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PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

Rinvio a Settembre del DDL Pillon

Oggi, mentre partecipavamo alla conferenza stampa in Senato da noi organizzata insieme ad altre associazioni, abbiamo ricevuto la notizia del rinvio della discussione sul Ddl Pillon a settembre. Abbiamo sentito molti esultare dicendo che il Ddl Pillon è accantonato, è superato. Ebbene non lo è affatto! Il testo unificato di cui si discuterà a settembre contiene in sé tutti e quattro i Ddl di cui si discuteva congiuntamente al Pillon e in essi sono contenute previsioni non meno preoccupanti del primo. Per questo non festeggiamo. La nostra lotta non si fermerà fino a quando il Ddl Pillon e collegati non verranno ritirati! Non ci fidiamo delle parole, vogliamo solo vedere cessata una volta per tutte questa pericolosa minaccia per le donne e per i bambini e non ci fermeremo, né ora né mai fino a quando non verrà eliminata. Per il momento siamo comunque contente che sia naufragato il tentativo arrogante del senatore Pillon oggi in commissione giustizia!​

Se 60.000 firme vi sembrano poche...

Subito dopo la notizia, il 25 novembre scorso, del trasferimento di Matteo Cagnoni, condannato in primo grado all'ergastolo per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri,  nel carcere di Ravenna,  le Associazioni costituitesi parte civile nel processo, Udi, Linea Rosa, Dalla parte dei minori e la Casa delle donne si sono immediatamente mobilitate con un comunicato stampa  e un “interpello in merito alle ragioni dell'avvenuto trasferimento del detenuto” indirizzato al D.A.P. , al Provveditorato Regionale Emilia-Romagna, ai Garanti nazionale e regionale delle persone detenute, al Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza e ai Ministeri interessati. Nell'interpello era scritto: “Chiediamo con la presente di conoscere le motivazioni che hanno portato l'Amministrazione Penitenziaria alla decisione di trasferire il detenuto Matteo Cagnoni presso la Casa Circondariale di Ravenna e, alla luce delle considerazioni sopra esposte, chiediamo altresì che l'Autorità decidente voglia rivedere il relativo provvedimento disponendo il trasferimento del citato detenuto presso altra Casa Circondariale o Carcere o Centro clinico penitenziario idoneo a tutelare e garantire la salurte dello stesso, in ossequio al principio di territorialità della pena oltre che di non discriminazione ma, soprattutto, nel rispetto dei diritti delle vittime del femminicidio di Giulia Ballestri: della madre, del padre, del fratello e dei tre figli minorenni, tutti residenti nella città di Ravenna”. Le stesse Associazioni hanno promosso la fiaccolata del 12 dicembre 2018 “Nè disparità né privilegi. Per Giulia Ballestri. Per una giustizia uguale per tutti e tutte”, cui hanno partecipato moltissimi ravennati. Alla fiaccolata ha fatto seguito una raccolta di firme a sostegno dell'interpello che in poche settimane, solo su change.org, ha raggiunto il considerevole numero di 60.000. Solo il Garante per l'Infanzia di Bologna ha aperto un fascicolo, riservandosi di fornire un appuntamento dopo l'esito dello stesso.Nessun altro ha risposto a questo interpello.Giudichiamo questo silenzio irrispettoso non solo nei confronti delle Associazioni promotrici, ma soprattutto delle 60.000 persone che hanno sottoscritto la petizione; si chiede, pertanto, che il Provveditorato Regionale dell'Emilia Romagna, nella persona del suo Responsabile, voglia ricevere quanto prima le avvocate delle Associazioni promotrici unitamente a una delegazione di firmatarie. Unione donne in Italia Linea RosaDalla parte dei minori Casa delle donne Ravenna​    

