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PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

DDL Pillon - Rassegna Stampa

Il Ricciocorno Schiattoso | Il silenzio assordante del senatore PillonRecentemente il senatore Simone Pillon ha diffuso tramite facebook un video nel quale commenta il disegno di legge 735 sull’affido condiviso.In un’ora e 11 minuti il senatore affronta diversi argomenti, la mediazione obbligatoria, il mantenimento diretto, l’assegnazione della casa coniugale… L’unico tema del tutto assente dalla sua elencazione delle problematiche che affligono i separandi e la loro prole è la violenza domestica, mentre l’unica forma di abuso sui bambini che il senatore ritiene tanto diffusa da essere rilevante quando si parla di controversie sull’affido è l’alienazione genitoriale.Eppure la violenza compare fra i primi posti quando si parla delle cause di separazione e divorzio.Dall’alto della sua personale (e quindi del tutto insignificante) esperienza di legale e mediatore familiare, il senatore ci fornisce una descrizione della coppia che scoppia che narra di persone immature “che si prendono a bambinate“, quindi bisognose di soggetti competenti “che si prendano cura della coppia genitoriale“, al fine di “restituire responsabilità ai genitori, affinché ritrovino la capacità di decidere insieme“.Le persone “conflittuali”, quelle incapaci di raggiungere autonomamente un accordo per la custodia dei figli che risponda al superiore interesse del minore, sarebbero dei bambini incapaci, nei confronti dei quali le istituzioni hanno il dovere di intraprendere un’opera di rieducazione, al fine di condurli ad accettare (a pagamento) quella che è al di fuori di ogni ragionevole dubbio la migliore soluzione possibile.Continua a leggere  Il Ricciocorno Schiattoso | Le donne rischiano di perdere la custodia dei figli quando i tribunali credono ai partner abusantiI ricercatori hanno scoperto che gli stereotipi di genere e i pregiudizi dannosi nei confronti delle sopravvissute agli abusi domestici e nei confronti delle madri stanno mettendo a rischio la loro e quella dei loro figli. Sophia pensava che una volta che avesse chiesto al suo partner violento di andarsene, la vita sarebbe migliorata per lei e per i suoi bambini.Invece, ci ha spiegato, questi ha continuato ad esercitare un controllo sulla sua persona, l’ha accusata di negligenza verso i suoi bambini, l’ha trascinata in giudizio per ottenere la custodia ed alla fine è riuscito a convincere il tribunale familiare a schierarsi al suo fianco.Continua a leggere  Maddalena Robustelli su Noi Donne | Un programma della Rai non si trasformi in una impropria Aula di TribunalePer ben due giorni consecutivi la televisione di Stato ha avuto modo di rendere palese quanto l’informazione tenuta ad offrire, ai sensi del ruolo di emittente pubblica rivestito, potrebbe considerarsi parziale. Per di più tale sbilanciamento riguarderebbe la stessa trasmissione, ossia La vita in diretta, nelle sue due puntate del 6 settembre e del giorno successivo. Nella prima si è assistito durante un servizio televisivo alla narrazione delle tesi difensive del presunto violentatore di una turista straniera diciasettenne avvenuto a Menaggio lo scorso mese d’agosto.Continua a leggere  Chiara Brusini su Il Fatto Quotidiano | Affido condiviso, il ddl dell’organizzatore dei Family day: ‘Basta assegno mantenimento. Chi resta in casa paghi affitto’Per il senatore leghista Simone Pillon “non si fanno né gli interessi della madre né quelli del padre” perché rimane il principio che “il genitore che guadagnerà di più contribuirà di più”. Ma il disegno di legge sulla riforma dell’avviso condiviso di cui è primo firmatario – insieme a lui lo hanno sottoscritto tre colleghi del Carroccio e cinque senatori del Movimento 5 Stelle – non convince esperti di diritto di famiglia e associazioni per la tutela dei figli di genitori separati. Nel mirino sia l’automatismo per cui i bambini dovrebbero trascorrere metà del tempo con il padre e metà con la madre e avere quindi due case sia il colpo di spugna sull’assegno di mantenimento in favore del “mantenimento diretto”, nonostante in Italia più di metà delle donne non abbia un’occupazione. Per non parlare del fatto che chi mantiene la residenza nella casa familiare – ora assegnata quasi sempre alle madri “tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli” – debba versare all’altro, se ne è proprietario, un canone di affitto.Continua a leggere  Dire | Famiglia, Towandadem a Governo: “Fermare norma su affido condiviso”Ritirare la proposta di legge sull’affido condiviso. E’ la richiesta che TowandaDem, l’associazione di oltre 1000 donne impegnate nelle istituzioni e nella rifondazione del Partito Democratico, invia per lettera alle donne del governo e della maggioranza M5s-Lega. “Vi chiediamo di impegnarvi insieme a noi e a tante altre associazioni che vi stanno scrivendo, per il ritiro della proposta di legge del Senatore Pillon su “Nuove norme in materia di affido condiviso” incardinata in Commissione Giustizia. E’ una legge che stravolge il diritto di