SOCIAL FEED

PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

Mimosa in fuga

Racconto di Serena Ballista Illustrazioni di Paola Formica Con un'intervista di Vittoria Tola a Marisa Rodano  «Chi sei?» la sorprese una bambina. «Io? Oh, io sono un simbolo» colse l’occasione Mimì. «E che cos’è un simbolo?» domandò ancora la bambina. «Be’, un simbolo sono io» disse la mimosa fiera di essere sé stessa.  L’albo illustrato Mimosa in fuga nasce da un incontro tutto al femminile: Serena Ballista, scrittrice e attivista nell’associazionismo femminile, Paola Formica, affermata illustratrice con all'attivo importanti collaborazioni in ambito sociale, e Patrizia Zerbi, editrice e direttrice editoriale della casa editrice indipendente e specializzata in editoria per ragazze e ragazzi Carthusia Edizioni.  L’idea condivisa era quella di raccontare, attraverso una storia illustrata, il valore della Giornata internazionale della donna e la vera storia del simbolo italiano che la rappresenta, la mimosa. Accolta con entusiasmo la sfida in casa editrice, è stata coinvolta UDI (Unione Donne in Italia) per il ruolo fondamentale dell’Associazione nella lotta per i diritti delle donne e perché fu proprio Marisa Rodano, giovane attivista dell'UDI, a proporre per la prima volta questo fiore nel 1946 collegandolo all'8 marzo.“Da più di trent'anni in Carthusia parliamo a bambine e bambini di argomenti delicati e difficili e crediamo profondamente nell’importanza di affrontare le tematiche di genere” racconta Patrizia Zerbi. “Così, alla proposta di Serena e Paola abbiamo immediatamente colto il valore del progetto. Il risultato è un albo originale, dedicato alle donne e alle bambine, per ricostruire con leggerezza una memoria storica preziosa ma soprattutto per ricordare loro l'importanza di credere in sé stesse, lottare per i propri diritti e sentirsi libere, ovunque e sempre.” Mimosa in fuga è la storia di Mimì, un piccolo rametto di mimosa che un 8 marzo, stufa di essere solo un regalo, scappa dalla cesta per riappropriarsi della propria libertà e ritrovare i valori che rappresenta in quanto simbolo italiano della Giornata Internazionale della donna da ben 75 anni. Nel suo viaggio alla scoperta sé stessa incontrerà Mia, una bambina che la aiuterà a ritrovare pezzi di sé; a sua volta, Mia imparerà, grazie all’esempio di Mimì e di grandi donne del passato e del presente, quanto sia importante conoscere il proprio valore, non accontentarsi e lottare sempre per realizzarsi. “Questa storia ha nascosti tra le sue pieghe così tanti tesori da essere, ogni volta che la si legge, una scoperta” racconta Serena Ballista, autrice del racconto. “So di per certo che le bambine e i bambini che vi si addentreranno, ne usciranno infinitamente più ricchi, e gli adulti con loro, se non smetteranno di cercare.”Le immagini traducono con delicatezza e leggerezza questa storia illustrata con grande sensibilità da Paola Formica: “Con la piccola Mimì sono 'rotolata' fuori dal cesto, respirando boccate d’aria fresca e di libertà, fuggendo da stereotipi e luoghi comuni. Insieme abbiamo percorso, per ricordare e tramandare, la lunga strada spianata prima di noi da altre donne ardentemente determinate e coraggiose.” È in effetti lunga la strada percorsa verso la parità di genere, e il 2021 ce lo ricorda con un calendario ricco di anniversari:• 110 anni dall'istituzione della Giornata Internazionale della donna;• 100 anni da quando per la Giornata internazionale della donna è stato scelto a livello internazionale l’8 marzo• 75 anni da quell'8 marzo del 1946, quando Marisa Rodano pensò di accompagnare con un rametto di Mimosa il materiale informativo per le donne chiamate per la prima volta al voto, e divenuto poi un simbolo;• 75 anni dalla prima volta che le donne italiane hanno potuto esercitare il loro diritto al voto;• 100 anni dalla nascita di Marisa Rodano, la cui testimonianza è presente nelle pagine finali del libro grazie all'intervista di Vittoria Tola, segreteria nazionale dell’UDI, che racconta: “La storia umana raccontata solo a misura di uomini non permette di conoscere la storia delle donne fondamentale per sviluppare una visione critica che, contro pregiudizi e stereotipi, è necessaria per costruire un futuro migliore. Storia anche più interessante e curiosa, come il simbolo della Mimosa dimostra.” Alla fine del volume si trovano alcune pagine di attività che, attraverso il disegno e la scrittura, sono volte a stimolare la curiosità e la fantasia di lettrici e lettori. Mimosa in fuga sarà disponibile in edizione cartonata nelle librerie e negli store online dal 18 febbraio su tutto il territorio nazionale. ANNC-COOP (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori – COOP), che ha creduto fortemente nel progetto condividendone intenti e finalità, ha chiesto a Carthusia di realizzare una tiratura speciale in brossura in circa 17.000 copie da distribuire gratuitamente nei loro canali a donne e bambine in occasione dell’8 marzo. “La mimosa è un fiore bellissimo e un simbolo potente, quello della lotta per la libertà e l’uguaglianza dei generi – racconta Marco Pedroni, Presidente ANNC-COOP. “È un fiore che fa parte della nostra cultura, perché la cooperazione nasce per sostenere e liberare chi è oppresso e svantaggiato. Siamo molto contenti di contribuire alla diffusione di questo libro e di rendere omaggio a Marisa Rodano e con lei alle tantissime donne che hanno combattuto e combattono per i loro diritti, ma anche per i diritti di tutti noi. Coop ci sarà sempre per questa battaglia delle bambine e dei bambini del mondo”. Mimosa in fuga è il quinto titolo della collana “INDISPENSABILI” di Carthusia Edizioni, albi illustrati diversi tra loro ma uniti dalla capacità di coinvolgere lettori grandi e piccoli con contenuti profondi e stimolanti e una cura particolare per il linguaggio illustrativo.    ​

