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PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

DDL Pillon. Manifestazione sospesa, ma la mobilitazione continua.​

Le associazioni femministe, i centri antiviolenza, le organizzazioni e le donne che avevano promosso la mobilitazione del 28 settembre contro il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati comunicano che ad oggi questa è sospesa. Sospesa, ma non annullata.  Il cambio della compagine governativa e alcune dichiarazioni relative all’accantonamento di tutti i disegni di legge sulla modifica del diritto di famiglia a svantaggio dei diritti di donne e bambini /e non bastano. Il Ddl Pillon e collegati devono essere tutti ritirati. Occorre contrastare la deriva culturale ultraconservatrice in atto tesa a demolire i diritti e le libertà delle donne e che già agisce nei tribunali dove le donne vengono private dei loro figli in base alla negazione della violenza subita e alla falsa e inesistente teoria dell’alienazione parentale. Patriarcato, razzismo, disuguaglianze, discriminazioni e precarietà continuano ad avvelenare la nostra società. Le donne restano esposte al femminicidio, alla violenza maschile e a quella istituzionale, alla vittimizzazione secondaria, incontrano limiti all'autodeterminazione delle scelte riproduttive, restano sostanzialmente espulse dal mercato del lavoro e vivono diverse condizioni di sfruttamento del loro tempo e della loro vita. Restiamo quindi tutte in mobilitazione permanente per vigilare affinché non si torni indietro sui diritti e le libertà acquisiti. Continueremo a lavorare tutte insieme e trasversalmente per affermare la soggettività delle donne, valorizzare le differenze, e chiedere a questo governo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul. Agedo Nazionale Anpi Coordinamento nazionale DonneAPS Presenza Femminista di AvezzanoARCIAss. Punto D di OstiaAssociazione Cassandra DAssociazione Culturale Donne i Colori dell’irideAssociazione di Donne di Ancona SEMAJAssociazione Laicità Scuola SaluteAssociazione Lesbica Femminista ItalianaAssociazione Work in ProgressBeFree Cooperativa socialeBianca Rosa onlusCasa delle Donne di TerniCasa internazionale delle donne Cassandra DCentro antiviolenza Giraffah Onlus di Bari Centro antiviolenza Pink house di FloridiaCentro antiviolenza Renata Fonte di LecceCentro Culturale Municipale Giorgio MorandiCGILCircolo di Cultura Omosessuale Mario MieliCollettivo femminista del Liceo Mamiani di RomaComunità X Ass.Artisti di CorvialeConferenza delle Democratiche del VenetoConferenza delle Donne PD di BolognaConvochiamoci per BariCoordinamento Genitori Democratici Nazionale Cooperativa La bitta di VerbaniaCub Sanità di RomaD.i.Re Donne in rete contro la violenzaDemocrazia AteaDifferenza Donna OngDonn'è Associazione di promozione socialeDonne in ReteFamiglie ArcobalenoFederico nel cuore OnlusFondazione Pangea - ReamaGermoglio violaGiuridicaMente Libera-Roma Il giardino segretoIntersexioniLaicitaliaLibere Tutte FirenzeMondogira (Este)Onlus Ora d'AriaPerledonne (Imola)Rete femminista "La città delle donne" nazionaleRete femminista "La città delle donne" romanaRete LenfordRISINGRose Rosse APS (Castel Maggiore Bologna)Salute Donna (Napoli)Se non ora quando Cava de' TirreniSe Non Ora Quando? Coordinamento nazionale comitatiSenonoraquando VeneziaServizio antiviolenza "Giù le mani"Spazio di Marielle Franco APSSportello donne S.O.S.IRIDEAssociazione nazionale Telefono RosaUDI Unione donne in ItaliaUILVentunesimodonna Corsico Women’s March Rom      ​

#NoPillon e DDL collegati. Manifestazione nazionale a Roma sabato 28/9 14.30 Piazza della Repubblica​