famigliavigente del nostro Paese, riconosciuto tra le legislazioni più avanzate in Europa, frutto delle lotte di emancipazione delle donne”, scrivono nella missiva inviata a ministre, sottosegretarie e parlamentari.Continua a leggere  Flavia Perina su Linkiesta | Ecco perché la riforma del diritto di famiglia è una follia senza sensoIl poveruomo italiano sopravvissuto alle streghe del MeToo è ora pronto ad un’altra e ben più impegnativa battaglia, cioè quella di rimettere a posto le sue ex - quelle che ha sposato si intende, le altre non fanno testo – e le loro pretese predatrici su figli, soldi, case. Sui social si festeggia il disegno di legge del senatore Simone Pillon, co-firmato da Cinque Stelle e Lega e presentato ieri al Senato dove ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia.Continua a leggere  Linda Laura Sabbadini su La Stampa | Bimbi vittime di una proposta che uccide la genitorialitàSi usano belle parole, parità, diritti del minore, ma si elimina l’assegno di mantenimento dei figli. Ogni genitore dovrà contribuire mantenendo il figlio nel periodo che gli spetta. Il minore dovrà dividersi per un numero di giorni stabilito per legge, a metà tra la casa della mamma e del papà. Parità? No, il bambino avrà più agi quando sarà a casa del genitore con più reddito e tirerà la cinghia quando vivrà con l’altro. E chi è l’altro? Più la madre, che può aver lasciato il lavoro, essere passata al part time, per i figli.Continua a leggere quiOppure qui  LetteraDonna | Le reazioni delle deputate donne al Ddl Pillon (Paola Boldrini, Mara Carfagna, Monica Cirinnà, Lucia Annibali, Francesca Puglisi)Sul discusso disegno di legge per l'affido condiviso il Movimento 5 stelle ci ha ripensato e ha imposto all'alleato leghista Simone Pillon - principale firmatario - una pausa di riflessione. «Su alcuni punti del ddl non c'é una visione univoca tra noi e la Lega», hanno spiegato i pentastellati al Senato. E dal capogruppo Stefano Patuanelli è arrivato lo stop al provvedimento targato Lega-M5s, contestato da opposizione e da associazioni antiviolenza.Continua a leggere  Milleunadonna | Pillon: “figli divisi fra due case? È il male minore. Vorrei incentivi a chi non divorzia”. Ma è polemica (Julia Unterberger, Francesco Maria Giro)Stop all’assegno di mantenimento per i figli che invece saranno divisi fra casa di mamma e papà dove, ognuno dei due provvederà al loro sostentamento in base alle proprie disponibilità economiche. Questo uno dei capisaldi del ddl il cui primo firmatario è il senatore leghista Simone Pillon.Continua a leggere  Femministerie | Ddl Pillon: più che una riforma, un contrattaccoUn assaggio della “famiglia illiberale”, quella per capirci che hanno in testa i sovranisti al governo, si aggira per le stanze del Senato. Si tratta del disegno di legge del senatore Pillon “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”.Sono molti i motivi per opporsi decisamente e non prenderlo sottogamba. Dietro un finto e astratto egualitarismo si nasconde un’impostazione classista e sessista. Nella relazione che accompagna il testo depositato in Commissione Giustizia si fa riferimento all’Europa e ai dati sulle separazioni negli altri paesi, dove l’affido condiviso è più diffuso che in Italia, ma mai si dice che siamo il paese in cui vi è la più rigida divisione sessuale del lavoro domestico e di cura. I maschi italiani sono infatti gli europei che dedicano meno ore a tali occupazioni.Continua a leggere  UDI Napoli | La sfidaIl 22 settembre verrà presentata a Napoli “La sfida della genitorialità condivisa” dell’Associazione MdM “per l’uguaglianza tra genitori”. L’evento è patrocinato dal Comune di NapoliFuori dalla ridondanza dei termini successivi, la parola rispondente al significato dell’evento è SFIDA. Una sfida alle donne, a quanto possa essere ulteriormente la loro inferiorità retributiva, una sfida alle loro conquiste già messe in discussione dalla ricaduta della vigente legge sull'affido condiviso. L’iniziativa è naturalmente dettata dalla presentazione in parlamento del decreto Pillon.Ci chiediamo perché il Comune di Napoli abbia voluto offrire la sua sede più prestigiosa, la sala dei Baroni nel Maschio Angioino (Castel Nuovo), difficilmente concessa in più occasioni, per la presentazione, in sostanza, di un decreto che si annuncia deleterio soprattutto per i richiami alla PAS, la teoria riconosciuta infondata dalle più autorevoli sedi scientifiche mondiali. Infatti attraverso il fattuale riconoscimento di questo principio antiscientifico si intimidiscono le donne che sporgono denuncia per le violenze subite in famiglia: sarebbero loro a mettere i figli contro il padre solo per aver denunciato violenze o molestie verso la prole.La stesura del decreto Pillon “sulla bigenitorialità perfetta” suscita più d’una perplessità per i contenuti apertamente contrastanti con la legislazione vigente in Italia. È l’espressione muscolare delle lobbies maschili che non accettano le conclusioni del giudice, in sede processuale, sull'affido dei figli e il riconoscimento dell’assegno per il loro mantenimento.Continua a leggere

