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PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

Auguri Marisa!

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UDI ricorda Ormea Luppi

Carissime,purtroppo abbiamo una notizia non buona da darvi. Ieri è scomparsa una nostra straordinaria figura, dell’UDI di Ferrara, ma soprattutto dell’UDI di Bondeno: Ormea Luppi. Ricordiamo di Ormea i suoi precisi interventi sulle tematiche politiche che UDI conduceva, il suo impegno sulle campagne per presentare Leggi, per sostenere referendum, per partecipare a progetti di solidarietà, per es. ospitando nel suo circolo una delegazione di profughe vittime della guerra dell’ex Jugoslavia. La solidarietà l'aveva vissuta fin da ragazzina nella sua famiglia dove era arrivato Armando, un bambino napoletano attraverso "un treno della felicità". Ormea aveva la grande capacità di relazionarsi con altre donne e fare gruppo. I suoi spostamenti abitativi Bondeno - Scortichino – Bondeno, sono stati segnati dal rinvigorimento dei circoli UDI e dalla loro ricca attività. In particolare, il Circolo UDI di Scortichino, grazie ai suoi interventi nei momenti nazionali dell’UDI, era diventato noto a tutte, tanto da invogliare dirigenti nazionali a farsi invitare per un confronto. L’UDI deve molto ad Ormea, e resterà un esempio e una icona per tante. La sua passione per la politica delle donne era una pratica di vita, esempio per tutte coloro che hanno avuto la fortuna di condividere pezzi di strada. Un abbraccio al figlio Marco e alle sue adorabili nipoti. UDI Ferrara  ​

Auguri Luciana Romoli

A una grande donna per una vita straordinaria i nostri migliori auguri per i prossimi 110 anni con la capacità e la forza di sempre! Le compagne dell'UDI​

Anniversario legge asili nido

(di Vittoria Tola)Cinquanta anni fa, il 6 dicembre  del 1971, fu approvata la legge  n.1044 “Piano quinquennale per l’istituzione di asilo nido comunali con il concorso dello stato”  che istituiva  un servizio sociale di interesse pubblico. Questa legge fortemente voluta dall’ Udi, per la quale le donne in tutta Italia si impegnarono in mobilitazioni locali e nazionali coordinate e straordinarie, ottennero risultati fondamentali sia per il superamento dell’OMNI sia per il riconoscimento del valore sociale della maternità per viverla non più come un destino ma come una libera scelta che si legava positivamente  anche al diritto al lavoro. Fino ad allora le questioni erano apparse antitetiche. Il destino-dovere della maternità, infatti, aveva impedito a molte donne di lavorare e di aspirare all’autonomia economica o alla carriera. L’intelligenza di quelle lotte collegate in modo esplicito anche con l’esigenza del benessere dei bambini esplicitò il nesso positivo con l’infanzia e i bambini divennero soggetti di diritto, al centro di un discorso sui servizi e di un approccio pedagogico nuovo negli asili nido e nella scuola materna riorganizzata.La logica assistenziale e paternalistica dell’Onmi venne capovolta, riorganizzata su una idea di scuola di qualità, che si ristrutturava con il progetto del tempo pieno e di un accesso all’istruzione più ampio, grazie all’edificazione di strutture necessarie in ogni comune piccolo o grande, portando in pochi anni a Reggio Emilia ai nidi più belli studiati nel mondo. La lotta per cambiare la legislazione sull’istituzione dei nidi  e sul congedo di maternità, si organizzo’alla fine degli anni sessanta, durante il quale le donne dell’Udi avevano  preso atto della profonda trasformazione delle donne e della famiglia italiana e avevano compreso quali e quanti nuovi processi la riforma della scuola media e del diritto allo studio aveva innescato.La battaglia per l’emancipazione femminile per l’ Udi, (che sin dalla sua costituzione aveva rivendicato per le donne con il diritto a tutti i lavori il pari salario per pari lavoro), infatti, non fu mai   la rivendicazione di un modello monosessuato, plasmato al maschile. La differenza della maternità si doveva coniugare alla rivendicazione del diritto al lavoro (intanto le donne per la prima volta in Italia avevano il diritto di accedere a tutte le carriere!) e alla risoluzione di quei problemi che le donne sentivano proprio nel mondo del lavoro, spesso sottopagato, precario o in nero che aggravava il problematico rapporto donna-lavoro-famiglia. Esisteva allora chi pensava che il boom economico di quegli anni avrebbe risolto d’incanto l’equità salariale tra i generi e la condivisione del lavoro di cura familiare. L’ Udi invece era consapevole sia delle ragioni profonde della disoccupazione femminile, sia di quanto il lavoro di cura fosse saldamente sulle spalle delle donne. Questo avveniva soprattutto in ambiente agricolo, oppure nel lavoro a domicilio, in nero. Quelle donne sapevano, soprattutto grazie al rapporto con le altre donne, che l’Italia aveva bisogno di cambiamenti culturali profondi tra i datori di lavoro, tra le forze conservatrici, nel mondo della sinistra e in quello cattolico. Oggi, ancora in piena pandemia, dopo l’emarginazione e la sottovalutazione che questi servizi come i bisogni delle donne, dei/delle bambine, delle famiglie hanno conosciuto negli ultimi decenni, aspettiamo che le proposte del PNRR  riescano a diventare realtà  anche per dimostrare che “l’inverno demografico” tanto temuto e criticato non appartiene alla volontà di governo di questo paese.​    

