SOCIAL FEED

PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

Mani legate insieme

LE DONNE DELLA RETE FEMMINISTA‘AFGHANISTAN WOMEN’S POLITICAL PARTECIPATION NETWORK’IN SALVO IN ITALIA                                                                      CONFERENZA STAMPA                                        ROMA, 6 DICEMBRE ORE 10 SEDE DEL PARLAMENTO EUROPEO                                                  SALA DELLE BANDIERE VIA IV NOVEMBRE 149  CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI DON LUIGI CIOTTI CHE COL GRUPPO ABELE IN QUESTI GIORNI ACCOGLIE UNA FAMIGLIA AFGHANA DI 7 PERSONE IN SOS CON UN BIMBO MALATO DI CUORE, TUTTI BRACCATI DAI TALEBANI, PORTATI IN ITALIA DAI CORRIDOI UMANITARI DI SANT'EGIDIO  Erano destinate al genocidio e alla vendetta dei talebani, le donne femministe dei diritti umani dell'Afghanistan Women’s Political Partecipation Network di Kabul, ora in Italia: Sediqa Mushtaq, vicepresidente Camera del Commercio Nazionale delle donne dell’ex Afghanistan, Batool Heidari, psicologa e scrittrice, Nesa Mohammadi dottoressa Ostetrica, Razia Hesani Sadat, giornalista e producer e ancora altre. Il 30 agosto 2021, dopo l’invasione dei talebani in Afghanista, mentre le Forze Occidentali si ritiravano, hanno rivolto con una mail il disperato appello di salvezza all'inviata speciale del TG1 Maria Grazia Mazzola. Sono state messe in salvo silenziosamente nell'arco di un anno, con i loro familiari - 70 Profughi in tutto- 63 Hazara e 7 tajiki, tanti giovani e 30 bambini- da una Rete Umanitaria della società civile fondata dalla giornalista per rispondere concretamente a questo appello disperato.  Fanno parte della Rete Umanitaria: l'Unione Donne in Italia Responsabile nazionale Vittoria Tola, le accoglienze che hanno spalancato le porte  ai Profughi: i Salesiani per il Sociale Presidente Don Francesco Preite con 6 Case e una collaborazione col Sai, il numero più alto di Profughi,  le Chiese cristiane evangeliche Battiste, con i Pastori delle Chiese Cristiane Evangeliche Battiste Giuseppe Miglio e Ivano De Gasperis, la Pastora Antonella Scuderi con la FCEI, con l'accoglienza della cooperativa ‘Una Città non basta’ dei Responsabili Maria Rosaria Calderone e Gianni Caucci, e  l'Associazione Federico nel cuore, Presidente Antonella Penati. Una testimonianza di quanto possa essere potente il contagio del bene collettivo.Grazie al sostegno dei Ministeri degli Esteri e dell'Interno.Tutti i giornalisti sono invitati a partecipare. I particolari nella conferenza stampa.   A sostegno del diritto allo studio dei Profughi della Rete Umanitaria, della loro salute e del diritto all’informazione:Università UniNettuno e Fondazione mondiale YMCAUniversità Luiss Guido CarliSindacato Medici ItalianiServizio Sanitario NazionaleOspedale Bambino Gesu’Ordine Nazionale dei GiornalistiAssociazione Stampa Romana​   

Il 25 novembre delle UDI

UDI Reggio Calabria VIOLENZA SESSISTA SENZA CONFINI25 novembre 2022Care tutte, queste la nostre iniziative per il 25 :La mattina saremo all'Istituto Fermi Boccioni in un incontro con le ragazze ed i ragazzi.Dedichiamo quest'anno Il nostro pensiero e la nostra solidarietà oltre i confini, alle giovani donne iraniane, protagoniste di una vera e propria rivoluzione pacifica, massacrate da un regime misogino, teocratico e antidemocratico. Per conoscerle meglio ed ascoltare la loro voce proietteremo a Samarcanda in via Cuzzocrea 11 il docufilm “Be my Voice” di Nahid Persson, sulla storia dell’attivista iraniana in esilio Masih Alinejad. Il Docufilm, uscito nelle sale a marzo 2022 , non è stato mai proiettato a Reggio Calabria. Come scrive Monica Lanfranco, su Micromega si tratta di un documento crudamente e liricamente indispensabile per riflettere sui costi individuali del prendere posizione contro l’odio misogino del fondamentalismo, sulla fatica sovrumana dell’essere scintilla, sull’assunzione di responsabilità che, sempre, reca consenso ma anche isolamento e cancellazione. “Non voglio cambiare tutto il mondo, vorrei cambiare solo il mondo intorno a me” dice Masih Alinejad. Che, appunto, è l’unico modo di fare una rivoluzione nonviolenta. INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI UDI La Goccia per il 25 novembre e il 28 novembre saremo presenti come UDI Romana LA Goccia su un territorio