Sea Watch 3

L’anno scorso, sempre in estate, nel culmine della crisi della nave Diciotti, scrivemmo un comunicato dal titolo “Pietà l’è morta”. Che cosa scrivere ora per l’odissea dei quarantadue donne e uomini naufraghi della Sea Watch 3, della sua “capitana” che, novella Antigone, fa appello all’antichissima legge del mare oltre a leggi non scritte di pietà e di giustizia, contro l’uso strumentale di leggi dello stato? Più volte abbiamo l’impressione che ormai manchino le parole per commentare, per raccontare. Siamo soprattutto stanche e veramente preoccupate di vivere in un paese governato con parole, e fatti, privi di umanità e di intelligenza, di essere invase da una campagna elettorale permanente, con tutto il rispetto per le campagne elettorali, di vedere soprattutto un tasso di cinismo tale per cui non si ha neppure più riguardo di salvare almeno le apparenze. Senza che nessuno lo dica apertamente, a Lampedusa sbarcano centinaia di migranti, poco alla volta, su barche e barchini. Intanto le navi ONG, quelle sì sono nel mirino, non tanto per i pochi naufraghi che raccolgono, quanto perché, dovendo chiedere il permesso per entrare, con quelle ci si può battere il petto villoso gridando: i porti sono chiusi!  Allora diciamo che siamo solidali con le donne e gli uomini da tanti giorni segregati in mezzo al mare, respinti e persino derisi. Tacciati di voler fare i turisti a nostre spese. Per loro chiediamo immediato sbarco, accoglienza e rispetto. E siamo orgogliose che a dire no sia una donna, Carola Rackete, capitana coraggiosa, su cui si addensano pericoli noti e ignoti (vedi insulti e minacce), ma non ci facciamo imprigionare da icone e stereotipi, seppur in senso contrario al solito. In Carola Rackete non vediamo una nuova Giovanna D’Arco, ma una donna che si è assunta un compito importante e lo porta avanti con coerenza.  Però diciamo che, al termine prevedibile di questa vicenda, fra i nostri prossimi compiti potrebbe esserci quello di presidiare la “capitana” e il suo iter giudiziario, facendo valere tutto ciò che potremo far valere, in parole ed azioni, in sua difesa.  Infine diciamo che “siamo tutte ONG” nel senso che essere dichiaratamente “non governative”, a questo punto, ci sembra l’unica condizione possibile.​   

Sullo stupro di Viterbo

Le violenze contro le donne, i maltrattamenti, gli stupri e i femminicidi sono un continuum  gravissimo che ci indigna e sempre di più ci preoccupa per la banalità delle rappresentazioni mediatiche e delle risposte istituzionali. Le violenze sono tutte espressione del potere patriarcale che, sappiamo bene, continua a essere ben radicato nella nostra società, come dimostra lo stupro di Viterbo, mostruoso sia per l’efferatezza che per l’esibizione mediatica da parte degli stupratori. Cosa questa che purtroppo accade sempre più spesso, mostrandoci che violenza ed esibizione si alimentano a vicenda.Lo stupro di Viterbo si distingue per la particolare crudeltà, e anche per l’appartenenza politica dei due aguzzini. Appartenenza che non può essere messa in secondo piano, perché è sempre da quel fronte di estrema destra che viene paventato il pericolo di invasione degli immigrati in quanto stupratori delle “nostre” donne. Nel manifesto che uno dei due stupratori postava sul suo profilo Facebook, da tempo ormai rinato dalla paccottiglia retorica razzista del ventennio, una donna bianca viene ghermita dall’uomo nero, ed è chiaramente leggibile il messaggio: difendi la donna bianca dall’uomo nero che vuole possederla. Corollario di tale monito, non leggibile ma chiaramente intuibile è: solo l’uomo bianco può possedere la donna bianca! Ed è proprio quello che hanno fatto (e fanno tutti i giorni) i “nostri” uomini bianchi. Siamo molto preoccupate, non solo per l’espressione di degrado umano e per l’idea di donna che questo stupro restituisce a questa società, ma anche per la mancanza di volontà, da parte dei nostri politici, di affrontare il problema nel modo dovuto! Si invoca la castrazione chimica, come se lo stupro nascesse da un eccesso di libido e non dal disprezzo per la donna e dalla volontà di soggiogarla e umiliarla. Questa sarebbe una risposta che non solo non avrebbe alcun effetto preventivo, ma sarebbe anzi molto pericolosa, come già sperimentato in altri Paesi: il sadismo ha diversi modi per essere esercitato, come vediamo in tanti casi, come avvenne, ad esempio, nella strage del Circeo.   Quello che andrebbe rimosso è proprio quel contesto e quella cultura maschilista, razzista e violenta del quale  anche il nostro ministro degli interni invece mostra di compiacersi. Alla donna colpita con tanta crudeltà, con tanto manifesto disprezzo, noi donne dell’UDI offriamo solidarietà incondizionata, vicinanza, aiuto se richiesto, sostegno in tutti i difficili passi che ora dovrà fare, siamo e saremo irremovibili nel chiedere giustizia senza se e senza ma. Continuiamo a chiedere al ministro dell’interno di chiudere le sedi di Casapound (e ricordiamo il recente blitz di Casapound contro la Casa Internazionale delle Donne, a Roma, i loro volantini offensivi, la loro difesa della donna madre di italici soggetti, la loro APOLOGIA DEL FASCISMO - che in Italia è illegale!) e di porsi seriamente il problema della violenza contro le donne, tutte le donne, in questo nostro paese,  che certo non si affronta con gli spot del Codice Rosso. Le Responsabili NazionaliUDI – Unione Donne in ItaliaGiulia Potenza e Laura Piretti    ​