Il 25 novembre delle UDI

UDI MODENAin occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, UDI Unione Donne in Italia  vi inviata a partecipare alle  iniziative  del 12 novembre e del  19 novembre 2021 presso Sala "R. Bergonzoni " Casa delle Donne Strada Vaciglio nord 6 Modena.Abbiamo subito tutte pensato alle donne afghane e non poteva essere diversamente.Con il messaggio "Non voltiamo lo sguardo altrove" proponiamo un momento di riflessione sulla loro condizione, da dove arriva e cosa possiamo fare.Senza per questo trascurare ogni condizione di difficoltà vissuta dalle donne nel nostro paese e in tutto il mondo.     UDI - DONNEDIOGGI Cernusco e MartesanaL'appuntamento è per SABATO 20 NOVEMBRE alle ore 16.00 a Cernusco sul Naviglio in Piazza Gavazzi.Un FLASH MOB a conclusione dell'evento per tenere sempre alta la speranza che tutte le donne possano trovare la forza per "Spezzare le catene" (BREAK THE CHAIN)!   UDI-SPAZIO DONNA COMACCHIO   UDI FERRARA IL LINGUAGGIO NEI PROCESSI DI VIOLENZA DI GENERE: IL POTEREDELLE PAROLEInterviene MARIA DELL'ANNO - giurista, criminologa, scrittriceCoordinano:RITA REALI - Presidente CPO presso Consiglio Ordine degliAvvocati FerraraELEONORA MOLINARI - Consigliera Fondazione Forense FerrareseDialogano con Maria Dell'Anno:STEFANIA GUGLIELMI - Responsabile UDI FerraraPAOLA CASTAGNOTTO - Presidente Centro Donna Giustizia FerraraNel corso della Tavola Rotonda, l'avvocato Davide Bertasi leggerà alcuni branitratti dal libro "Ombre di un processo perfemminicidio. Dalla parte di Giulia"A seguire:VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA "FERMARE APOLLO" DI UDI FERRARAIngresso gratuito fino ad esaurimento posti, secondo l’ordine di arrivo della mail con richiesta di iscrizione all’indirizzo posta@fondazioneforenseferrarese.itTermine per iscriversi: lunedì 22.11 alle ore 12.00.Sono stati riconosciuti 3 crediti in deontologia.   UDI - Donnedioggi Cernusco e MartesanaBuongiorno!Alleghiamo la locandina della nostra iniziativa per il 25 novembre, che quest'anno dedichiamo alle Donne Afghane con Flash Mob preceduto da letture sulla situazione afghana, a cura di giovani attori di Cernusco.Un salutoMiranda Ragazzoni  UDI – Unione Donne  in  ItalIa SAVONACarissime amiche,Invio in allegato l’invito all’iniziativa savonese. Il nodo centrale, irrisolto, resta il quesito:“ COME PROTEGGERE CHI DENUNCIA LE VIOLENZE?”Dalla mostra "Oltre Dafne Fermare Apollo” all’iniziativa delle forze pubbliche territoriali, ispirata anch’essa alla mitologia “Operazione Zeus” https://www.ivg.it/2021/11/violenza-sulle-donne-siglato-a-savona-il-protocollo-zeus-per-la-riabilitazione-dei-responsabili/?fbclid=IwAR1UTXWASbz8dZsMxfzJzvKFYxcaCytORxTuExi4nkVKL0XipkFenPbJC-QChe fare? Come fermare la mattanza in famiglia? Apriamo una discussione.Un grande abbraccio a tutteAngelica   UDI PESCARA   UDI BOLOGNAPresentazione e proiezione del docufilm"Detenute fuori dall'ombra"Dopo l'assegnazione del premio Pari Opportunità al Bellaria Film Festival. il docufilm Detenute fuori dall'ombra continua il suo tour nei luoghi della cultura a Bologna e nella Città Metropolitana, accompagnato dalle volontarie di UDI che l’hanno realizzato all’interno dell’omonimo progetto alla Sezione femminile della Casa circondariale di Bologna. In compagnia del volume FUORI DALL’OMBRA e dedicato alle donne detenute.le date:-4 dicembre ore 15.45, la Biblioteca Mario Luzi di San Pietro in Casale.