che già ci ha visto insieme in una bella iniziativa su Mimose in fuga.Di seguito tutte le info sul fitto programma  presso il VII municipio #25 NOVEMBRE INSIEME per dire NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE.Un viaggio che ci porterà ad affrontare la violenza sulle donne sotto ogni sua forma, attraverso l'arte, i pensieri e le parole che ha visto coinvolte e impegnate realtà del territorio Municipio VII. Ad introdurre il progetto un video girato ed ideato da Valentina Valenti.Ogni giorno, sulla nostra pagina saremo accompagnati dal gruppo POETANZA, attraverso poesie e brani ,dedicati alle donne.Quattro giornate Presso i locali dell'ass. Consorzio GTM2  VIA GASPERINA  254,dove si svolgeranno due CORSI GRATUITI base di AUTODIFESA,offerti dal maestro Riccardo Di Vito dell'associazione A.S.D. HKB. In ricordo delle vittime di femminicidio mettendo a dimora ,nei giardini del consorzio GTM2, un giovane albero, donato dall'associazione Alberi in Periferia insieme alle realtà territoriali.( Poetanza, uUDI Romana La goccia, CdG Raffaello,ass GTM2,a.s.d HKB, Casa di semiautonomia ,ecc.. Due dirette con gli psicologi  Michaela Sbarra , Ilario Pisanu e Francesca Esposito "IL CORAGGIO DI AMARTI"riconoscere l'amore tossico e le dipendenze affettive nella coppia . A concludere questo percorso , video di Tiziana Colusso autrice dell'opera teatrale "IL PRECIPIZIO" "Teatro delle voci per Donatella e Rosaria" ricordando il massacro del Circeo.In fine "VOCI ALLE ISTITUZIONI " il municipio VII raccolta i servizi e le attività per aiutare le donne del territorio.  Inoltre ogni giorno  sulla pagina facebook verrà pubblicata una poesia scritta e interpretata dai vari poeti del gruppo Poetanza.      UDI Donne di Oggi Cernusco e Martesana      ​UDI Bologna Si inaugura il 14 novembre, alle ore 17, la mostra documentaria organizzata dalla Rete Archivi del Presente.   Otto sono le donne che, con pazienza e determinazione, hanno messo in moto processi comunitari, all'interno di progetti che integrano tutti gli elementi della comunità, senza nessuna distinzione di sesso, etnia, abilità o religione.   L'esposizione è a cura di Sabina Parmeggiani e Yulia Gladkaya. Coreografie di Ornella Verde.L’esposizione rimarrà aperta dal 20 novembre al 4 dicembre con i seguenti orari:- Mercoledì-sabato: ore 16-19- Mercoledì e sabato: 10-12 e 16-19    Le associazioni CIF – Centro Italiano Femminile – e UDI – Unione Donne in Italia – promotrici del Premio Tina Anselmi hanno il piacere di invitarla all’evento “Donne insieme tra arte e vita” dedicato a tutte le donne in questa significativa giornata che vede protagoniste il Coro Femminile del Teatro Comunale di Bologna diretto dal maestro Gea Garatti Ansini e l’attrice Donatella Allegro.   Studentesse e studenti delle quattro classi III della scuola secondaria di primo grado di Sasso Marconi presenteranno testi, immagini, video, musiche, brevi dialoghi sul tema della libertà delle donne.   Il film "Detenute fuori dall'ombra" è il prodotto, insieme al libro, di un progetto che UDI ha condotto negli anni 2018-20 alla sezione femminile del carcere di Bologna. Questo filmato, in programmazione il 25 novembre a Sasso Marconi, vuole documentare l’impegno delle volontarie e delle detenute che insieme hanno vissuto un percorso di emancipazione e liberazione dalla loro condizione di separazione e allontanamento dalla società civile. Laboratori dedicati alla scrittura, alle tematiche del lavoro dentro e fuori dal carcere, alla conoscenza e acquisizione dei diritti della persona e alla indagine sulla propria identità di donne, hanno permesso a queste invisibili di costruire un ponte con l’esterno e vivere in modo consapevole questo loro tempo sospeso.   Reading teatrale e recitato con musica dal vivo con Maria Genovese, Fabrizia Lotta e Leonida Fava.   Il comune di Crevalcore ha una superficie molto estesa, per questo le/gli abitanti delle frazioni sono penalizzati sotto vari aspetti. Come gruppo UDI di Crevalcore, grazie alle buone relazioni stabilite, abbiamo scelto di collaborare con la comunità della frazione di Palata Pepoli, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.Dal lavoro comune è nato un progetto aperto a tutte le donne che vorranno partecipare e che ha già avuto l'adesione della Casa protetta “S. Pertini” e del Centro diurno per anziani “E.G. Cavallini” e il patrocinio del Comune di Crevalcore. Il volantino illustra la prima fase.Seguiranno altre comunicazioni.   