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UDI – Unione Donne in Italia

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Via dell’Arco di Parma 15,

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3,4,5,6 Settembre 2009

Roma - Sede nazionale dell’UDI, via dell’Arco di Parma 15

 

SCUOLA POLITICA UDI 2009 

 

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per iscrizioni

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INFO UDI


 

UDI-Unione Donne in Italia

 


 

Riflessioni di Fabiola Pala sul Tesseramento UDI

 

Parlare in Autoconvocazione è sempre molto emozionante perché l’Autoconvocazione rappresenta la possibilità di confrontarci e di raccontarci. Essa è il luogo sovrano della nostra Associazione dove le parole e la narrazione diventano politica, la politica che facciamo e che decidiamo di fare.

 

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Venerdì 29 maggio 2009

ore 17,30

Maria Teresa Morelli - Università Roma La Sapienza e Vania Chiurlotto - Udi

 

Presentano il libro di

Marisa Rodano

Del mutare dei tempi

(Ed. Memori 2008)

Sarà presente l’autrice

 

 

Sabato 30 maggio 2009

dalle ore 11,00 alle ore 17,30

Assemblea nazionale Autoconvocata dell’UDI

 

Ordine del giorno:

a conti fatti

 

Relazione introduttiva di Milena Carone , Garante nazionale

Interventi di:

Claudia Mattia e Fabiola Pala sul Tesseramento

Silvana Casellato e Carla Cantatore sul Calendario dell’UDI

 

 

Domenica 31 maggio 2009

dalle ore 10,00 alle ore 15,00

l’Anfora è a metà del suo viaggio, facciamo il punto e pensiamo insieme alla conclusione della Staffetta.

Incontro delle PortaStaffetta e di tutte le donne interessate

 

 

Tutti gli incontri si terranno

nella Sede nazionale dell’UDI

via dell’Arco di Parma 15

 

 

 

UDI- Unione Donne in Italia

Sede nazionale-Archivio centrale

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Stefania Guglielmi, centri e centro della nostra politica relazione all’Assemblea nazionale autoconvocata

del 27 settembre 2008

 

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contributi politici


 

 

PERCHE’

UNIONE DONNE IN ITALIA

 

La Storia ci dice che l’Udi nasce nel 1944-45 dai Gruppi di Difesa delle donne: le sue radici sono, dunque, nell’esperienza della resistenza civile e militare, con i partigiani a Nord, o nei partiti democratici del Centro-Sud. In un’Italia devastata dalla guerra le donne dell’UDI immaginano, progettano, un futuro di cittadinanza piena. Non sono un partito. Il loro acronimo significa Unione Donne Italiane

 

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Il ratto delle Sabine: mito fondativo o peccato originale?

 

E’ in corso a Roma al Complesso del Vittoriano, fino al 26 aprile, una mostra dal chiaro titolo “I Sabini popolo d’Italia” dove è possibile ammirare eccezionali reperti archeologici rinvenuti in territorio sabino che danno conto della cultura e della storia di questo popolo. Una sezione è dedicata al ratto delle Sabine: pitture, sculture, codici miniati, numerose opere che arrivano fino ai nostri giorni e che testimoniano l’ossessiva permanenza di questo mito

 

UDI- Unione Donne in Italia, Sede nazionale

 

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Quante parole lasciamo passare come se fossero innocue.

 

6 maggio 2009

Anna Maria Spina

del Coordinamento nazionale UDI

 

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Una domanda estemporanea

Perché l’Italia non ha norme chiare sulla violenza sessuata?

Una risposta attuale: chi dovrebbe farle ed applicarle non le vuole!

 

Napoli, 7/05/2009

Stefania Cantatore

(UDI di Napoli)

 

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 UDI- Unione Donne in Italia Sede nazionale

COMUNICATO Roma 29 giugno 2009

 

A chi piace questa politica, questo “utente finale”, questo linguaggio, questa assoluta mancanza di rispetto, questa violenza verbale?  

Sicuramente non piace all’UDI.

 

Via il velo della ipocrisia nostrana, altro che la sacralità della famiglia, rispetto della vita e della dignità; altro che fare l’amore, altro che un modo come un altro per prendere l’amore che spetta di diritto.

Poveri uomini ricchi, potenti e innocenti utilizzatori finali!

 

E’ una buona occasione per ricominciare a porre attenzione alle parole che ci vengono lanciate contro, a noi e a tutti.

E’ un’ottima occasione per ricominciare a non tollerare più questa lapidazione verbale, dove le pietre sono indegni stereotipi, vecchi o nuovi come questo, del sesso mass-market.

E’ un ottimo momento per svelare con le “nostre” parole il trucco e la violenza che sempre esercitano coloro che si arrogano il diritto di perseguitarci dicendoci ogni momento tutto il peggio che gli passa per la mente.

 

Per non diventare sorde e cieche, per non dover più tollerare linguaggi o comportamenti indegni.

