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PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

Sullo stupro di Viterbo

Le violenze contro le donne, i maltrattamenti, gli stupri e i femminicidi sono un continuum  gravissimo che ci indigna e sempre di più ci preoccupa per la banalità delle rappresentazioni mediatiche e delle risposte istituzionali. Le violenze sono tutte espressione del potere patriarcale che, sappiamo bene, continua a essere ben radicato nella nostra società, come dimostra lo stupro di Viterbo, mostruoso sia per l’efferatezza che per l’esibizione mediatica da parte degli stupratori. Cosa questa che purtroppo accade sempre più spesso, mostrandoci che violenza ed esibizione si alimentano a vicenda.Lo stupro di Viterbo si distingue per la particolare crudeltà, e anche per l’appartenenza politica dei due aguzzini. Appartenenza che non può essere messa in secondo piano, perché è sempre da quel fronte di estrema destra che viene paventato il pericolo di invasione degli immigrati in quanto stupratori delle “nostre” donne. Nel manifesto che uno dei due stupratori postava sul suo profilo Facebook, da tempo ormai rinato dalla paccottiglia retorica razzista del ventennio, una donna bianca viene ghermita dall’uomo nero, ed è chiaramente leggibile il messaggio: difendi la donna bianca dall’uomo nero che vuole possederla. Corollario di tale monito, non leggibile ma chiaramente intuibile è: solo l’uomo bianco può possedere la donna bianca! Ed è proprio quello che hanno fatto (e fanno tutti i giorni) i “nostri” uomini bianchi. Siamo molto preoccupate, non solo per l’espressione di degrado umano e per l’idea di donna che questo stupro restituisce a questa società, ma anche per la mancanza di volontà, da parte dei nostri politici, di affrontare il problema nel modo dovuto! Si invoca la castrazione chimica, come se lo stupro nascesse da un eccesso di libido e non dal disprezzo per la donna e dalla volontà di soggiogarla e umiliarla. Questa sarebbe una risposta che non solo non avrebbe alcun effetto preventivo, ma sarebbe anzi molto pericolosa, come già sperimentato in altri Paesi: il sadismo ha diversi modi per essere esercitato, come vediamo in tanti casi, come avvenne, ad esempio, nella strage del Circeo.   Quello che andrebbe rimosso è proprio quel contesto e quella cultura maschilista, razzista e violenta del quale  anche il nostro ministro degli interni invece mostra di compiacersi. Alla donna colpita con tanta crudeltà, con tanto manifesto disprezzo, noi donne dell’UDI offriamo solidarietà incondizionata, vicinanza, aiuto se richiesto, sostegno in tutti i difficili passi che ora dovrà fare, siamo e saremo irremovibili nel chiedere giustizia senza se e senza ma. Continuiamo a chiedere al ministro dell’interno di chiudere le sedi di Casapound (e ricordiamo il recente blitz di Casapound contro la Casa Internazionale delle Donne, a Roma, i loro volantini offensivi, la loro difesa della donna madre di italici soggetti, la loro APOLOGIA DEL FASCISMO - che in Italia è illegale!) e di porsi seriamente il problema della violenza contro le donne, tutte le donne, in questo nostro paese,  che certo non si affronta con gli spot del Codice Rosso. Le Responsabili NazionaliUDI – Unione Donne in ItaliaGiulia Potenza e Laura Piretti    ​