Concerto in memoria di Maria Michetti

Si è svolto l’ 8 settembre nella Sala Accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra il concerto in memoria di Maria Michetti. Partigiana, in prima linea nell’assalto delle donne ai forni a Roma durante l’occupazione, ricercatrice nella cattedra di sociologia dell’Università La Sapienza sulle borgate romane, amministratrice a Roma e protagonista della vita politica dell’UDI dalla sua fondazione fino al 2002 anno in cui si ammalò.Una grande donna che ha dato tanto a tutti e amata e rispettata da chiunque la conoscesse senza distinzione di classe o di sesso. Fautrice di questo evento a undici anni dalla sua morte, Maria Immacolata Macioti, amica e collega della Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma che con affetto la ricorda insieme a Franco Ferrarotti con cui Maria fin dal primo incontro instaura una profonda intesa. Ferrarotti ha fatto un intervento su Maria che è stato anche un’analisi sulla situazione della sinistra negli anni '70 nella Capitale. Il ricordo di questa incredibile e schiva donna emerge con forza anche dai racconti di Sandro Portelli, che l’ha intervistata più volte sull’antifascismo, la resistenza a Roma e la storia dell’Udi.Malgrado le difficoltà fisiche a testimonianza del colossale lavoro di Maria per l’Archivio centrale dell’UDI è presente Marisa Ombra. Ci parla del costante e fondamentale impegno nella costituzione e riconoscimento di interesse storico dell’archivio oltre che l’ottenimento di una vera e propria sede nazionale.Donatella Panzieri impegnata nello studio biografico proprio tra le carte ordinate da Maria, Marisa e Luciana Viviani, traccia i passi di Maria Michetti nell’UDI dall’ottenimento del voto alle donne (1946) all’XI Congresso (1982).Tra musiche del 1500 e 1600 ottimamente eseguiti dai musicisti accompagnati dal Maestro Federico Del Sordo, Massimo Sestili racconta di Maria con un trailer delle interviste di chi l’ha conosciuta.Chiude il pomeriggio il figlio Marco Marroni che nel ringraziare i presenti ricorda quanto l’incontro con le donne e la sociologia siano stati determinanti e filo conduttore dell’intera vita sua.Le ricerche in corso presso il nostro archivio stanno portando sempre di più in luce la straordinaria vita di questa donna a cui l’UDI deve molto grazie al suo instancabile lavoro; con le sue parole in preparazione del XIV congresso la ricordiamo: “Posso dire che il mio investimento su questo congresso è totale, cioè con tutte le mie forze cercherò di partecipare, sperando che mi assistano le forze intellettuali che ormai rischiano, a 80 anni, di avere momenti di defaillance”.Grazie Maria!​