Siamo le donne che hanno lottato per il nuovo diritto di famiglia, per il divorzio e la legge 194.Siamo le donne che hanno definito lo stupro reato contro la persona e non contro la morale, lottando per cancellare le norme ereditate dal codice fascista Rocco insieme al delitto d’onore, al matrimonio riparatore, allo ius corrigendi del marito, titolare di ogni potere su moglie e figli.Siamo le donne che da sempre si battono contro la violenza maschile fuori e dentro la famiglia.Siamo le donne dei Centri antiviolenza femministi.Siamo le donne che hanno lottato per il diritto al lavoro, per il valore e il rispetto del lavoro, per la centralità e il valore sociale della maternità, per i congedi di maternità e paternità, per un welfare solidale e non basato su nonne e nonni.Siamo le donne che si prendono cura delle persone, delle comunità, dei territori.Siamo coloro che tengono davvero al centro il benessere e la serenità di bambine e bambini perché è grazie a noi che bambini e bambine sono diventati soggetti di diritto.Siamo le famiglie in tutte le possibili declinazioni.Siamo le donne e gli uomini giovani, che vorrebbero lavorare e non emigrare, che rivendicano il diritto di poter decidere se, dove, come e quando costruirsi una famiglia.Siamo le donne e gli uomini che danno vita giorno per giorno una società accogliente inclusiva aperta e giusta con donne e uomini migranti.Siamo donne e uomini scesi in piazza come e con soggettività transfemministe e lgbtq+ per una società di piena cittadinanza umana.Siamo i padri e gli uomini responsabili e civili che non si riconoscono nella strategia e nella retorica vendicativa della lobby dei padri separati.Siamo coloro che rifiutano la menzogna dell’alienazione parentale, in accordo con tutta la comunità scientifica internazionale e siamo contro chiunque manipoli bambini e bambine per il proprio tornaconto personale o professionale.Siamo qui ancora una volta per ribadire:Non si torna indietro sui diritti e la libertà di scelta. Non si usano bambini e bambine contro i genitori!Nessun testo unificato su separazione, mediazione obbligatoria bigenitorialità, mantenimento diretto.Manifestazione nazionale a Romasabato 28 settembre ore 14.30 Piazza della RepubblicaMovimenti Femministi, Associazioni di donne, Centri antiviolenza, Collettivi, Organizzazioni.       ​

