle scuole di provincia.La guerra lascia dei brutti segni, perde gli amici più cari, il fratello Cesare finisce in un Lager tedesco e lui nel 1944 partecipa alla Resistenza nella Val d'Ossola.Rodari dopo aver maturato le sue scelte da cattolico militante passa al marxismo e si scrive al PCI. Dopo la guerra si avvia alla carriera giornalistica prima per un breve periodo al giornale “Ordine Nuovo”, poi all'Unità come capo cronista, inviato speciale, capo delle pagine culturali. Scrive soprattutto per i bambini e scrive in una rubrica domenicale festiva per adulti, ma era talmente accattivante, divertente piena di umorismo che alla fine Silvana Gambetti, capo redattore, decise di aprire una rubrica festiva soltanto per i bambini. E Rodari che scrive su sollecitazione della concretezza della quotidianità e una delle sue filastrocche che compone per esaudire il desiderio di un suo collega e pubblica sull'Unità è la “Filastrocca per Susanna”.Questa nascita di filastrocche e di piccole poesie partono anche da richieste dirette di bambini che gli scrivono dicendo “il mio papà fa il tranviere scrivimi una filastrocca”, un altro “vivo in uno scantinato fammi una filastrocca”. Quando nel 1980 morirà i suoi biografi, tra questi Marcello Argilli, riuniranno e pubblicheranno molti testi riunificando quelli pubblicati sul “Pioniere” e sul “Corriere dei Piccoli” documentando una produzione amplissima.Nel 1948 fonda l'Associazione, sorta nell'ambito del PCI, dei Pionieri d'Italia presieduta fino alla fine da Pagliarini a cui segue il giornalino Il Pioniere dove egli scrive per bambini dagli 8 ai 12 anni parlando di  fantasia e pedagogia anche  a maestri e ai genitori.Dina Rinaldi che è stata condirettrice del Pioniere ( già grande Direttrice di Noi donne), negli anni 50-60 sprona Rodari a raccogliere tutte le filastrocche e le poesie. Rodari fece una grande fatica perché in realtà lui non pensava ad una pubblicazione ma questo darà origine ad un libro   che ebbe molto successo e nel giro di due anni, tra Roma e Firenze  ebbe tre edizioni. Gianni Rodari nel 1951 fu scomunicato perché "ex seminarista cristiano, diventato diabolico", con Decreto della Congregazione del  Sant'Uffizio  lo giudica  "eretico" non solo per essere iscritto al Pci  ma anche per  il suo "Manuale del Pioniere" pubblicato nel 1951. In tutta l'Italia ci fu la protesta dell' Associazione Pionieri d'Italia  che si rivolse anche a Togliatti, non ci dette nessun aiuto.  Gianni Rodari è' stato il primo autore italiano ad aver ricevuto il premio Andersen riconosciuto come grande autore per l’infanzia con una produzione letteraria ampia, conta un corpus di una settantina di opere fra filastrocche, poesie, racconti, romanzi e testi teatrali originali che hanno subito anche scorpori, modificazioni, curatele ed edizioni scolastiche.Ma Gianni Rodari quando cominciò a scrivere per i bambini? Rodari stesso nel libro “Grammatica della Fantasia - introduzione all'arte di inventare storie” racconta sulla costruzione del pensiero 'fantastico'. …..“una parola, gettata nella mente a caso produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e suoni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”In questo volume teorico-pratico egli offre degli esempi, delle possibilità di costruire delle storie e ei racconti utilizzando particolari espedienti narrativi. All'inizio del volume scrive “Nell'inverno 1937-1938 io feci il precettore, in seguito alla raccomandazione di una maestra moglie di un vigile urbano venni assunto per insegnare come precettore di italiano ai bambini in una casa di ebrei tedeschi, che credettero di aver trovato in Italia un rifugio contro le persecuzioni razziali. Vivevo con loro in una fattoria sulle colline presso il lago Maggiore, con i bambini lavoravo dalle sette alle dieci del mattino, il resto della giornata la passavo nei boschi a camminare e a leggere Dostoevskij. Finchè durò fu un bel periodo. Imparai un pò di tedesco e mi buttai sui libri di quella lingua con  passione ..”