Comunicato detenute/i NOTAV

Denunciamo le dure condanne e le dure condizioni detentive che sono state applicate a Dana Lauriola, Nicoletta Dosio, Fabiola De Costanzo, Stella Gentile e tante altre donne e uomini del movimento NOTAV della Val di Susa per avere bloccato pacificamente nel 2012 un casello autostradale per circa 15 minuti, permettendo che le auto passassero senza pagare il pedaggio.Per Dana, incensurata, sono state rifiutate perfino le misure alternative, pur essendocene in astratto le condizioni.  La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata definita dall'Associazione Nazionale Giuristi Democratici "inaccettabile e inspiegabile". Sulla base delle motivazioni del provvedimento, l'Associazione dichiara che "ciò che fa ritenere Dana pericolosa socialmente, al punto di doverla costringere a scontare in carcere la pena, pur essendo incensurata prima di questa condanna, è il fatto di non aver abdicato ai suoi ideali e di aver scelto come luogo di residenza proprio quella Valle ritenuta in sé pericolosa per il movimento che ospita ormai da 30 anni". Oltre alle condanne particolarmente aspre, Dana e le altre detenute hanno denunciato: gravi carenze strutturali e igieniche all’interno della casa circondariale; assenso totale di un percorso di sostegno alle donne vittima di violenza; dotazione a tutte le detenute in ingresso e già presenti in carcere di un regolamento penitenziario; miglioramento del vitto quotidiano; rimozione delle griglie strette oltre le sbarre delle finestre; acqua calda in cella.  Allo stesso modo, clamoroso ed eclatante è il caso di Maria Edgarda "Eddi" Marcucci, l’italiana attivista NOTAV che ha anche combattuto in Siria contro i jihadisti, e per la quale fino al marzo 2022 è stata confermata la sorveglianza speciale: non potrà partecipare a riunioni pubbliche, rientrare a casa dopo le 21, uscirne prima delle 7 (indipendentemente dalle misure anti Covid), avvicinarsi a locali pubblici dopo le 18 ed altro ancora. Anche lei, incensurata, è stata destinataria di un provvedimento particolarmente aspro in quanto ritenuta soggetto pericoloso, nonostante le azioni di protesta compiute in Italia siano state del tutto pacifiche.  Da mesi, ogni giovedì, si riunisce il gruppo "mamme in piazza per la libertà di dissenso"  di fronte al carcere Le vallette di Torino per protestare nei confronti delle condanne “esemplari” subite dalle loro figlie e figli, condanne che appaiono quasi un monito per chiunque voglia manifestare liberamente il proprio dissenso. Noi donne dell’UDI, che abbiamo lottato e lottiamo ancora per affermare e preservare la dignità e la libertà delle donne, esprimiamo la nostra vicinanza e piena solidarietà alle Mamme in piazza per la libertà del dissenso, e ci mobiliteremo per iniziative che possano informare l'opinione pubblica su quanto avvenuto e sollecitare l'attenzione degli organi competenti per ripristinare una giustizia giusta.   