Stop agli attacchi del governo ai diritti delle donne

L'UDI SI MOBILITA CONTRO IL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE DI VERONA:Siamo cittadine del mondo e alle donne di tutto il mondo è rivolto un attacco senza precedenti, incarnato dal Congresso mondiale delle famiglie. Per questo le donne dell'UDI parteciperanno numerose al corteo di Verona del 30 marzo e ai presidi organizzati nelle altre città per coloro che non potranno essere a Verona ma vogliono comunque far sentire tutto la loro indignazione.​L'UDI LANCIA UNA PETIZIONE CONTRO I CONTINUI ATTACCHI DEL GOVERNO AI DIRITTI DELLE DONNE:(Firma la petizione) Siamo cittadine del mondo e alle donne di tutto il mondo è rivolto un attacco senza precedenti: incarnato dal Congresso mondiale delle famiglie.Contro l’interruzione di gravidanza volontaria.Contro la liberà di difendersi dalla violenza degli uomini.Contro la libertà di unirsi per amore.Contro la libertà di scegliere il paese in cui vivere.Contro l’Europa voluta dalle donne, sede di un diritto superiore.E soprattutto contro la Convenzione di Istanbul, la carta che impegna gli stati a contrastare la violenza contro native e migranti.Usurpatori dei diritti e delle parole che noi abbiamo riempito di significati nel nostro cammino. I capi di movimenti patriarcali vogliono tornare a un modello di famiglia che noi abbiamo già archiviato: quella del padre padrone.Noi la famiglia la stiamo cambiando, perché non sia più la patria della violenza e dell’arbitrio sulle donne e sui loro figli. Coloro che si oppongono a questa rivoluzione non violenta si servono di parole virulente contro le donne e le loro conquiste, contro la libertà di scegliere di tutti. Hanno deciso di occupare Verona per confermare una seria opzione sul Governo italiano, che a sua volta si è inchinato di fronte a una parte, già dall’insediamento del ministro Fontana, pur essendo chiamato a governare il paese nella sua complessità.Con alterne vicende e con la reiterazione di smentite e conferme, a una vera e propria forza di occupazione è stata spalancata la porta principale del Paese. L’opera concretizzata simboleggiata dal Ddl Pillon (per ridare a padri violenti la tutela sui figli), dal Ddl Gasparri (per anteporre i diritti dell’embrione a quelli della madre) costituisce il messaggio di benvenuto al congresso di Verona.Noi che lavoriamo per cambiare il Paese lottando e svelando il vero volto dei capi, diffidiamo politicamente questo governo per aver usato il nostro Paese per amplificare il messaggio minaccioso della misoginia mondiale e lo invitiamo ad astenersi dall’intaccare diritti civili acquisiti, duramente conquistati, e riconosciuti dalla comunità internazionale.  (Firma la petizione)   

Ragazzi italiani coraggiosi di cui siamo orgogliose

In questi giorni, in Italia, un Ministro della Repubblica in piena campagna elettorale, di fronte ad una strage sventata grazie ad una grandiosa collaborazione tra bambini delle più svariate nazionalità, commenta il gesto eroico del ragazzino di 13 anni nato in Italia da genitori marocchini e che ha salvato la vita a 51 suoi compagni solo per ribadirgli che la legge sullo Ius Soli non si cambia.I bambini nati e cresciuti in Italia sono stranieri in casa propria, con un permesso di soggiorno a tempo determinato. Prosegue subito dopo twittando di ogni singolo caso di cronaca in cui i colpevoli non sono italiani, dimentico di tutto il resto. Contemporaneamente, in Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, Prima Ministra, parla così dopo l'attenato che il 15 marzo scorso ha ucciso 50 persone a Christchurch: "Naeem Rashid, originario del Pakistan, è morto dopo essersi gettato addosso al terrorista per togliergli la pistola. E’ morto cercando di salvare coloro che stavano pregando al suo fianco. Abdul Aziz, originario dell’Afghanistan, ha affrontato il terrorista armato dopo aver afferrato la prima cosa che gli è capitata a tiro. Ha messo a repentaglio la propria vita e senza dubbio ha salvato quella di molti altri con il suo coraggio altruista. Sicurezza significa essere liberi dalla paura della violenza. Ma significa essere liberi dalla paura dei sentimenti di razzismo e odio che creano un ambiente dove la violenza può prosperare. E ciascuno di noi ha il potere di cambiare le cose." Nonostante l'angosciante clima di intolleranza che respiriamo tutti i giorni, esiste un altro mondo e altre persone, esiste un altro tipo di governo possibile; esiste l'esempio di Jacinda Arden ed esistono i bambini, le bambine, i genitori di san Donato. Noi confidiamo in loro e in persone come loro per la costruzione del futuro per cui lottiamo e abbiamo sempre lottato.     ​

Di che famiglia sei? umana

L’UDI risponde al Congresso mondiale delle famiglie a Verona LA FAMIGLIANon è un ordine a cui sottostare, non è più il luogo della patria potestà, del diritto di stupro domestico, delle botte educative per moglie e figli/e. LA FAMIGLIANon è il luogo del casalingato femminile obbligatorio e gratuito. Bambine e bambini non nascono per ordine dello Stato, nascono per amore di genitori e gravidanza di mamma. Se c’è violenza non è famiglia. Se c’è subalternità non è famiglia.Senza l’autodeterminazione delle donne non c’è famiglia.Senza lavoro è difficile essere famiglia. Senza casa è difficile essere famiglia. LA FAMIGLIAÈ il luogo della responsabilità e dell’ascolto, della solidarietà e della condivisione.È il luogo in cui si impara ad essere libere e liberi, altrimenti non è famiglia! Abbiamo avuto governi attendistiAbbiamo avuto governi indifferentiAbbiamo avuto governi ipocritiAbbiamo avuto governi insipientiAbbiamo avuto governi contrari all’autodeterminazione delle donneE LI ABBIAMO SCONFITTI MAI ABBIAMO AVUTO GOVERNI SCHIERATI CONTRO L’ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE Ci chiamano a uno scontro di civiltà,NOI NON CI STIAMO. La civiltà non è l’ordine naturale imposto con i miliardi delle lobbies antidemocratiche.La civiltà non è una dichiarazione di guerra porta a porta.La civiltà è pratica di buon vicinato tra donne e uomini, tra popoli e storie, tra nazioni e nazioni.La civiltà che vogliamo conservare è quella che ci fa vivere libere e in pace.    ​