Il DDl Pillon, vendetta contro le donne ​

di Anna Scalfati #No Pillon, l’appuntamento è già stato fissato: tutte in piazza a Roma il 28 settembre. Abbiamo intervistato Vittoria Tola, della segreteria dell’UDI (che tanto a lungo ha guidato) e una delle protagoniste alla conferenza stampa al Senato convocata lo scorso 23 luglio, in concomitanza con la ripresa dei lavori in Commissione giustizia sul Ddl 735 e testi collegati. Rispetto a quanto già proposto nell’incontro al Senato, la mobilitazione è stata lanciata per settembre. Come mai non c’è nessuna fiducia nel testo unificato che potrebbe uscire alla ripresa dei lavori parlamentari tra i disegni di legge presenti al Senato sulla separazione e affido condiviso?“Non c’è nessuna speranza di miglioramento perché quei ddl sono sbagliati in tutti i sensi e hanno proposte irricevibili sulle donne sui bambini, sulla concezione della famiglia e sui rapporti tra donne e uomini e sulla realtà italiana. Se dovessero essere approvate vincerebbe la vendetta di forze reazionarie nei confronti degli ultimi 70 anni in cui abbiamo in tante e tanti lavorato per inverare la Costituzione e riconoscere la soggettività politica delle donne e il riconoscimento dei bambini/e a essere soggetti di diritto e non proprietà e basta come la teoria della pas o la bigenitorialità perfetta li vorrebbe trasformare negando libertà, diritti e persino la violenza subita o assistita.  Una vendetta politica e storica contro le donne italiane che non a caso è legata alla restaurazione per il ritorno all’ordine naturale nella famiglia e nella società al predominio patriarcale dei sovranisti mondiali che le donne dell’Udi, e non solo, combattono anche dalla Resistenza e hanno cercato di far vivere anche nell’assemblea costituente. Le Costituenti: donne speciali, ragazze come noi: è così, con le biografie delle 21 donne che parteciparono alla stesura della Costituzione che l’Udi ha riaffermato il ruolo fondamentale svolto dalla parte femminile del Paese nella costruzione del processo democratico”.Un volume, quello sulle Costituenti, pensato per le scuole, per le nuove generazioni, stampato in occasione degli ottant’anni della Costituzione Italiana, nel novembre scorso. E’ in questo legame con il passato che Vittoria Tola, segreteria nazionale dell’Udi insieme ad altre dirigenti, ha supervisionato l’edizione del volume, vede la via da percorrere in tempi che definisce duri, forse per alcuni versi “i più duri dal dopoguerra”.“L’Italia di periodi difficili ne ha passati tanti se pensiamo al dopoguerra, agli anni del terrorismo ma mai come oggi si è giunti a un punto di scontro e di rottura di una dimensione politica e legislativa. È un periodo duro anche perché una parte delle donne, come mai nel periodo repubblicano, si è schierata contro altre donne aderendo a progetti reazionari populisti”.Come te lo spieghi questo fenomeno di distacco da battaglie comuni?“La mia idea è che da un lato siano state ben contente che altre conquistassero diritti e possibilità anche per loro ma che non riconoscono (vedi la presenza femminile in parlamento) ma che da tempo vi sia, anche per la strumentalizzazione politica della paura, una percezione di insicurezza che spinge a tornare verso modelli strutturati del passato ma di emancipazione negativa. Di fronte a grandi cambiamenti nel mondo donne e uomini si trovano alla ricerca di un mondo perduto: erano certi di cose che invece si sono modificate e sembrano portare a situazioni incontrollabili. I rischi, per le donne, con una forza politica sovranista populista sono di ritorno al passato anche più di quanto loro credano possibile. Quello che viene definito “ordine naturale” altro non è che la restaurazione del potere patriarcale come comunemente interpretato nel Libro della Bibbia sulla Creazione ma ristabilendo la superiorià di genere maschile. E difatti vediamo che i movimenti sovranisti sono anche contro Papa Bergoglio e i loro amici di riferimento sono Putin, Orban, Trump. Questi personaggi vogliono soprattutto che non esista una democrazia liberale. Non vogliono donne e bambini soggetti di diritto e soggetti liberi. Le donne devono fare figli, tornare a casa e sostituirsi nel welfare.  Si sta recuperando il diritto degli adulti, dei padri, di punire qualunque donna non si adegui anche con la sottrazione dei figli, un ritorno al codice Rocco”. Vittoria, l’UDI nasce nel 1945 e attraversa  il secolo passato e quello appena iniziato: che cosa è cambiato e che cosa è rimasto dei movimenti femministi anche alla luce di questa nuova Alleanza delle parlamentari nel mondo?