Stop agli attacchi del governo ai diritti delle donne

L'UDI SI MOBILITA CONTRO IL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE DI VERONA:Siamo cittadine del mondo e alle donne di tutto il mondo è rivolto un attacco senza precedenti, incarnato dal Congresso mondiale delle famiglie. Per questo le donne dell'UDI parteciperanno numerose al corteo di Verona del 30 marzo e ai presidi organizzati nelle altre città per coloro che non potranno essere a Verona ma vogliono comunque far sentire tutto la loro indignazione.​L'UDI LANCIA UNA PETIZIONE CONTRO I CONTINUI ATTACCHI DEL GOVERNO AI DIRITTI DELLE DONNE:(Firma la petizione) Siamo cittadine del mondo e alle donne di tutto il mondo è rivolto un attacco senza precedenti: incarnato dal Congresso mondiale delle famiglie.Contro l’interruzione di gravidanza volontaria.Contro la liberà di difendersi dalla violenza degli uomini.Contro la libertà di unirsi per amore.Contro la libertà di scegliere il paese in cui vivere.Contro l’Europa voluta dalle donne, sede di un diritto superiore.E soprattutto contro la Convenzione di Istanbul, la carta che impegna gli stati a contrastare la violenza contro native e migranti.Usurpatori dei diritti e delle parole che noi abbiamo riempito di significati nel nostro cammino. I capi di movimenti patriarcali vogliono tornare a un modello di famiglia che noi abbiamo già archiviato: quella del padre padrone.Noi la famiglia la stiamo cambiando, perché non sia più la patria della violenza e dell’arbitrio sulle donne e sui loro figli. Coloro che si oppongono a questa rivoluzione non violenta si servono di parole virulente contro le donne e le loro conquiste, contro la libertà di scegliere di tutti. Hanno deciso di occupare Verona per confermare una seria opzione sul Governo italiano, che a sua volta si è inchinato di fronte a una parte, già dall’insediamento del ministro Fontana, pur essendo chiamato a governare il paese nella sua complessità.Con alterne vicende e con la reiterazione di smentite e conferme, a una vera e propria forza di occupazione è stata spalancata la porta principale del Paese. L’opera concretizzata simboleggiata dal Ddl Pillon (per ridare a padri violenti la tutela sui figli), dal Ddl Gasparri (per anteporre i diritti dell’embrione a quelli della madre) costituisce il messaggio di benvenuto al congresso di Verona.Noi che lavoriamo per cambiare il Paese lottando e svelando il vero volto dei capi, diffidiamo politicamente questo governo per aver usato il nostro Paese per amplificare il messaggio minaccioso della misoginia mondiale e lo invitiamo ad astenersi dall’intaccare diritti civili acquisiti, duramente conquistati, e riconosciuti dalla comunità internazionale.  (Firma la petizione)   

Ragazzi italiani coraggiosi di cui siamo orgogliose

In questi giorni, in Italia, un Ministro della Repubblica in piena campagna elettorale, di fronte ad una strage sventata grazie ad una grandiosa collaborazione tra bambini delle più svariate nazionalità, commenta il gesto eroico del ragazzino di 13 anni nato in Italia da genitori marocchini e che ha salvato la vita a 51 suoi compagni solo per ribadirgli che la legge sullo Ius Soli non si cambia.I bambini nati e cresciuti in Italia sono stranieri in casa propria, con un permesso di soggiorno a tempo determinato. Prosegue subito dopo twittando di ogni singolo caso di cronaca in cui i colpevoli non sono italiani, dimentico di tutto il resto. Contemporaneamente, in Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, Prima Ministra, parla così dopo l'attenato che il 15 marzo scorso ha ucciso 50 persone a Christchurch: "Naeem Rashid, originario del Pakistan, è morto dopo essersi gettato addosso al terrorista per togliergli la pistola. E’ morto cercando di salvare coloro che stavano pregando al suo fianco. Abdul Aziz, originario dell’Afghanistan, ha affrontato il terrorista armato dopo aver afferrato la prima cosa che gli è capitata a tiro. Ha messo a repentaglio la propria vita e senza dubbio ha salvato quella di molti altri con il suo coraggio altruista. Sicurezza significa essere liberi dalla paura della violenza. Ma significa essere liberi dalla paura dei sentimenti di razzismo e odio che creano un ambiente dove la violenza può prosperare. E ciascuno di noi ha il potere di cambiare le cose." Nonostante l'angosciante clima di intolleranza che respiriamo tutti i giorni, esiste un altro mondo e altre persone, esiste un altro tipo di governo possibile; esiste l'esempio di Jacinda Arden ed esistono i bambini, le bambine, i genitori di san Donato. Noi confidiamo in loro e in persone come loro per la costruzione del futuro per cui lottiamo e abbiamo sempre lottato.     ​

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