Chi ha paura della Merlin? Mai più case chiuse! Di Vittoria Tola​

Onore alla senatrice Merlin grazie alla quale, sessant’anni fa, il 20 febbraio del 1958 entrò in vigore una delle leggi più discusse, stimate, controverse e odiate della nostra storia, la numero 75, meglio nota come legge Merlin dal nome della promotrice nonché prima firmataria, la senatrice Lina Merlin nel 1948. Un provvedimento che dopo dieci anni dal suo inizio abolì la regolamentazione della prostituzione di stato, chiudendo le case di tolleranza come le chiamò il regime fascista rinverdendo le leggi sulla regolamentazione di stato della prostituzione introdotta da Cavour nel 1848.La L. 75/58 dichiara che la prostituzione non è un reato, ma introduce i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione anche recependo la Dichiarazione universale del diritti umani dell’Onu del 1948. La legge Merlin, votata dai partiti antifascisti, ma non dall’Msi, di fatto liberò oltre tremila donne dalla “indegna schiavitù”, come la chiamò Anna Maria Mozzoni dopo l’Unità d’Italia e come poi riprese Lina Merlin. La legge ridiede dignità e libertà non solo a loro, soprattutto le povere e ingannate, costrette a subire -come scrisse una donna, nelle “Lettere dalle case chiuse” scritte alla Merlin- anche cento uomini al giorno, ma anche ai loro figli, oltre che a tutte quelle che dalle case erano scampate, di potersi rifare una vita, trovare un lavoro, farsi una famiglia, sposarsi non più sottoposte all’obbligo di essere “patentate” contro la loro decisione, né al controllo della polizia sulla loro vita e le loro scelte, che le portavano spesso ancora molto giovani nei sifilocomi. Il tanto vantato obbligo di controllo sanitario in realtà era un obbligo alla visita medica che valeva solo per le donne, ma non valeva per i clienti, giovani e anziani, celibi e sposati che continuavano ad infettarle senza rimorso alcuno con la connivenza di proprietari di bordelli, tenutarie e medici compiacenti, con una corruttela politica che dovrebbe essere studiata meglio dai suoi estimatori.In questa campagna elettorale sgangherata, esponenti politici di primo piano non hanno esitato a riproporre forme di regolamentazione della prostituzione e di assimilazione ad un lavoro non meglio definito in nome -in un paese di grandi evasori- della necessità di incrementare il pagamento di tasse da parte di sex worker. Inoltre, e sarà segno dei tempi amari che viviamo, il Tribunale di Bari accetta di sottoporre la Legge Merlin alla Corte Costituzionale, come chiedono i legali di Tarantino -il rifornitore di escort a Palazzo Grazioli- sperando di arrivare a rendere legittimo e non punibile penalmente il reato di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in nome dell’autodeterminazione delle donne.La battaglia della Merlin contro la prostituzione di stato durò dieci anni e fu condotta senza esclusione di colpi da parte di tenutari che finanziarono campagne contro la senatrice senza badare a spese; di medici che avevano il loro tornaconto sull’affare; di parlamentari anche del partito della Merlin che cercavano motivazioni nobili per tutti i clienti delle case chiuse che rappresentavano il monumento legittimo dei loro vizi e di una sessualità maschile predatoria e senza limiti verso le donne da usare, anche per iniziare alla sessualità i loro figli o per tenere buoni soldati e marinai in una leva senza fine. Un sistema tra i peggiori che il patriarcato abbia mai definito contro le donne e contro cui si ribellarono, fin dall’8oo, donne e uomini in tutto il mondo riuscendo a modificare molte legislazioni nazionali. L’Italia insieme alla Francia e alla Svizzera rimase ben ultima fino a dopo la Seconda Guerra mondiale. Lina Merlin straordinaria donna antifascista, fondatrice dell’Udi e Costituente tra le più importanti e rispettate, riprese la questione e, anche ispirandosi alla battaglia in Francia di Marthe Richard, riuscì nonostante tutti gli avversari a portare a termine la sua battaglia.Da sessant’anni anni in ogni legislatura, in Parlamento, sono presentate proposte di tutti i tipi per modificarla, e non è un caso che da sessant’anni nessuno ci riesca. La legge più osteggiata della storia italiana e anche la legge più solida nel tempo; tuttavia questo non meraviglia chi conosce bene la storia politica della Merlin e della legge da lei voluta con una capacità di lotta e di documentazione su ogni aspetto che ancora impressiona. Non a caso per una parlamentare che ha lavorato tantissimo e dalla Costituente è rimasta famosa per l’art.3, e poi su tante leggi contro gli esperimenti nucleari, contro la guerra, sull’infanzia, sulla scuola, sul Polesine, sulle arti e sulla sanità, questa legge rimane il suo risultato più famoso.Contrariamente a quanto spesso viene sostenuto, non è vero che chiusura delle case chiuse scatenò la prostituzione di strada: non solo perché anche prima erano migliaia le non “patentate” che sfuggivano alle case e alla polizia, ma anche perché, come chiunque potrebbe vedere se volesse documentarsi, dopo il ‘58 e in concomitanza con il boom economico molte donne cercarono e trovarono lavoro e, come dimostrano dati delle FFO, inchieste, studi storici e il cinema, se sulla strada rimasero una piccola parte delle donne più povere, altre si organizzarono al chiuso ma tenendo alla larga sfruttatori che comunque non si arresero mai e provarono a riorganizzarsi. Il dato della prostituzione su strada fu comunque residuale anche per i cambiamenti sociali e culturali fino a oltre la metà degli anni ‘80 quando gli sfruttatori della “industria” del sesso, non decisero di usare le ragazze tossicodipendenti e l’esplosione dell’ HIV non fu l’occasione per buttare sulla strada ragazze nigeriane attirate con false promesse dal loro paese mentre la disintegrazione dei paesi del blocco di Varsavia riversava, per necessità e con inganno, nelle nostre città migliaia di donne in mano ai trafficanti. Problema a tutt’oggi certo non risolto ma che grazie alla legge Merlin non puntò a criminalizzare le vittime ma i trafficanti e gli sfruttatori. L’Italia infatti, approvando l’art. 18 nella legge sull’immigrazione del 1998, poi nel 2000 il Protocollo di Palermo “Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini, (noto anche come il protocollo sulla tratta degli esseri umani adottato congiuntamente alla Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale). L’esperienza italiana ha contributo nel 2005 alla Convenzione di Varsavia contro la tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e l’Italia rimane il paese con il più alto numero di donne sottratte in questi anni alle mani dei trafficanti anche se lo sforzo non è ancora sufficiente. Un lavoro che deve continuare ed essere reso sempre più forte ed organico, situato com’è nell’intreccio tra immigrazione, prostituzione, mancanza di lavoro e accoglienza degna di questo nome, ma anche con una domanda di prostituzione da parte maschile ignobile e insopportabile.Possiamo dire con assoluta certezza che, pur essendo vissuta in un’altra epoca, la senatrice aveva ben chiaro, cosa che non succede a troppi nell’epoca di cui parliamo, la differenza che esiste tra violenza maschile e capacità di conquistare una donna.Nonostante le regressioni in atto indietro non si torna! La Merlin non si tocca!   ​