Udi Persiceto per la Giornata Internazionale contro la violenza alle donneUdi Persiceto, in collaborazione con il Comune, la Biblioteca, il Gruppo A.M.A. Mai Più, Amnesty International, Mondo Donna, sta programmando le seguenti iniziative in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle donne:  1. mostra fotografica "Vita interiore tra violenza e rinascita"dal 14 al 31 novembreall'interno della Scuola Archimede2. Parole e Musica: letture sul tema della violenza con accompagnamento musicale25 novembre, ore 21presso la Sala dell'Affresco Un percorso nel vissuto interiore della donna vittima di violenza attraverso fotografie e testimonianze delle donne del Gruppo A.M.A. Mai PiùInterverranno Erika Ferranti (sindaca di Bentivoglio) e Simona Lembi (Città Metropolitana).      1-30 novembreBiblioteca ComunaleMostra bibliografica e filmografica “Mai più sole” 26 novembre, ore 11Giardino Donatori di Vita, via TrombelliInaugurazione della Panchina Rossa contro la violenza sulle donne 7 dicembre, ore 18Palata Pepoli, parco adiacente la Chiesa S. Giovanni BattistaEsposizione di “Rosse di Vita”, opera collettiva contro la violenzaA seguire “Aperialbero”, accensione dell’albero di Natale e aperitivo.   In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne il circolo UDI di Sant’Agata Bolognese propone la proiezione del docufilm “Detenute fuori dall’ombra” realizzato da un progetto di UDI Bologna. L’evento avrà luogo il giorno 27 novembre alle ore 17:00 presso la sala Teresa Mattei in via Benedetto XIV, 33 a Sant’Agata Bolognese.Saranno presenti: Alba Piolanti (coordinatrice del progetto) e Giuseppina Martelli (collaboratrice del progetto).Con l'occasione si informa anche che finalmente sono ripresi i laboratori UDI all'interno del carcere Dozza con viva soddisfazione delle detenute.   UDI Genova Con grande piacere informiamo che per il secondo anno consecutivo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la nostra Associazione UDI è stata invitata dalla Fondazione Palazzo Ducale a tenere un evento pubblico.  Il focus che abbiamo scelto quest'anno è la violenza di genere e l'odio nella comunicazione. Pertanto, per l'intera giornata di Mercoledì 23 Novembre 2022, presso la Sala del Munizioniere (Palazzo Ducale), si terrà "Audizioni 02: libere parole di donne contro la violenza". Dalle ore 9.00 alle ore 18.00 si seguiranno laboratori rivolte alle scuole, dibattiti, una tavola rotonda, un workshop teatrale e molte altre attività interattive ed esposizioni artistiche. Numerose le ospiti, genovesi e non solo! Per scoprirle meglio nel dettaglio alleghiamo la locandina dell'evento.    UDI Ravenna      UDI Ferrara           UDI Modena In occasione del 25 novembre-Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: - Venerdì 18 novembre 2022 alle ore 18.00 presso la Sala Renata Bergonzoni – Casa delle Donne di Modena (Strada Vaciglio nord, 6) si terrà la presentazione-dibattito sull'albo illustrato "Lina l'esploratrice" (Settenove, 2022) a cura di Katharina Hotter, Lisa Charlotte Sonnberger, Flo Staffelmayr promossa da UDI Modena in collaborazione con Differenza Maternità. Lina è una bambina curiosa, ama perlustrare i luoghi più nascosti e avventurosi. In questo libro ci porta a scoprire il mondo attorno a sé e dentro di sé, alla volta della vulva! Interviene Monica Martinelli, editrice SettenoveCon i contributi di: Giulia Brandoli, libraia presso la libreria indipendente ‘Piccole Abitudini’; Elena Santunione Grandi, esperta in Women’s & Gender Studies ed Educazione sessuale; Monica Tappa, giornalista. Modera: Serena Ballista, presidente UDI Modena L’iniziativa è rivolta a genitori, a educatrici ed educatori, alla cittadinanza.Sarà messo a disposizione uno spazio di intrattenimento per le bambine e i bambini che accompagneranno i genitori all’evento.      UDI Gargano   UDI Monteverde       UDI PARTENOPE UDI Partenope ha preso parte alla cerimonia  " Il posto occupato" della Consulta regionale sulla condizione della donna. Un seggio permanente al Consiglio regionale della Campania che, al contempo, è simbolo e stimolo alle iniziative di contrasto alla violenza sulle donne.      