“Questa Alleanza  è importante e vedremo come opererà, certo le grandi Conferenze dell’Onu nei decenni passati hanno aiutato molto le donne e le donne  hanno lavorato in questo senso . E’ cambiato molto ma non abbastanza nella vita personale collettiva e culturale di tutte/i. Ma il femminismo è una realtà molto complessa e non facilmente definibile. Io sono arrivata a Roma proprio nel momento dell’ esplosione dei collettivi femministi  negli anni 70 e mi è sembrato che l’UDI, nonostante indecisioni e rigidità, fosse ancora un punto ineludibile per la sua storia e per tutte le sue battaglie con donne di tutte le età e di ogni realtà sociale che si impegnavano  con  generosità  e responsabilità  per cambiare e migliorare la vita di tutte. Ed è con questo spirito che abbiamo affrontato questioni come il divorzio, l’aborto, la contraccezione, poi la violenza, il sessismo nel linguaggio e nelle pubblicità, i diritti delle donne migranti, il lavoro la precarietà, la disparità salariale e le discriminazioni nel lavoro e nella politica. Molte allora parlavano di sorellanza. Oggi dovremmo metterci d’accordo su una idea comune: il femminismo è e rimane un insieme di pensieri e di pratiche politiche diverse ma unificato dal dare valore al proprio sesso ed è ineludibile per migliorare il mondo”.L’UDI quale ruolo può avere nel creare un movimento largo per i diritti delle donne?“Il movimento anche se frastagliato per fortuna esiste e credo che debba rimanere lo spirito che ha caratterizzato sempre l’associazione con senso di unità e dialogo tra tutte e riflessioni approfondite.  E’ un atteggiamento da posizioni molto differenti che abbiamo avuto nella storia anche sui grandi temi con donne cattoliche lavorando ognuna per la sua parte alla storia del Paese ma anche attualmente su temi come tratta e prostituzione.  Anche per mantenere un filo di memoria che troppo spesso manca abbiamo digitalizzato manifesti, foto e il materiale dell’archivio sulla violenza maschile con tutta la documentazione che oggi può essere accessibile a studiose, studiosi e alle nuove generazioni che abbiano voglia di misurarsi sul presente e futuro con una visione di lungo periodo. Molto lavoro unitario  tra donne dunque ma richieste precise anche alle istituzioni a tutti i livelli come abbiamo fatto sia per No more sia per arrivare a fare ricerche  di genere  mirate e finanziate come sono state le ricerche Istat. Insomma crediamo nel valore di questo impegno volontario gratuito e non gerarchico. Anche per continuare nel lavoro che ci ha appassionato in questi anni sui problemi più urgenti.  La precarietà nel lavoro, lo sfaldamento dello stato sociale, la violenza maschile che non si riesce a contenere e la crescente aggressione portata avanti dai pro vita e dalla lobby dei padri separati. E con padri separati pensiamo non solo a Pillon ma anche a giornalisti e uomini famosi che hanno costruito, usando la televisione pubblica, una narrazione dei conflitti familiari che vede i padri separati come uomini poveri e deprivati e le donne separate come le responsabili di questa condizione mentre si godono i beni familiari prodotti da soli mariti”.A settembre si prepara la grande manifestazione di protesta contro il testo unificato dei 5 ddl in Senato coordinato dal senatore Pillon: sapranno le donne dei vari movimenti e associazioni dimostrare quella unità e solidarietà che tante volte è mancata?  Si dice proprio che le divisioni siano alla base della debolezza per il genere femminile di vincere le battaglie contro le discriminazioni.“La manifestazione è lanciata proprio in modo da unire tutte Ma ricordo che in questi anni ci sono state molte lotte unitarie che però stentano a strutturarsi in modo stabile nelle nuove condizioni sociali e mediatiche che viviamo. Le divisioni in genere non aiutano come non aiuta il fatto che ci siano donne complici del potere maschile ma non perderei mai di vista che proprio il potere maschile si è strutturato per millenni condizionando ogni aspetto della società della cultura e della legislazione. Siamo state l’imprevisto della storia come si diceva nel neofemminismo, abbiamo cambiato molto ma oggi davanti alla reazione dobbiamo unificare l’analisi, individuare in modo netto i pericoli e costruire una rete su base nazionale e internazionale più strutturata. Dobbiamo combattere chi sta rompendo l’ordine costituzionale costruito con fatica e sacrifici.  Nella manifestazione del 28 settembre dobbiamo essere unite e valorizzare tutte le diversità: dobbiamo essere come le Costituenti. Trasversali e unite come quelle 21 coraggiose donne i cui nomi sono impressi nella storia di tutte noi.  Da M. Agamben ad Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Angela Maria Guidi, Elisabetta Conci, Filomena delli Castelli, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Maria de Unterrichter, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra Fiorini, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio donne speciali, ragazze come quelle di oggi con una grande esigenza di giustizia e di un mondo migliore”.    ​