-18 novembre, ore 21, presso il Museo della Marineria di Cesenatico, UDI sede di Cesenatico in collaborazione con UDI Bologna. A seguire le testimonianze della signora Alla Sokolova, del gruppo di Automutuoaiuto “Mai più”, e di Cristiana Varchi, del Gruppo “Dire Basta”.- 23 novembre, ore 21, presso la Mediateca, via Caselle, San Lazzaro di Savena.- 25 novembre, ore 20, presso il Cinema Lumiere, Bologna. Sarà presente la regista Licia Ugo. A seguire la proiezione del docufilm "Santa Subito" di Alessandro Piva e l'incontro con i registi.-25 novembre ore 20.30, presso Cinema Teatro verdi Piazzale di Porta Bologna Crevalcore. - 26 novembre, ore 21, presso la Biblioteca LE SCUOLE, di Pieve di Cento.- 30 novembre ore 20.30, presso Minerbio Palazzo Minerva.Incontro con Giancarla Tisselli,autrice di "Dalla rabbia alla gentilezza"-22 novembre ore 18via Castiglione 24, Bologna   UDI PERUGIA    UDI ROMANA LA GOCCIAComunicato 25 novembreQuanto inchiostro viene scritto sulla violenza ogni 25 novembre? Quante parole vengono dette? Quante promesse vengono fatte? Il 25 novembre si parla di violenza in ogni aspetto per informare, allertare, prevenire questo fenomeno così subdolo e radicato. Eredità del patriarcato difficile da estirpare.Meno spazio si dà a chi è sopravvissuta al tentato femminicidio. Eh sì perché a volte la brutalità e l’efferatezza non riescono a spezzare le vite delle guerriere, che resistono contro ogni aspettativa.Vogliamo pensare a queste donne incredibili in questo 25 novembre. Donne che ce la fanno, sopravvivono con dolore e mille difficoltà. Donne, la cui storia viene ampliamente approfondita da giornali e media. Donne prese a modello dalle istituzioni con promesse di aiuto.Ma poi dopo tante parole , tutto finisce come una bolla di sapone.Parliamo della storia di Chiara Insidioso, una dolce ragazza di 19 anni brutalmente presa a calci con scarpe antinfortunistiche dall’uomo 35enne con cui era andata a vivere e che si diceva “innamorato” di lei. Un carnefice che ha sfracellato la calotta cranica e l’orecchio di un’ingenua ragazza la cui unica colpa era sta quelle di scegliere di stare con lui. Chiara contro ogni previsione medica, è sopravvissuta all’intervento di ricostruzione in titanio della calotta cranica. Dopo mesi è uscita dal coma. E dopo una troppo breve riabilitazione e logopedia ha iniziato a muovere degli arti. Chiara con la determinazione e la forza della madre Danielle è riuscita dove i dottori avevano detto che non sarebbe arrivata.Poi però è tutto finito. Le promesse delle istituzioni sono sfumate. E ora Chiara è sola presso una struttura per pazienti neurovegetativi. Una struttura non adatta alle sue esigenze, senza riabilitazione e logopedia. L’unico grande e costante stimolo è il suo angelo custode, la mamma.In questo 25 novembre pensiamo a Chiara e alle altre donne che sono diventate invisibili al sistema che avrebbe dovuto e dovrebbe proteggerle e aiutarle.Chiara è un Fiore d’acciaio come sua madre che non si è mai arresa e che ha rinunciato alla sua vita per donarla un’altra volta a sua figlia.Ci sono tanti Fiori d’acciaio in un questo giardino gelido.A Chiara serve aiuto, e come gocce possiamo dare un contributo acquistando il libro che parla della sua storia. I proventi contribuiranno a comprare una carrozzina adatta alle esigenze di Chiara.   UDI GENOVA ​    