Violenza sessista senza confini

Siamo circondate dalla violenza, a cominciare dalla guerra, da sempre estrema forma di dominio del patriarcato, fino alle profonde ingiustizie sociali verso le donne presenti nel nostro Paese e nel mondo con la crisi climatica, energetica ed ambientale che non arretra neanche per la sopravvivenza del pianeta.La Violenza maschile alla cui eliminazione è dedicata la giornata mondiale del 25 novembre non subisce arresti. Anche in questi ultimi tempi, abbiamo visto la tragedia delle donne ucraine vittime di stupri di guerra, come sempre succede nelle guerre, e costrette a fuggire dal loro paese, il tentativo di segregazione e annullamento delle donne in Afghanistan (dopo 20 anni di guerra dell’Occidente), il massacro di giovani donne iraniane per il loro rifiuto di conformarsi a modelli politici e sociali teocratici imperanti da 43 anni in quel paese e che oggi ha forme terribili di repressione, la lotta senza fine delle donne palestinesi a cui non vengono riconosciuti diritti fondamentali della loro vita, le violenze alle africane dal Senegal alla Nigeria, a quello che succede nei campi di concentramento in Libia che porta tante donne a subire ulteriormente sfruttamento lavorativo e sessuale.Proprio per questo è necessaria oggi più che mai attenzione e mobilitazione contro la violenza maschile contro le donne che si esprime in tante forme diverse.Il 25 Novembre è quindi un momento centrale in cui rilanciare gli obiettivi di fermare e stroncare questa violenza anche nel nostro paese, di riflettere, proporre, individuare azioni mirate a sconfiggere questa fenomenologia strutturale per mantenere un potere asimmetrico tra uomini e donne del mondo come facciamo da decenni.L’UDI ha in questo una lunga storia: dalla lotta e aiuto alle donne marocchinate per gli stupri di guerra alla messa in discussione del Codice Rocco, dal cambiamento legislativo e culturale sulla violenza in famiglia a tutte le manifestazioni contro lo stupro e gli stereotipi che lo generano e i pregiudizi che lo giustificano collettivamente.L’UDI ha dedicato pensiero, proposte, azione collettiva e lotte contro la violenza maschile nelle relazioni personali e in famiglia, nei luoghi di lavoro, a quella che emerge nei servizi e nei tribunali che chiamiamo violenza istituzionale creando vittimizzazione secondaria a donne e minori. Il sessismo, gli stereotipi, la svalorizzazione e l’emarginazione delle donne e dei diritti da esse conquistati, duramente conquistati, sono tutte manifestazioni di una violenza strutturale che nasce e rimanda a una differenza di potere tra uomini e donne che è sempre e solo la rappresentazione di una società misogina e neopatriarcale.Contro la violenza maschile sulle donne UDI chiede: di credere alle donne e di proteggerle quando chiedono aiuto o denunciano; la prevenzione come previsto dalle Convenzioni internazionali e in particolare dalla Convenzione di Istanbul; l’applicazione delle norme conquistate con lunghe lotte delle donne; il contrasto agli uomini violenti e una loro giusta pena superando contraddizioni e ritardi sempre nuovi per giustificarli.Chiede di dare centralità alla prevenzione non solo con campagne di sensibilizzazione ma cambiando sistematicamente la cultura che alimenta in molte forme la violenza maschile partendo dall’istruzione in ogni ordine e grado, decodificando tutta la storia e le altre materie perché ancora oggi nella scuola e nell’Università viene trasmesso un patrimonio culturale maschile androcentrico, presentato come neutro e universale e la lingua usata privilegia il maschile. Non è tra l’altro difficile trovarvi contenuti che legittimano perfino l’uso della violenza maschile contro le donne. Bisogna bandire dai media e dalla politica ogni forma di delegittimazione ed emarginazione del soggetto donna e promuovere la presenza delle donne nei luoghi decisionali e dove si produce cultura; si fa con messaggi chiari destinati a ragazzi e ragazze di tutte le età fino all’Università. E l’Università deve intervenire diversamente con la formazione verso tutti i soggetti che per ragioni istituzionali intervengono sulla violenza maschile dalla sanità alle Forze dell’ordine, dai servizi sociali alla magistratura.Chiediamo, dunque, strumenti e risorse chiare ed adeguate per la prevenzione che anche nei diversi Piani nazionali è stata l’obiettivo più fragile con risorse deboli.Problema non sufficientemente affrontato da Governo e Parlamento contrariamente alla convinta adesione all’Intesa STATO-REGIONI sui CUAV da parte di tutti.A chi ritiene che i Centri per uomini maltrattanti o violenti, siano strumenti di “prevenzione”, invece che di tentativi contro la recidiva, che rimane alta, rispondiamo che per essere tali devono essere realizzati diversamente e con responsabilità precise di valutazione delle/degli operatori preposti e con risorse non sottratte ai centri antiviolenza delle donne e agli altri obiettivi necessari per bloccare la violenza maschile.Come abbiamo detto e documentato nei tavoli regionali e nazionali e negli Osservatori, mettendo in gioco gratuitamente tutte le competenze femminili sulla violenza maschile, provando a cambiare i programmi educativi e scolastici, a rilanciare l’informazione e l’educazione sessuale nelle