Giornata della memoria 2019

Il giorno della Memoria è diventato di anno in anno sempre più un atto di omaggio agli ebrei – morti e vivi -, è diventata l’occasione per parlare di loro. “È la vostra storia, la ricordiamo. Vi ricordiamo”. No. Non è la mia storia. È la storia di tutti gli europei, di chi la progettò e la mise in atto. Di chi vide e fece finta di nulla. Della rete ferroviaria di tutto il continente, su cui per anni i convogli andavano pieni di esseri umani e tornavano vuoti. Di chi rischiò la vita per salvare anche una vita soltanto. Potrà sembrare assurdo, persino intollerabile, ma come ebrea non posso identificarmi in questa storia. La rifiuto: la Shoah non mi appartiene perché è per definizione il rifiuto stesso della memoria ebraica: aspirava infatti a creare un’Europa judenfrei, un presente e un futuro senza ebrei. Durante la guerra a Praga i nazisti raccolsero migliaia di oggetti rubati a case, sinagoghe, persone, con l’obiettivo di creare un museo della razza estinta, di lì a pochi anni. Pochi mesi. Nel contesto della ricorrenza odierna, invece, le iniziative e gli eventi hanno senso solo se vanno esattamente nella direzione opposta a quella auspicata dal “Museo della Razza Estinta” voluto dai nazisti: dare alla collettività il senso pieno di appartenenza a questa storia, mostrare quanto essa stia dentro il tessuto sociale e materiale del nostro mondo.Di fronte agli oggetti, alle case, alle cose, ai volti delle persone, ai documenti conservati negli archivi quella storia si fa riconoscere, diventa propria, parte del proprio mondo.Elena Lowenthal​Il senso della memoria di Elena Lowenthal Caro presidente, la Giornata della memoria dimentica i rom di Dijana Pavlovici

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