Comunicato UDI 25 novembre 2021

Il 25 Novembre, data ormai radicata nella coscienza civile, ricorda quanto la violenza contro le donne sia presente nelle case, nelle strade, nei luoghi di lavoro e quanto tutta la società sia ancora permeata di quella cultura sessista e violenta che dagli stereotipi arriva fino al femminicidio. Gli uomini arrivano perfino ad uccidere i propri figli per punire la donna che li ha messi al mondo, come dimostra l’ultima drammatica uccisione del piccolo Mathias o la strage di Sassuolo.La violenza maschile presenta numeri insopportabili, di fronte ai quali un solo pensiero è possibile: le vittime vanno aiutate, ma la violenza va prevenuta e i violenti puniti.L’UDI ha sempre privilegiato l’aiuto concreto alle donne e il terreno della prevenzione, (come abbiamo fatto e continueremo a fare con la Mostra “Oltre Dafne Fermare Apollo”) chiedendo e promuovendo il cambiamento culturale necessario per conoscere e togliere spazio alla violenza, mezzi e risorse per educare i/le giovani alla conoscenza e al rispetto della differenza, una parte adeguata delle risorse messe in atto dopo la pandemia.Serve consolidare e aumentare il lavoro femminile, falcidiato più di quello maschile e comunque sempre in affanno, lavoro che è fondamentale elemento di autonomia. Occorre inoltre implementare politiche e servizi alla genitorialità e obbligare fabbriche e aziende a fare i conti con le molestie e il bullismo alimentati dai social e dai media.Un ruolo importante può e deve avere la formazione. La violenza fisica, il femminicidio, sono l’apice di una violenza culturale, simbolica che si manifesta nella assenza/cancellazione della donna dal linguaggio e dal patrimonio storico-culturale. Tutto questo non fa altro che rafforzare l’asimmetria tra i due sessi, causa prima della violenza.  Occorre quindi investire nella formazione delle/dei docenti perché acquistino consapevolezza della complessità del problema, rivedano la loro pratica didattica e assumano uno sguardo critico sui contenuti disciplinari che trasmettono. Combattere la violenza contro le donne significa anche garantire l’applicazione della legge 194, che non può essere vanificata dall’uso strumentale dell’obiezione di coscienza, e aumentare in modo esponenziale la prevenzione, aprendo consultori su tutto il territorio nazionale per tutelare la salute delle donne.O questi sono reali obiettivi della società e della politica, verificabili quotidianamente alla prova dei fatti, o le celebrazioni del 25 novembre rischiano di trasformarsi in vuota retorica.A dieci anni dalla Convenzione di Istanbul, sul sostegno alle donne vittime di violenza sono state fatte molte cose, anche se non abbastanza, ma sulla prevenzione e sulla punizione dei violenti e maltrattanti le indicazioni sono sempre disattese quando non esplicitamente fraintese.In Italia si arriva a togliere i figli e le figlie alle mamme che denunciano violenze in famiglia, invece di aiutare e favorire davvero le donne nella fuoriuscita dalla violenza, come dimostrano purtroppo molti episodi dolorosi, uno per tutti il caso Sitzia.Con il cuore vicino a Federico Barakat e ad Antonella Penati, ma pensando anche a tutte le donne che denunciano le violenze in famiglia e perdono i figli, UDI è stata promotrice della proposta di legge “Misure per la protezione dei minori e delle donne..” volta a contrastare la violenza istituzionale e a meglio tutelare le donne, chiedendo che sparisca dai tribunali l'atteggiamento pilatesco  diffidente  verso le violenze denunciate dalle donne.  La violenza maschile colpisce in modo insopportabile anche le donne migranti e le donne costrette alla tratta e alla prostituzione e a questa si aggiunge la violenza istituzionale come ha portato alla ribalta il disperato caso di Adelina, la giovane donna albanese che, pur avendo collaborato con lo Stato nell’arresto di 40 criminali, abbandonata a se stessa, si è tolta la vita.Per sconfiggere la violenza maschile è fondamentale conoscerne le radici profonde ed estese, creare una nuova consapevolezza e agire nei diversi campi e settori della società per costruire una convivenza tra i sessi fondata sul rispetto della differenza.   Oltre l’impegno delle donne, già presente da tempo, è necessario che tanti uomini si sentano coinvolti e, iniziando un autentico percorso di messa in discussione di se stessi e di presa di coscienza, dicano finalmente: non in mio nome!UDI-Unione Donne in Italia​     

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