scuole, riuscendo a ratificare la Direttiva europea contro le molestie sessuali nei posti di lavoro su cui abbiamo anche avanzato proposte precise per una sua applicazione più efficace.Abbiamo anche contribuito quest’anno, dopo decenni, alla conquista di una legge sulle statistiche di genere contro la violenza alle donne. Un passo avanti dopo aver lavorato, da oltre un decennio, alle liste orribili costruite da noi sulle notizie di stampa sui femminicidi e sulle sopravvissute. I Tavoli per rendere operativa la legge attivati dal DPO e dall’ISTAT vanno immediatamente riconvocati per conoscere la situazione integrata in tempo reale sulla violenza così come è necessaria la riconvocazione dell’Osservatorio nazionale per fare finalmente, dopo un anno, il Piano operativo previsto nel 2021 dal Piano strategico del Governo e rimasto lettera morta.È fondamentale che le istituzioni dello Stato “democratico” che dovrebbe rispettare la Costituzione e le Convenzioni sui diritti umani affronti e superi la schizofrenia, evidente da molto tempo, tra le parole di condanna della violenza maschile contro le donne in tutte le sue forme (fino al femminicidio e al figlicidio) soprattutto intorno al 25 novembre e a fatti eclatanti di cronaca contro donne e minori (prodotti spesso usando la teoria della Pas di Gardner teorico della pedofilia e che tante tragedie ha creato e crea) e le politiche reali ed efficaci per ottenere risultati  positivi e permanenti.Oggi diciamo BASTA e dalle Istituzioni ci aspettiamo la capacità/volontà reale di fermare questo potere maschile così troppo tollerato ed evidentemente conveniente per mantenere le donne in uno stato di subalternità e di secondarietà che si esprime ed è utile in molti campi dal lavoro all’Welfare come sempre è successo ma necessario soprattutto nella fase di crisi sistemica attuale.​   

Lotte di tipo nuovo per i diritti delle donne africane

Traduzione di un articolo di Coumba Kane, giornalista francofona che dedica uno sguardo attento alle dinamiche sociali in vari Paesi africani. - 30 ottobre 2022. Più che altrove in Africa essere donna vuol dire subire un’esistenza costellata di violenze. Già una ricerca dell’ONU del 2019 (ONU FEMMES) documentava che “l’Africa è la regione del mondo dove le donne hanno il più alto rischio di essere uccise dal partner o da un membro della famiglia. Tra i paesi più pericolosi per le donne c’è il Sud Africa : in media ogni ora muoiono tre donne per mano di un loro congiunto”.Il flagello mondiale del femminicidio inghiotte in Africa in primo luogo le casalinghe e le lavoratrici del sesso, ma anche donne anziane e ragazzine orfane accusate di stregoneria in paesi devastati dalla guerra come la Repubblica Democratica del Congo.L’omicidio è spesso la conclusione di una serie di violenze fisiche, sessuali, economiche e sociali . Qualificata dall’ONU come la più diffusa forma di violazione contro i diritti umani, ma anche la meno visibile, il femminicidio colpisce le africane in modo massivo.Un’indagine del 2018 dell’OMS rileva che il 65% delle donne in Africa Centrale e il 40% delle donne in Africa Occidentale sono vittime di violenze. Probabilmente le cifre reali sono ancora più spaventose. La paura di non essere credute ed emarginate scoraggia spesso le vittime, che non denunciano il loro aggressore. Una recente indagine sulla situazione in Niger ha mostrato che il 99% delle vittime di stupro non si rivolge alla giustizia e quando lo fanno le condanne per i responsabili non sono mai adeguate alla gravità dei reati.Tra mille ostacoli e ritardi la lotta contro le violenze di genere in Africa si è inserita timidamente nelle agende politiche degli stati africani negli ultimi anni, con provvedimenti come i numeri verdi dedicati, il ministero della donna , programmi di sostegno all’autonomia finanziaria femminile. I paesi africani hanno presentato ‘prove’ del loro impegno verso i diritti delle donne ai grandi finanziatori dei fondi internazionali.Ma queste politiche di genere faticano a produrre risultati. “Tutte queste campagne non mettono in discussione le dinamiche di potere che caratterizzano le relazioni uomo-donna”. Con questa dichiarazione la sociologa senegalese Fatou Sow ha indicato il cuore del problema, e ha aggiunto : “Invece di versare microcrediti alle donne, bisogna permettere il loro accesso a tutti i settori di attività, compresi quelli oggi riservati agli uomini, facendosi carico della loro formazione e delle dotazioni finanziarie societarie per le loro attività. Senza queste scelte il rischio è di contribuire a mantenerle nell’emarginazione/segregazione sociale”.La dominazione maschile si misura anche sulla base dell’indice di ineguaglianza di genere (IIG) fissato dall’ONU che stabilisce una classifica internazionale che colloca molti stati sub sahariani in coda alla graduatoria : su un totale di 162 paesi considerati, il Senegal è al posto 130, il Burkina Faso al 147, il Mali al 158. Questi dati sono aggiornati solo al 2019, e quindi non comprendono i peggioramenti prodotti dalla crisi sanitaria Covid 19.L’Africa sub sahariana detiene il più alto tasso di mortalità femminile per parto. Dietro queste cifre si nascondono violenze di vario tipo che a volte si accumulano, soprattutto per le donne più povere. Sono