.Poi la famiglia ebrea fu costretta a fuggire e sospesa l'attività di precettore Rodari comincia a fare l'insegnante elementare. Dice di se stesso “dovevo essere un pessimo maestro, mal preparato nel mio lavoro, avevo in mente di tutto, fuorché la scuola, dalla linguistica europea al  marxismo. Forse però non sono stato un maestro noioso, raccontavo ai bambini un po’ per simpatia, un po’ per la voglia di giocare, storie senza il minimo riferimento alla realtà né ad un senso inventivo.....”. Nel libro Grammatica della Fantasia i riferimenti sono molteplici quando si parla del fantastico, della possibilità di utilizzare due parole che non hanno niente in comune, per esempio cane e armadio. Su queste parole lui e i bambini costruivano dei racconti che non avevano apparentemente nessun senso ma che poi riuscivano a trovarne uno.Rodari propone un uso del linguaggio in cui grazie al prefisso arbitrario il temperino fa crescere la punta alle matite, sull'attaccapanni ci sono già tutti i cappotti e la gente quando ha freddo, va li, si stacca il cappotto e se lo mette.Rodari dice di aver letto, anni dopo, quello che ha scritto Marx Ernest per spiegare il suo concetto di “spaesamento sistematico”. Egli si serviva proprio dell'immagine di un armadio, quello dipinto da De Chirico, nel bel mezzo di un paesaggio classico, tra ulivi e templi greci. Così “spaesato”, precipitato in un contesto inedito, l'armadio diventa un oggetto misterioso. Forse era pieno di vestiti o forse no: ma certamente era pieno di fascino.Riprendiamo pure, a questo punto le parole cane e armadio. Il procedimento più semplice per creare tra loro un rapporto è quello di collegarle con una preposizione articolata. Otteniamo così delle figure: Il cane con l'armadio,l'armadio del cane, Il cane sull'armadio, Il cane nell'armadio ecceteraSecondo Rodari ognuna di queste figure ci offre lo schema di una situazione fantastica.Si tratta di una tecnica che i bambini riescono benissimo ad applicare, con non poco divertimento, come lui stesso ha avuto modo di constatare in tante scuole d' Italia. perché lui era convinto “nelle nostre scuole si ride troppo poco. L'idea che l'educazione della mente debba essere una cosa tetra è la più difficile da combattere. Basta ricordare Giacomo Leopardi che scriveva - la più bella e fortunata età dell'uomo è la fanciullezza -” da Marcello Argilli a cura degli Editori Riuniti. La proposta di Rodari è anche in una prospettiva di risoluzione dei problemi che sente profondamente: il problema della povertà, della malattia, della morte e il problema di un'infanzia spesso vessata. Molti esempi di questa sua sensibilità si trovano nella raccolta degli scritti sul “Pioniere”,Nel libro “I Piccoli Vagabondi” Rodari parla della vita di tre bambini venduti a chi li sfruttava per chiedere l'elemosina. Qui abbiamo un atmosfera di degenerazione che rimanda ai classici della letteratura per l'infanzia, per esempio il libro “Cuore” di De Amicis. Ma in altri scritti parla delle cose belle dei bambini poveri, affamati come quelli che vengono ospitati a Modena nel dopoguerra quando le famiglie emiliane hanno accolto bambini/ e venuti da Roma e dal sud che avevano particolarmente patito la guerra. Rodari racconta la bellezza dei bambini che non avevano mai preso il treno, il loro incanto nel vedere e incontrare un mondo che non immaginavano. Il mio primo ricordo di Rodari è del 1948 quando ho lavorato nell'Associazione Pionieri d'Italia a Roma in Via Piemonte 40  con lui, Dina Rinaldi, Carlo Pagliarini ed altri. Ero addetta alla spedizione delle copie del “Pioniere” in tutta l'Italia. Rodari mi chiamava continuamente voleva stessi con lui, diceva “mi sei utile, mi aiuti nel mio lavoro di