Nave Diciotti. Pietà l'è morta

Sappiamo bene, ormai, che le 150 persone, uomini e donne, attualmente a bordo della nave Diciotti, attraccata a Catania, sono meno di un numero. In realtà sono, loro malgrado, solo un pretesto per continuare la politica del guadagnare consensi con il “non entrerà più nessuno”, fingendo così di contrattare con l’Europa, deviando l’attenzione dalle falle che si stanno aprendo non solo sul ponte Morandi ormai crollato, ma anche fra gli alleati di governo. L’UDI segue con raccapriccio quanto sta accadendo a Catania. Facciamo nostra la sfida di Laura Boldrini che ha chiesto al Ministro dell’Interno di far scendere, dopo i minori, almeno le donne perché stanno male e almeno per 15 di loro i sanitari hanno riscontrato segni di stupri e violenze. Ma la nostra voce di associazione femminile che dal ’44 dice no alla guerra, no allo sfruttamento, no alla discriminazione fra esseri umani, fra donne e uomini, non può che andare oltre la richiesta di far scendere almeno le donne. Pretendiamo, perché caro ci è costato con la Resistenza e la lotta al nazifascismo, in cui eravamo in prima fila, di vivere in uno stato di diritto, e per questo ministri e governi giurano sulla Costituzione.La difesa delle ragioni dell’Italia in Europa deve essere esercitata nei luoghi appropriati e nei modi consentiti dalla legge, non certo sui corpi di persone in difficoltà e indifese. Pensiamo che la Solidarietà sia una manifestazione dell’intelligenza, così come la Pietà (intesa nel suo senso vasto e sacro) sia manifestazione di vera forza. Ricordando le recenti parole della grande artista Marina Abramović siamo tutti sulla stessa barca, vogliamo che sia ripristinato lo stato di diritto e siano sbarcati uomini e donne illecitamente trattenuti a bordo della nave Diciotti. Giulia Potenza e Laura Piretti ​  

Le Costituenti: donne speciali, donne come noi​

Cosa è la Costituzione? Chi l’ha scritta? Chi sono le donne che per prime si sono misurate nella Politica istituzionale dopo la conquista del voto? Quale apporto hanno dato nella definizione estesura della struttura istituzionale, sociale e politica del nostro Paese?Questi sono alcuni interrogativi a cui il volume dell'UDI, appena uscito, vuole rispondere. In seguito alla Resistenza e all’impegno civico, nel 1946 le donne entrano in scena, per la prima volta, nella politica ufficiale del nostro Paese. Chi sono e da dove vengono? Sono 21 donne su 556 seggi nell’Assemblea Costituente che redigerà la Costituzione italiana.Una storia di ieri che ha posto le basi per l’oggi e il domani. La storia, i diritti, le lotte pococonosciute ma che appartengono a tutti noi.Per maggiori informazioni clicca qui.  

#IOSTOCONLAMADREDIBARESSA​

In questi giorni si è consumata l'ignobile vicenda che, dalle notizie a nostra disposizione, ha visto una bambina di soli due anni e mezzo strappata alla madre dalle forze dell'ordine in virtù di un provvedimento che ha deciso l'affido esclusivo della stessa al padre, nonostante l'assenza di giudizio di inidoneità genitoriale nei confronti della madre, nonostante la condotta abusante dell'uomo denunciata dalla madre, nonostante il parere negativo degli psicologi. Tutto questo in nome del presunto diritto alla "bigenitorialità" della minore. Il provvedimento è in contraddizione con la motivazione: come può definirsi rispetto del diritto alla bigenitorialità la privazione, in così tenera età, della presenza costante e della cura amorevole di una madre, in favore di un affidamento esclusivo al padre?! La vicenda della madre di Baressa è l'emblema di un vero e proprio abuso che viene esercitato sempre più spesso nelle aule dei tribunali, nello sconcertante silenzio generale dei media nazionali e del mondo politico che, attraverso proposte di legge quali quella appena presentata sull'alienazione parentale, già presente nel contratto di governo, si rende per giunta connivente. Ed è cosi che tante madri, già assoggettate ad una condizione di subalternità psicologica o economica dal proprio ex partner abusante, per il solo fatto di aver denunciato le violenze subite si ritrovano non solo private dei propri figli senza alcuno scrupolo, ma per giunta relegate in un isolamento sociale che, di fatto, le rende impotenti di fronte a tali aberranti ingiustizie. Non c'è giustificazione che possa reggere un abuso come quello subito dalla madre di Baressa e dalla propria figlia, specie se a giustificazione viene posto il diritto alla bigenitorialità. Occorre un'immediata mobilitazione da parte delle istituzioni affinché la figlia venga restituita alla madre il prima possibile e mai più figli vengano strappati alle madri in questo modo. Il genitore violento e abusante non può essere considerato genitore affidabile dalla legge perché non è più un genitore nei fatti.​   