i matrimoni precoci e forzati, le violenze coniugali e sessuali , la mancanza di risorse economiche. Il punto più elevato di rischio è al momento del parto, soprattutto per le adolescenti.Parliamo ora della pratica delle mutilazioni genitali femminili, esercitata in misura spaventosa . Ancora oggi in Guinea la subisce il 97% delle ragazze, in Burkina Faso il 90%. In Senegal il 25% delle ragazze oltre i 15 anni subisce l’infibulazione. In Mali, Sierra Leone e Liberia l’infibulazione non è perseguibile come reato. In Mali il 73% delle ragazze sotto i 14 anni e l’89% delle donne tra i 14 e i 49 anni ha subito la mutilazione degli organi genitali.La pratica è vietata in circa 50 paesi, ma gli Stati africani firmatari dei trattati internazionali per la lotta contro queste violenze faticano a rispettare gli impegni concordati, anche si è registrata l’adozione di leggi più severe negli ultimi anni. Le autorità politiche in realtà sono ostacolate nel loro intervento dalla prassi consolidata e dal diritto tradizionale che è preminente rispetto al diritto moderno, soprattutto nelle aree rurali. Questo favorisce una cultura dell’impunità, come in Guinea dove ‘accordi amichevoli tra le parti’ ostacolano l’applicazione delle leggi in materia di violenza sessuale. A fronte della costante inefficacia delle istituzioni sono comparsi sulla scena nuovi protagonisti che vogliono cambiare la mentalità e proteggere la vita della donne. Là dove fallisce il lancio di campagne di sensibilizzazione per convincere mariti e uomini ad abbandonare la violenza contro le donne, capi religiosi, autorità locali e donne influenti si pongono come intermediari più legittimi rispetto alla ONG che operano in questi ambiti e che spesso sono viste come estranee alla realtà delle vita delle popolazioni.In Togo, ad esempio, operano le ‘fiosron’, che parlano all’orecchio dei mariti influenti nella comunità per farli intervenire contro i mariti ch maltrattano le donne.In Ciad, dove il 60% delle ragazze sono sposate prima dei 18 anni , le ‘super banat/ le super ragazze’ – giovani militanti femministe – fanno da mediatrici presso le famiglie.In Senegal, dove la cronaca dedica ampio spazio ai femminicidi, anche qualche imam si occupa del problema. Nella preghiera del Venerdì chiedono ai mariti di non violentare le mogli. Dal 1995 si dedica a questa campagna anche la Rete Islam e il Raggruppamento dei Saggi Mussulmani che girano il Paese in incontri in cui presentano argomenti religiosi per convincere i mariti, ad esempio, dell’importanza di lasciare intervalli di tempo tra una gravidanza e l’altra della moglie per proteggere la vita delle madri e spiegano come sia lecito l’uso dei contraccettivi. Sono attività che incontrano tuttavia una forte resistenza nel Paese attraversato in questi anni recenti da una fase ultraconservatrice. La Presidente dell’Associazione Senegalese per il Futuro della Donna, Fatimata Sy, racconta: “la maggioranza dei religiosi complica la nostra attività di sensibilizzazione contro i matrimoni precoci e l’infibulazione. Ci accusano di essere delle ‘bianche’, in senso dispregiativo, e di voler distruggere le nostre tradizioni. Le nostre nonne ci raccontano di essere state infibulate e considerano questa una buona pratica”.La strumentalizzazione politica del concetto di genere è un altro ostacolo all’azione dei mediatori. Continua a spiegare Fatimata Sy : “Non usiamo più il termine genere nelle nostre campagne e nei nostri incontri perché i religiosi l’associano alla promozione dell’omosessualità. Noi parliamo di ‘contrasto alle violenze contro le donne e le ragazze’ per evitare che la gente non ci ascolti o addirittura reagisca con aggressività.Una prova di queste pressioni sono i cambiamenti introdotti a settembre, con l’insediamento del nuovo governo (conservatore): il Ministero della Donna ha cambiato nome, oggi si chiama Ministero della Donna, della Famiglia e della Protezione dell’Infanzia.Un ostacolo veramente duro è rappresentato da molte donne anziane che dovrebbero dare un contributo fondamentale per contrastare le pratiche violente e che invece continuano a ripeterci di essere state infibulate da giovanissime e di considerare questa una buona prassi. Queste loro convinzioni sono un freno alle nostre lotte perché spesso sono proprio loro che fanno mutilare figlie e nipoti.Una altro terreno di lotta riguarda il contrasto all’interiorizzazione di stereotipi sessisti da parte delle donne stesse. Ad esempio in Niger il 60% delle donne intervistate per una ricerca del Ministero della Popolazione affermano che “un uomo ha il diritto di picchiare sua mogli quando lei si rifiuta di avere rapporti sessuali o quando è polemica con lui.” Più del 35% delle donne giustificano un marito che picchia la moglie quando fa bruciare il pranzo.In questa fase in cui le voci femministe del Continente trovano sempre maggiore ascolto, appare cruciale il sostegno a chi interviene sulle comunità e indispensabile la realizzazione dell’obiettivo della scolarizzazione di massa delle bambine per contrastare in modo deciso l’epidemia silenziosa della violenza basata sul genere.Conclude Fatamita Sy : “La vita delle donne in Africa conta così poco ! Questo deve finire.”   A cura Carla Pecis   ​

Quanto è fragile il Presidente?