scrittore”. Protestavo come potevo essergli utile se a 8 anni in terza elementare ero stata espulsa da tutte le scuole del Regno e solo a 16 anni avevo preso la licenza elementare. Non sapevo come potevo essergli utile! Rispondeva: “proprio perché sei fresca delle elementari che ti ritengo mia collaboratrice”. Io rispondevo che non avevo sei anni ma 18.Lo seguivo nelle città dove si aprivano le sedi dell'API. In treno facevamo lunghe discussioni, era paziente, sereno, comprensivo, io sempre polemica, in contrasto con le sue argomentazioni, quando non comprendevo cosa stava scrivendo ridevo, ridevo come una pazza, per esempio quando scrisse due parole, cane e armadio, per me non avevano senso, lui mi spiegava che era un “binomio fantastico”, una scoperta, un'invenzione, uno stimolo eccitante per scrivere racconti, poesie e testi teatrali. Una volta per 12 giorni sono stata assente dal lavoro. La Costituzione era stata già promulgata, l'articolo 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione......” ma io fui arrestata per aver scritto sul muro al Muro torto a Roma – Vogliamo pace lavoro e libertà -. I compagni mi avvisarono con un fischio dell'arrivo della polizia, ma io mi trattenni fino all' ultimo perché ci tenevo a mettere l'accento sulla A.  E così mi arrestarono. Mi dovetti fare 12 giorni in custodia alle suore Mantellate.Telefonai a mia madre dicendo che partivo per Napoli per una campagna elettorale. Quando mia madre riferì la notizia a Rodari, lui intuì la bugia e, al mio ritorno, mi chieste di spiegargli cosa fosse veramente accaduto. Gli raccontai tutto e nacque la filastrocca “l'accento sull' A”. O FATTORINO IN BICICLETTA DOVE CORRI CON TANTA FRETTA? CORRO A PORTARE UN LETTERA ESPRESSOARRIVATA PROPRIO ADESSO O FATTORINO, CORRI DRITTONELL'ESPRESSO COSA C'E' SCRITTO? C'E' SCRITTO MAMMA NON STARE IN PENASE NON RITORNO PER LA CENA. IN PRIGIONE MI HANNO MESSOPERCHE' SUI MURI HO SCRITTO COL GESSOCON UN PEZZETTO DI GESSO IN MANO QUEL CHE SCRIVEVO ERA BUON ITALIANOHO SCRITTO SUI MURI DELLA CITTA' “VOGLIAMO PACE E LIBERTA'”MA DI UNA COSA MI RAMMENTO, CHE SULL'A NON HO MESSO L'ACCENTO.PERCIO' TI PREGO PER FAVORE VAI A CORREGGERE QUELL'ERRORE E UN'ALTRA VOLTA MAMMINA MIA, STUDIERO' MEGLIO L'ORTOGRAFIA    Rodari è stato il mio maestro, ho imparato tanto da lui: soprattutto ad ascoltare le persone che mi parlano, a riflettere sulle cose che mi dicono, prima di dare la risposta attesa.       

L'UDI si costituisce parte civile a fianco di Marilù Mastrogiovanni

La giornalista Marilù Mastrogiovanni da anni è costretta a svolgere la sua professione difendendosi da minacce di morte, stalking giudiziario, intimidazioni che l'hanno persino costretta a cambiare città, il tutto a causa del carattere scomodo delle sue inchieste.Domani si svolgerà l'ennesimo processo in cui Marilù sarà costretta a difendersi per aver svolto il suo lavoro, ma domani l'UDI sarà al suo fianco.Ci costituiremo infatti parte civile al fianco di Marilù poiché, oltre alle intimidazioni, insulti e minacce per le sue inchieste, Marilù ha subito intimidazioni, insulti e minacce per il suo essere donna.Il nostro quotidiano agire politico da oltre 75 anni è finalizzato alla tutela della dignità e l'autodeterminazione della donna, che si esplica anche attraverso la lotta contro gli stereotipi e il sessismo come in questo caso.Come abbiamo già fatto per le offese subite dall'On. Laura Boldrini, anche questa volta dunque porteremo in giudizio il nostro interesse costituendoci parte civile, assistite dalla nostra avv. Maria Pia Vigilante, al fianco di Marilù Mastrogiovanni, per difendere la sua dignità di giornalista e di donna.In un contesto intimidatorio dove una giornalista viene minacciata per il proprio lavoro è fondamentale esserci e gridare l'ingiustizia, e noi ci saremo.     

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