Rinvio a Settembre del DDL Pillon

Oggi, mentre partecipavamo alla conferenza stampa in Senato da noi organizzata insieme ad altre associazioni, abbiamo ricevuto la notizia del rinvio della discussione sul Ddl Pillon a settembre. Abbiamo sentito molti esultare dicendo che il Ddl Pillon è accantonato, è superato. Ebbene non lo è affatto! Il testo unificato di cui si discuterà a settembre contiene in sé tutti e quattro i Ddl di cui si discuteva congiuntamente al Pillon e in essi sono contenute previsioni non meno preoccupanti del primo. Per questo non festeggiamo. La nostra lotta non si fermerà fino a quando il Ddl Pillon e collegati non verranno ritirati! Non ci fidiamo delle parole, vogliamo solo vedere cessata una volta per tutte questa pericolosa minaccia per le donne e per i bambini e non ci fermeremo, né ora né mai fino a quando non verrà eliminata. Per il momento siamo comunque contente che sia naufragato il tentativo arrogante del senatore Pillon oggi in commissione giustizia!​

Se 60.000 firme vi sembrano poche...

Subito dopo la notizia, il 25 novembre scorso, del trasferimento di Matteo Cagnoni, condannato in primo grado all'ergastolo per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri,  nel carcere di Ravenna,  le Associazioni costituitesi parte civile nel processo, Udi, Linea Rosa, Dalla parte dei minori e la Casa delle donne si sono immediatamente mobilitate con un comunicato stampa  e un “interpello in merito alle ragioni dell'avvenuto trasferimento del detenuto” indirizzato al D.A.P. , al Provveditorato Regionale Emilia-Romagna, ai Garanti nazionale e regionale delle persone detenute, al Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza e ai Ministeri interessati. Nell'interpello era scritto: “Chiediamo con la presente di conoscere le motivazioni che hanno portato l'Amministrazione Penitenziaria alla decisione di trasferire il detenuto Matteo Cagnoni presso la Casa Circondariale di Ravenna e, alla luce delle considerazioni sopra esposte, chiediamo altresì che l'Autorità decidente voglia rivedere il relativo provvedimento disponendo il trasferimento del citato detenuto presso altra Casa Circondariale o Carcere o Centro clinico penitenziario idoneo a tutelare e garantire la salurte dello stesso, in ossequio al principio di territorialità della pena oltre che di non discriminazione ma, soprattutto, nel rispetto dei diritti delle vittime del femminicidio di Giulia Ballestri: della madre, del padre, del fratello e dei tre figli minorenni, tutti residenti nella città di Ravenna”. Le stesse Associazioni hanno promosso la fiaccolata del 12 dicembre 2018 “Nè disparità né privilegi. Per Giulia Ballestri. Per una giustizia uguale per tutti e tutte”, cui hanno partecipato moltissimi ravennati. Alla fiaccolata ha fatto seguito una raccolta di firme a sostegno dell'interpello che in poche settimane, solo su change.org, ha raggiunto il considerevole numero di 60.000. Solo il Garante per l'Infanzia di Bologna ha aperto un fascicolo, riservandosi di fornire un appuntamento dopo l'esito dello stesso.Nessun altro ha risposto a questo interpello.Giudichiamo questo silenzio irrispettoso non solo nei confronti delle Associazioni promotrici, ma soprattutto delle 60.000 persone che hanno sottoscritto la petizione; si chiede, pertanto, che il Provveditorato Regionale dell'Emilia Romagna, nella persona del suo Responsabile, voglia ricevere quanto prima le avvocate delle Associazioni promotrici unitamente a una delegazione di firmatarie. Unione donne in Italia Linea RosaDalla parte dei minori Casa delle donne Ravenna​    

Sea Watch 3

L’anno scorso, sempre in estate, nel culmine della crisi della nave Diciotti, scrivemmo un comunicato dal titolo “Pietà l’è morta”. Che cosa scrivere ora per l’odissea dei quarantadue donne e uomini naufraghi della Sea Watch 3, della sua “capitana” che, novella Antigone, fa appello all’antichissima legge del mare oltre a leggi non scritte di pietà e di giustizia, contro l’uso strumentale di leggi dello stato? Più volte abbiamo l’impressione che ormai manchino le parole per commentare, per raccontare. Siamo soprattutto stanche e veramente preoccupate di vivere in un paese governato con parole, e fatti, privi di umanità e di intelligenza, di essere invase da una campagna elettorale permanente, con tutto il rispetto per le campagne elettorali, di vedere soprattutto un tasso di cinismo tale per cui non si ha neppure più riguardo di salvare almeno le apparenze. Senza che nessuno lo dica apertamente, a Lampedusa sbarcano centinaia di migranti, poco alla volta, su barche e barchini. Intanto le navi ONG, quelle sì sono nel mirino, non tanto per i pochi naufraghi che raccolgono, quanto perché, dovendo chiedere il permesso per entrare, con quelle ci si può battere il petto villoso gridando: i porti sono chiusi!  Allora diciamo che siamo solidali con le donne e gli uomini da tanti giorni segregati in mezzo al mare, respinti e persino derisi. Tacciati di voler fare i turisti a nostre spese. Per loro chiediamo immediato sbarco, accoglienza e rispetto. E siamo orgogliose che a dire no sia una donna, Carola Rackete, capitana coraggiosa, su cui si addensano pericoli noti e ignoti (vedi insulti e minacce), ma non ci facciamo imprigionare da icone e stereotipi, seppur in senso contrario al solito. In Carola Rackete non vediamo una nuova Giovanna D’Arco, ma una donna che si è assunta un compito importante e lo porta avanti con coerenza.  Però diciamo che, al termine prevedibile di questa vicenda, fra i nostri prossimi compiti potrebbe esserci quello di presidiare la “capitana” e il suo iter giudiziario, facendo valere tutto ciò che potremo far valere, in parole ed azioni, in sua difesa.  Infine diciamo che “siamo tutte ONG” nel senso che essere dichiaratamente “non governative”, a questo punto, ci sembra l’unica condizione possibile.​   

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