di Rosangela Pesenti Dopo aver orgogliosamente dichiarato “Sono una donna, sono una madre” e poi “sono una cristiana”, anche per iscrivere la sua esistenza politica in una storia più lunga della cultura d’appartenenza, ora piega simbolicamente il capo al revanchismo patriarcale del terzo millennio dichiarando di essere IL presidente.La sua collocazione simbolica svaluta la sua stessa vittoria e si immette nella storia della sconfitta delle donne fasciste che in Italia si consumò all’interno dello stesso partito con la cancellazione delle personalità più carismatiche, relegando le altre al ruolo che troverà poi nel nome “ausiliarie” il suggello della posizione.Come se Elisabetta prima e seconda o Vittoria avessero rifiutato il titolo di regina e Caterina o Maria Teresa quello di imperatrice.Ripete, in altra storia e contesto (con alcune analogie) la scelta che fu di Teresa Labriola quando ruppe l’articolato mondo femminista degli inizi Novecento dichiarando la sua adesione alla modernità dell’intervento colonialista bellico che guidava l’aggressivo nazionalismo italiano.Quello che è accaduto dopo lo sappiamo e oggi, se vogliamo allungare lo sguardo per immaginare il futuro, non possiamo certo fare riferimento alle sue elaborazioni, ci rivolgiamo invece alle donne che hanno previsto il disastro umano sociale ed economico al quale quel pensiero ha contribuito nei decenni successivi.Per quanto si mostri dura, tenga dritte le spalle, risponda con prontezza agli impresentabili marpioni che si è scelta come alleati, la decisione di quel dettaglio, l’articolo maschile per il ruolo il cui sostantivo vale anche per il femminile, dichiara la visione angusta in cui si inserisce.Non voglio fare previsioni sul futuro ma le sue prime scelte la collocano in linea con tutto il neoliberismo militarista e classista che si sostiene, come sappiamo, sui pilastri del sessismo e della discriminazione come fondamento.La sua presenza di donna potrebbe diventare solo un dettaglio di costume, una nota di passaggio come nel caso di altre allineate al sostegno della politica patriarcale di lunghissima durata.I corpi duri sono spesso molto fragili (mentre i corpi “molli” sono molto più resistenti) e la sua dichiarazione di riconoscimento del maschile come unico genere grammaticale delle istituzioni mostra già quale sia la sua fragilità.Penso che sottovaluti la capacità distruttiva e manipolatoria del patriarcato che ancora domina le istituzioni.Forse lei come politica potrebbe salvarsi, e glielo auguro come persona, del resto ci sono sia donne che uomini capaci di salvarsi dentro i più grandi disastri, ma temo che non fermerà distruzioni già avviate, quelle che molti e molte abitano con cupa rassegnazione e inconsapevole adesione.Non è un caso che la prima donna presidente del Consiglio appartenga a una formazione di destra.L’affermazione delle donne italiane nella storia della Repubblica, leggibile nella sequenza di leggi che hanno costruito, passo dopo passo, lotta dopo lotta, la democrazia in Italia, è stata combattuta in ogni modo da trent’anni a questa parte, e le leggi elettorali sono state uno strumento di distorsione del consenso che, di fatto, ha penalizzato soprattutto quella democrazia delle donne che avevamo appena cominciato a costruire.Una democrazia che disegna spazi di agibilità politica e condivisione abitabili da tutte e tutti.Penso che vadano studiate le donne, come in tutta la storia, perché le donne sono un intero genere discriminato, prima dalle leggi e ancora da ordinamenti e consuetudini,  sono comunque metà o più della popolazione, sono ovunque “fattore riproduttivo” non solo nella funzione biologica, sempre centrale nelle politiche di ogni forma statuale, ma anche nella più vasta e articolata capacità riproduttiva dell’esistenza in tutte le sue forme comprese quelle istituzionali.Il dettaglio del maschile mette Meloni, pur con la sua personale vittoria, nella più generale temporanea sconfitta politica del femminismo e delle donne tutte.Temporanea perché so come si muovono le donne, che appartengono più alla lunga storia delle potenti correnti sotterranee che al breve accadere degli eventi.Ho studiato le donne fasciste e anche le naziste a cominciare dal libro di Maria Antonietta Macciocchi del 1976[1] e da allora parlo della necessità di studiare le donne e le forme del consenso femminile per capire la politica. Mai sottovalutare le idee che avversiamo, vanno conosciute anche per capire se per caso e involontariamente non le stiamo praticando e sostenendo.Senza dimenticare che la vittoria parlamentare della destra è dovuta a una legge-truffa voluta dalla cosiddetta sinistra, favorendo oggi le forze che, diverse ma analoghe, erano state sconfitte nel 1953.Sono convinta che vadano sciolte tutte le organizzazioni politiche fasciste e che il fascismo sia stato una forma di Stato criminale avendo a proprio fondamento quelli che in democrazia consideriamo crimini, anche