Non c’è più tempo. Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite.Noi siamo la cura.​

Alleghiamo il documento prodotto dalle donne dell’Assemblea della Magnolia che si incontrano dal mese di luglio su iniziativa della Casa Internazionale delle Donne di Roma. LEGGI IL PDF

75 anni dal diritto di voto

Il 1 febbraio del '45 le donne italiane conquistano il diritto di voto, ma non ancora quello di essere votate. Sarà solo il 10 marzo del ‘46 che le donne italiane possono entrare finalmente nelle cabine elettorali e partecipare con il loro voto e le loro candidature alle scelte politiche del Paese. Finalmente è suffragio universale!Si conclude così una battaglia lunga quasi un secolo.L’UDI, protagonista nel nuovo scenario italiano, già nel 1944 ne fa il suo primo impegno politico.Le italiane vivono l’evento in modo straordinario esercitando un diritto ormai acquisito da molte donne in gran parte del mondo.Il loro riconoscimento di cittadinanza avviene in un paese che dopo la lunga oppressione del fascismo e della guerra, finalmente torna a libere elezioni.Con il voto le prime donne entrano nei consigli comunali e nelle aule parlamentari iniziando una lunga, lenta ma inarrestabile stagione di conquiste, di leggi e di riforme che cambieranno la vita di tutte e tutti. Il voto amministrativo del 10 marzo precede il voto del 2 giugno nel Referendum Repubblica-Monarchia e quello per l’Assemblea Costituente in cui le elette saranno 21.Il cammino è reso possibile anche dall’azione determinata di un movimento di donne in cui l’UDI è soggetto attivo.La data del diritto di voto è ricordata oggi in tante forme e modi dalle donne e dalle Istituzioni.  Altre informazioni:Archivio digitale UDI sul diritto di votoSenza RossettoElette ed Eletti     