A noi donne dell'UDI i primi segnali del "Governo del Cambiamento" preoccupano​

Oggi, con apprensione basata solo sui fatti e le parole pronunciate sino ad ora, guardiamo a quanto sta accadendo ponendoci interrogativi pesanti e denunciamo la rinnovata cancellazione delle donne come soggetti politici autonomi; soggetti verso i quali, tutto all’opposto, si sta scatenando odio e disprezzo, rinnovando discriminazioni e paure antiche. Stiamo assistendo in questi giorni alla scelta della via più breve, anche nelle migrazioni, che rischia sempre di essere quella della prepotenza e del prepotere maschile sessista e razzista che tenta la sopraffazione del più debole, del più fragile invece di far valere umanità e norme internazionali a cui tutti i paesi civili sono tenuti venendo meno alla protezione umanitaria. A questo governo vorremmo dunque ricordare che la civiltà di un popolo si misura anche sull'inclusione, sulla capacità di guardare a metà del popolo italiano e all'altro con la serenità e i mezzi che l'intelligenza culturale e sociale mette a disposizione anche grazie alle donne da molto tempo e alle convenzioni internazionali. Allora ricordiamo:Ai difensori della "sicurezza", che dovrebbero sapere che tutti i crimini violenti sono in calo salvo una tipologia: il femminicidio, che si ripete con quotidianità nel silenzio della politica, e la violenza contro le donne. Il Ministro Salvini e tutto il governo ci dica come vogliono fronteggiarlo. A tal proposito, vorremmo anche ricordare che la cosiddetta “sindrome di alienazione parentale”, che ciclicamente alcune realtà hanno tentano di introdurre nell’agenda legislativa e nei tribunali, e che oggi rientra nei temi del contratto di governo, è una presunta patologia del tutto priva di fondamento scientifico ed è già stata ampiamente sconfessata dalla Corte di Legittimità e che crea vittimizzazione secondaria;A chi si preoccupa del basso tasso di natalità, che le donne potrebbero tornare a fare figli solo se aumenterà il tasso di occupazione femminile e giovanile stabile, la rete dei servizi per accogliere e seguire la maternità, la condivisione equa all'interno della coppia del carico di cura verso i bambini e gli anziani e la piena applicazione della legge 194;Al Ministro per la famiglia e a quanti dicono di aver attenzione per essa, di verificare come sono realmente composte le famiglie nel nostro Paese. Oltre un quarto è infatti composto da una sola persona (quasi sempre una donna anziana e povera) o da persone con carico familiare (e anche in questo caso si tratta di donne). Al nuovo Sottosegretario delegato alle pari opportunità ci sembra opportuno ricordare che dovrà chiarire cosa intende per pari opportunità: il partito che lo ha indicato ha improvvisamente infatti scordato la questione delle competenze. Le pari opportunità di genere sono infatti una vera competenza in cui sono tradizionalmente più esperte le donne che se ne sono a lungo occupate; va esercitata come prevedono le nostre leggi per valutare tra l'altro "l'impatto di genere" di ogni legge, senza il quale non solo le misure potrebbero essere meno efficaci ma ingiuste e spesso inutili, infatti non c'è maggiore ingiustizia che trattare in modo uguale soggetti diversi;Alle parlamentari tutte, che la loro presenza in Parlamento è anche frutto delle lotte di tanti anni di tante donne italiane per una più equa rappresentanza di genere e che alle donne dovrebbero saper rispondere con la loro attività politica e proposte ed iniziative condivise e che dovrebbero rispettare le norme internazionali che l’Italia ha firmato. Noi donne siamo state "cancellate" come soggetto politico fin dal dibattito durante la campagna elettorale. Sono stati sistematicamente cancellati così non semplicemente anni di lotte e di conquiste delle donne italiane, ma tutte le questioni aperte che in maniera differente riguardano tutte e tutti. E questo non è un difetto secondario solo per noi, ma anche per il Paese, ed è un difetto che abbiamo visto e combattuto anche negli ultimi anni.Ebbene, oggi più che mai, noi continuiamo ad esserci, ad essere presenti con tutte coloro e per tutte coloro che continuano a riconoscere nella cultura e politica delle donne una dimensione concreta di civiltà e di rispetto della soggettività e della libertà femminile oltre che del diritto di cittadinanza sancito dalla Costituzione italiana.   ​

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