 

Così apprendiamo da un’intervista, che “colui che riceve è l’utilizzatore finale”, ma a quest’uomo, all’intervistato, se uomo è, bisognerebbe chiedere:

Colui: perché al maschile? Colui in questo caso o in generale? Come a dire che a ricevere è sempre un uomo, che sta a significare che a dare è sempre una donna? Domanda pleonastica.

Che riceve: che riceve che cosa?

Un utente non può ricevere un corpo però può usarlo, magari consumarlo, come un gelato o un dopobarba.

In questo caso evidentemente “l’utente finale è colui che riceve il servizio”.

 

Finalmente arriva la parola vera: SERVIZIO.

 

Ma non basta, sempre dalla stessa intervista, ci viene ribadito, con pretesa generosa ingenuità, che “per fare bella figura, quando ci si presenta a casa di qualcuno potente, ci si va con una bella donna” a pagamento.

E così l’immaginazione va alla moglie, se c’è, o alla fidanzata, a casa, naturalmente, a fornire nell’ombra un servizio gratuito. Altro che amore, altro che valore della famiglia.

 

E noi diciamo non solo che vergogna, che affronto, ma anche che indicibile tristezza, che senso di morte.

Infine veniamo informate, dall’ intervistato, che un uomo, potente e perciò stesso bello e simpatico, potrebbe avere “donne gratis in grande quantità”.

E così l’immaginazione va agli scaffali del supermercato, scaffali e scaffali di tanta bella merce in quantità, tutta da comprare, tutta da utilizzare, tutta da consumare.

 

Che altro c’è da dire?

Tranne che finalmente non siamo più solo noi a significare che ci considerano merce, che vivono il nostro corpo come lo strumento di un servizio, noi disperatamente in cerca di luce nei fumi del lavaggio del cervello che ci stanno facendo da ogni parte e con ogni mezzo, da decenni ormai.

Queste parole brutali le dicono loro, a noi e a tutti, spudoratamente, in continuazione, loro che i media ce li hanno e li usano.

 

Adesso Luce è fatta: CIRCOSTANZIATA AMMISSIONE DI COLPA IDEOLOGICA.

 

Grazie grand’uomo, ci hai risparmiato un lavoro improbo, dilla ancora e dilla tutta, per esempio che dobbiamo stare a casa ad aspettarti, altro che emancipazione e lavoro, che se proprio abbiamo il capriccetto di decidere dei nostri destini facendo politica, ebbene sì un mezzo c’è ma dipende da te.

 

A questo rispondiamo che l’UDI e molte donne in Italia hanno raccolto le firme per una legge di iniziativa popolare che detta norme di democrazia paritaria per l’accesso alle Assemblee elettive cioè semplicemente per le candidature nelle elezioni, dentro la campagna 50E50 … ovunque si decide.

Perciò, per quello che abbiamo detto e fatto, restiamo irriconciliabili a qualsiasi proposta o metodo o decisione o criterio di selezione politica per liste ed incarichi, che non rispettino tutte le donne.

 

Caro Utente Finale, dillo che tu e quelli come te, e qualche omino potente e ricco in giro c’è, vi sentite i padroni di tutto, compreso il nostro corpo caduco ma potenzialmente fertile. Caduco perchè finita la funzionalità, niente pensione, niente casa, niente lavoro, niente dignità .

E dillo anche che questo corpo potenzialmente fertile deve rimanere sempre usabile, ma l’hai già detto, e non avresti dovuto, l’hai nominata una volta di troppo quando l’hai detto di Eluana.

Tu suoni la tua tromba noi suoneremo le nostre campane.

 

Noi diciamo e diremo che la lapidazione verbale è violenza, che non è casuale questo indegno trasferimento del privato peggiore nel pubblico peggiore, che siamo in grado tutte di vedere e capire il valore delle immagini e delle parole, la loro potenza d’urto sulla nostra vita in casa e fuori casa.

Che non accettiamo e non accetteremo per nessun motivo subdole violenze aggiunte a quelle che già vergognosamente avvengono fra le mura domestiche, che disonorano gli uomini e feriscono le donne, e fra queste includiamo sordide immagini televisive o sui cartelloni per via, fa lo stesso, e ancor di più parole urlate o sussurrate o cantate o recitate, che martellano la nostra mente, la nostra intelligenza, la nostra cultura, la nostra forte sensibilità.

Perciò ci stiamo sobbarcando fin da novembre dell’anno scorso una Staffetta di donne proprio contro tutti i tipi di violenza domestica o estemporanea, fino al femminicidio, in tutta Italia, comuni, regioni e provincie.

 

Ma tu nel frattempo, Utente, dilla tutta, rimpiangi il mancipium vero?

Anche quella sembra solo una parola, ma dentro quella parola ci stanno millenni di sottomissione, esclusione e maltrattamenti di donne fino ai femminicidii.