Interruzione volontaria di gravidanza: una guerra globale anche in Italia

La guerra contro la legge 194, da quarant’anni a questa parte, richiede parole spesso uguali su scenari che cambiano e quasi sempre in peggio.La questione dell’aborto, ormai vera cartina di tornasole per stabilire lo stato di cittadinanza femminile in un mondo maschile e patriarcale, non è mai vinta del tutto o per sempre, non solo in Italia. Le donne polacche che riempiono le strade per difendere un loro diritto, sono lì a dimostrare che quello dell’aborto è un tassello fondamentale della democrazia.Le ultime vicende sulla RU486 legate alla regione Umbria, le illuminanti parole del capogruppo FDI nel Consiglio regionale delle Marche (che ha respinto l’adeguamento alle nuove linee guida del Ministro della Salute), dopo una interrogazione sul rispetto delle leggi dello stato da parte di unaconsigliera Pd, parole che negano la legittimità della legge e delle linee guida del Ministro, imputando alle donne che scelgono l’IVG la denatalità del paese, compreso il paventato scivolamento verso la “sostituzione etnica” (chiaro riferimento, anche se non esplicitato, al “Movimento di ultra destra per il ritorno all’ordine naturale delle cose”, finanziato da miliardari e fondamentalisti reazionari), queste vicende e queste parole, dunque, chiariscono bene quanto lo scenario si sia allargato.È globale, (anche se si manifesta in un Consiglio Regionale), e al contempo, è piccolo e crudele, rivelando la forma mentis primitiva e retrograda dell’uomo irrispettoso di donne e leggi dello stato che però sta lì, in un posto istituzionale a fare leggi anche per noi.Ma tutto è cominciato prima, non solo in questi difficili tempi di Covid, prima con la globalizzazione che devono pagare le donne, con Pillon & co., con lo scenario ampio suprematista, maschio contro femmina, bianco contro nero, ricco contro povero, migrante contro nativo. Messo poi, provocatoriamente, nei mesi scorsi, su manifesti terroristici e inguardabili, dove la RU486 è paragonata ad un veleno che uccide, manifesti comparsi soprattutto in determinate Regioni, spesso subito tolti per le nostre proteste.Mentre l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha risposto alla nostra richiesta che fosse lei a denunciare il reato di tacciare come veleno un farmaco da lei autorizzato.La Regione Umbria, dopo aver riproposto, questa primavera, in piena pandemia, il ricovero ospedaliero per la RU486, fatta marcia indietro dopo la protesta delle donne, ora non si adegua alle nuove linee Guida del ministero che ribadiscono il day hospital o i consultori là dove adeguatamente predisposti. Dunque la RU486 rimane in regime di ricovero ospedaliero e il termine per l’interruzione non si sposta alla nona settimana.L’apoteosi pro life del capogruppo FDI del Consiglio Regionale delle Marche, con l’accusa all’interruzione di gravidanza di causare denatalità e sostituzione etnica, dimentica i dati della disoccupazione giovanile e femminile e soprattutto quanti giovani ogni anno emigrano dal nostro paese che non ha lavoro né uno stato sociale degno di questo nome.Ora, di fronte al meritorio testo della Regione Lazio che, sempre sulla somministrazione della RU486 decide invece di adeguarsi alle Nuove Linee Guida ministeriali (ma non riusciamo a capire come ciò potrà avvenire, nella situazione attuale), ripetiamo le nostre parole in difesa della autodeterminazione delle donne, nel rispetto della legge e della sua applicazione che per la RU486 è validata da decenni nel mondo.La RU486 non cambia nulla della legge 194, è solo una metodica, per molti aspetti meno invasiva di altre, meno costosa, e come tale va considerata. In quanto metodica risente dell’evolversi della pratica medica. La sua somministrazione, rimane sotto controllo medico, ma, può avvenire in strutture adeguate, magari anche ambulatoriali. Tutte le obiezioni alla somministrazione in regime di non ricovero fanno ribrezzo, in un momento in cui si curano a casa i malati di Covid e addirittura i malati terminali. L’obiettivo è solo aumentare la sofferenza delle donne.La legge non prevede “dissuasione” della donna che chiede di abortire, prevede solo “prevenzione dell’aborto” rimuovendo cause rimuovibili e con il consenso della donna; la prima forma di prevenzione è evitare gravidanze indesiderate che avvengono anche grazie alla irresponsabilità della sessualità maschile.Dunque no ai movimenti pro vita nei consultori e nelle cliniche. Dunque contraccezione gratuita, cultura contraccettiva, coinvolgimento in essa anche degli uomini. Potenziamento dei consultori e di una cultura paritaria, non sessista.La legge non prevede obiezioni di struttura, ma solo individuali. Ogni struttura convenzionata è tenuta ad applicarla, dunque deve prevedere un tetto alle obiezioni del personale medico interno.Il calo delle nascite non è legato agli aborti che sono anch’essi in calo, ma alle difficili condizioni di vita e di lavoro delle donne e degli uomini di questo paese, alla mancanza di veri sostegni alla scelta di procreare. Le nascite sono infatti aumentate, in Europa, solo in quei paesi che hanno investito in seri provvedimenti legislativi in merito, riconoscendo il valore sociale della maternità e paternità.Seri significa che non hanno proposto alle donne di stare a casa e di lasciare il posto agli uomini, come invece fanno i globalizzati, suprematisti, maschilisti, misogini e razzisti di casa nostra.Per concludere: quando arretrano le donne arretra tutto il paese; senza le donne non c’è vera democrazia e libertà. I nostri diritti non si toccano e non si barattano per equilibri politici passati presenti o futuri. L’UDI è e sarà sempre a fianco delle donne che instancabilmente fanno argine contro ogni arretramento culturale e sociale.Non illudetevi: non potete farci fuori perché noi siamo il vaccino anche per i vostri misfatti.  ​