se siamo ancora molto lontane e lontani da un ordinamento mondiale condiviso che affermi i diritti umani e ne garantisca la tutela in ogni luogo e condizione (compreso il diritto di libera circolazione, ma su questo non mi dilungo). Questo però non è stato fatto e contro la democrazia abbiamo visto trame di tutti i tipi con larghe complicità collusioni connivenze anche istituzionali.Che fare quindi?Per fare è indispensabile l’attenzione ai contesti e la qualità delle relazioni, ripensare l’economia di scambio simbolico del valore che attraversa l’accumulazione delle ricchezze e lo sfruttamento di chi lavora per la concretezza della vita, che è sempre materialmente culturale.Come scriveva dieci anni fa Lidia Menapace, camminando sulle tracce lasciate dalle ultime intuizioni di Rosa Luxemburg, “(…) si palesa impellente il compito di preparare almeno una cultura diffusa che ci spinga a fare lotte, costruire relazioni, ridisegnare la vita quotidiana, insomma a preparare un’alternativa, un antagonismo, che non può essere nemmeno più fatto di grandi o grandissime lotte disarticolate, bensì di un tessuto socioculturale che si incomincia a tessere nelle relazioni, nelle occasioni che si storicizzano memorizzandole, costruendo perciò una teoria concreta, per le occasioni storiche da cui prende il via, e di prospettiva perché misura la propria gittata verso il futuro”.[2]       [1] Maria Antonietta Macciocchi, La donna nera, Feltrinelli, Milano, 1976 [2] Lidia Menapace, … A furor di popolo, Suppl. a Marea 4/2012, p. 21-22​      

AIFA e la pillola contraccettiva

L’UDI considera pilatesca la decisione presa lo scorso 5 ottobre dall’AIFA- Agenzia Italiana del Farmaco- riguardo alla gratuità della contraccezione per le giovani donne fino a 25 anni. Il ministro della Salute Roberto Speranza da mesi aveva chiesto all’Agenzia di determinarsi positivamente in proposito e persino gli organi di stampa nazionali ne avevano preannunciato la decisione in tal senso. All’ultimo momento l’AIFA ha deliberato di prolungare l’istruttoria, per valutare meglio l’impatto “economico” del passaggio alla gratuità della pillola contraccettiva.Buttarla sui riflessi di tale determinazione sulle casse dello Stato significa solo procrastinare per l’ennesima volta l’effettività del diritto alla contraccezione a carico del sistema sanitario nazionale. Un diritto che, “a carico dell’ente o del servizio cui compete” fu riconosciuto dalla legge 405 /1975, istitutiva dei consultori pubblici, e ribadito alla legge 194/1978, ma che purtroppo ancora oggi rimane privo di norme in grado di renderlo concretamente esercitabile con una” miopia” sconcertante se non ne conoscessimo le cause di sessismo e discriminazione.Così mentre in Francia la gratuità della contraccezione per le donne fino a 25 anni è stata decisa sin dal gennaio 2022 ed in altri Paesi europei sono stati già approntati programmi di rimborso per una ampia categoria di contraccettivi, in Italia si attende ancora di valutare l’aspetto economico di tale scelta. Senza mettere per nulla sul piatto della bilancia che il costo di un’interruzione di gravidanza è di gran lunga più oneroso per il bilancio pubblico.Sembra proprio che non si valuti che nel nostro Paese la maggioranza dei giovani è sessualmente attiva e non intende divenire genitore, come dimostra il dato secondo il quale il 9,43% delle IVG annuali riguarda le giovani tra i 15/24 anni. All’indirizzo di questo parte di persone, per le quali il costo della contraccezione può risultare oneroso, avrebbe dovuto essere rivolta la decisione dell’AIFA, che si attendeva da anni. Si è deciso di non decidere ed il prossimo rinnovo dei componenti di tale Agenzia non consente di sperare in meglio, mentre dovrebbe riprendere un massivo intervento nelle scuole sull’informazione /educazione sessuale.L’UDI esprime viva riprovazione per tale non scelta, che avrebbe reso disponibile direttamente in farmacia la contraccezione gratuita per le giovani fino a 25 anni. Così si sarebbe ovviato anche alle disparità territoriali concernenti la somministrazione gratuita dei presidi contraccettivi. Difatti tre sono le Regioni italiane che la consentono, Puglia, Toscana ed Emilia Romagna, ma solo tramite i consultori pubblici per altro non sufficientemente sostenuti.La mancata decisione dell’AIFA, continua a negare la tutela dei diritti riproduttivi femminili, nonché la salvaguardia del diritto alla salute delle donne che utilizzano la pillola contraccettiva per prevenire eventuali patologie oncologiche uterine. Continueremo a vigilare sul mancato rispetto delle facoltà e dei bisogni delle donne sulla scelta se divenire o no madri e nel contempo continueremo a sollecitare le istituzioni pubbliche (come facciamo da decenni) a porre in essere atti idonei alla difesa del diritto ad una maternità consapevole e responsabile. UDI NAZIONALE Roma 8 ottobre 2022    ​

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