 

Eh quelli sì erano bei tempi, per te, qualche millennio fa però.

 

 

Anna Maria Spina, Giovanna Crivelli

del  Coordinamento Nazionale dell’UDI

 

 

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3,4,5,6 Settembre 2009

Roma - Sede nazionale dell’UDI, via dell’Arco di Parma 15

SCUOLA POLITICA UDI 2009 

 

            

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che ti sei messa in testa?

l'ambizione tra politica, sapere e vita pubblica

 

La Scuola Politica dell’UDI è giunta alla sua quarta edizione.  Alcune delle donne che vi hanno preso parte sono arrivate perché incuriosite dal nuovo linguaggio dell’UDI. Alcune sono state sollecitate dalla Campagna 50E50 che ci ha messo in contatto con diversi gruppi su tutto il territorio italiano. ( www.50E50.it ). E’ stato un confluire  di energia e di passione politica. E molte si sono iscritte all’Associazione e altre hanno continuato a lavorare con noi, confrontandoci sugli strumenti e le forme della politica. E’ tutt’ora in corso la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne che si concluderà il 25 novembre a Brescia ( www.staffettaudi.org ) e che si è anche rivelata come una vera e propria scuola di politica in presa diretta. Sostenere il confronto con le altre donne e con le istituzioni e far vivere un progetto politico di donne vuol dire esporsi pubblicamente. E assumersi delle responsabilità. Per questo ho pensato che fosse necessario dare un altro taglio alla scuola di quest’anno che tenesse conto della crescita politica delle donne dell’UDI. Ma anche di quelle che stanno facendo con noi un pezzo di strada

 

 

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Roma 10 giugno 2009 - COMUNICATO UDI- Unione Donne in Italia Sede nazionale

 

CHI E' LA DONNA CHE SIEDE ALLA DESTRA DI BEPPE GRILLO?

 

Mercoledì 10 giugno 2009, ore 14,30, l'UDI è stata convocata in audizione dinanzi alla Commissione affari costituzionali del Senato per il Disegno di Legge di iniziativa popolare "Norme di democrazia paritaria per le assemblee elettive"

 

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Roma 6 maggio 2009 - COMUNICATO UDI- Unione Donne in Italia Sede nazionale

 

Se una donna parla

 

Le donne conoscono perfettamente il gioco del potere, possono pure decidere di starci - per un po’ o per tutta la vita - ma appena una decide di non giocare più il meccanismo si inceppa e si materializza sotto i nostri occhi il fatto che la credibilità di un uomo pubblico si regge sul silenzio di una donna. A volte di tante donne, a cominciare dalle madri.

 

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Roma - 2 aprile 2009 - Comunicato UDINAZIONALE

 

LEGGE 40: A Miriam e alle altre.

 

A Miriam. A lei, al suo nome e alla sua storia  che abbiamo richiamato nell’aula di udienza della Corte Costituzionale il 31 marzo scorso. A lei che è rimasta in Italia a richiedere ed ottenere il riconoscimento di diritti fondamentali con l’unica modalità oggi  possibile: la via legale e giudiziaria.

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Roma - 1 aprile 2009 - Comunicato UDINAZIONALE

 

Lettera aperta alle sorelle in Afghanistan

 

Abbiamo bisogno di voi tutte, non una di meno.

Non una di meno per combattere il male più cieco, che non discrimina nell’uccidere e nel rapinare i nostri corpi.

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Roma - 23 marzo 2009 - Comunicato UDINAZIONALE 

 

Costituirsi Parte Civile

 

In un processo penale, non è obbligatorio costituirsi parte civile.

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Roma - 20 febbraio 2009 - Comunicato UDINAZIONALE 

 

La parola  RONDA

 

La parola  RONDA ci fa paura perché si materializza in un soggetto plurale maschile di fronte al quale nessuna donna può dirsi tranquilla.

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Roma - 19 febbraio 2009 - Comunicato UDINAZIONALE 

 

STUPRI: Che differenza c'è?

 

C'è chi stupra in strada, solo perchè vuole una donna e se la prende, ed evidentemente ritiene sia suo diritto prendersela.
C'è chi la stupra per puro divertimento, anche con le riprese via cellulare!
C'è chi stupra per dispetto.

C'è chi stupra dentro casa, tanto "è roba mia"

C'è...c'è...c'è...

 

Il risultato per noi non cambia: rapinate nel corpo e nell'anima.

 

Dobbiamo continuare a condolerci e sforzarci di capire, mentre continua la mattanza ?
Dovremmo comprendere chi non ci comprende?
E contare intanto morte e ferite, con percentuali crescenti?
Magari contestualizzare razionalmente violenze domestiche e per strada, verificare quante da italiani e quante da stranieri?
Per noi non cambia,

non giustifica

e ricordiamo che  l'ONU ha definito lo stupro - qualunque stupro - un atto di guerra.

 

Neanche questo basta?