Umbria: per le destre un laboratorio contro la libertà delle donne

Prosegue l'iter per l'approvazione della proposta di legge a firma Lega per modificare il testo unico in materia di Sanità e Servizi Sociali della Regione Umbria.Una proposta che stravolge il TITOLO IV del testo di legge riguardante le “POLITICHE PER LE FAMIGLIE” tentando, in maniera neanche tanto velata, di affermare l'esistenza di un'unica tipologia di famiglia, con un'impostazione anacronistica e retrograda.Una proposta che apre al privato, equiparando non meglio specificate “strutture convenzionate” ai consultori, già fortemente indeboliti da anni di tagli e disinvestimenti. Inoltre, nei pochi consultori sopravvissuti, le associazioni delle famiglie diventano “guardiane” e assumono un potere enorme insegnando la contraccezione ‘naturale’ e dissuadendo dall’aborto. Si parla di “interventi a sostegno della natalità”, ma non si fa alcun riferimento a politiche del lavoro, a un rafforzamento del welfare pubblico, mentre si torna all'idea di istituire un assegno prenatale per le madri che decidono di portare avanti la gravidanza: siamo alla monetizzazione della maternità.Ritorna ancora la mediazione familiare quale unico strumento per la risoluzione dei conflitti familiari, anche nel caso dei padri violenti, senza mai far riferimento alle donne che subiscono violenza, né tanto meno alla Convenzione di Istanbul.Con questa proposta di legge l'Umbria si configura sempre più come un laboratorio politico di una destra fondamentalista patriarcale ed omotrasfobica ,contraria alla libertà delle donne e completamente scollegata dalla realtà sociale del 21esimo secolo. Chiamiamo dunque tutte e tutti, società civile, associazioni, sindacati, politica alla mobilitazione permanente contro questo tentativo di cancellare le conquiste di libertà delle donne, degli uomini, delle persone LGBTQI: difendiamo le norme di civiltà e democrazia dell’Umbria e dell’Italia conquistate negli anni. RU2020- Rete Umbra per l'Autodeterminazione Agedo TerniAltrascuola - Rete degli studenti mediAltroVento UmbriaANPI MoliseANPI provinciale PerugiaAmelia PrideAmnesty International UmbriaAssociazione BottegArtAssociazione Il PettirossoAssociazione Sinistradem Campo Aperto UmbriaAssociazione spazio donna onlusArt.1 UmbriaCentro Antiviolenza AuroraCiviltà LaicaCittadinanzattiva UmbriaCGIL PerugiaCGIL TerniCGIL UmbriaCobas (sindacato di base)Coordinamento Umbria PrideCommissione Pari Opportunità Comune di NarniDemocraticheDemocrazia ateaDonne contro la guerraD.i.Re - Donne in Rete contro la violenzaE Se Domani TerniEuropa verde per l'UmbriaVolt UmbriaFamiglie arcobalenoForum Donne AmeliaGruppo consiliare misto "Libera Differenza" MarscianoGruppo Udi - donne di oggi Cernusco e MartesanaIl filo di EloisaIPPF europeaL'Albero di AntoniaLegambiente UmbriaLibera UmbriaLibera...mente DonnaLibertà e Giustizia - Circolo dell'UmbriaOmphalos LGBTIPartito della Rifondazione Comunista TerniPotere al Popolo TerniPro-choice rete italiana contraccezione e abortoRete delle donne AntiViolenzaSenonoraquando? TorinoSinistra Universitaria - UDUSocietà di mutuo soccorsoTerni DonneTerni ValleyUAARUmbria EquosolidaleUdi CataniaUdi PerugiaUdi SavonaUdi - Unione donne in ItaliaUds PerugiaUds TerniVolt Umbria    

...
...

ULTIME NOTIZIE

Tutti i contenuti del sito sono proprietà esclusiva e riservata dell'UDI e/o dei suoi aventi causa e/o di terzi soggetti ove indicati e sono protetti dalle vigenti norme nazionali ed internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale e/o Industriale. Tutti i contenuti pubblicati potranno essere liberamente utilizzati a condizione che rimangano nel loro formato originale e sia sempre citata la fonte e il sito web dal quale sono tratti.

 

Privacy policy | Cookie policy | Web design & master - flbonanni@gmail.com | Segnalazioni di bug e suggerimenti - udiamministrazione@gmail.com

 

Sede Nazionale Archivio Centrale - via della Penitenza, 37 | tel 06 68 65 884 | fax 06 6880 7103 | udinazionale@gmail.com | sedi in Italia