Solidarietà ad Arcilesbica

Solidarietà alle amiche di ArciLesbica Nazionale per l'ignobile attacco subito ieri.Il clima antidemocratico che ruota attorno al dibattito sul ddl zan si sta manifestando in maniera sempre più aggressiva. Riportiamo il comunicato di La Comune di Bologna: Difendiamo la libertà di espressione! Giù le mani da Arcilesbica! Denunciamo il vile attacco alla sede dell’Associazione La Comune di Bologna che ospita l’Associazione interetnica e antirazzista 3 febbraio e Arcilesbica nazionale. La sede è stata imbrattata con scritte volgari e offensive contro l’Arcilesbica che noi siamo fieri di ospitare come sede legale nei nostri locali. Infatti, l’Arcilesbica era stata vergognosamente espulsa e sfrattata dalle sede del Cassero.Questo atto provocatorio si inserisce in una catena di intimidazioni, aggressioni, prepotenze, censure fino a minacce di stupro da parte di settori che si rifanno alle pseudo teorie queer: negano i generi e quindi attaccano in primo luogo le donne e tutta l’umanità. Per questo prendono di mira un’organizzazione storica del femminismo come Arcilesbica che si oppone al dissolvimento dell’identità di genere, mentre a Milano danno la parola dal palco ad un rappresentate di Forza Italia! I metodi di questi gruppi sono quelli tipici del fascismo, di chi vuole mettere a tacere e intimidire chi la pensa diversamente.Siamo da sempre impegnati per difendere la piena libertà di scelte sentimentali e relazionali, per la piena libertà di scelte eterosessuali, lesbiche, omosessuali, bisessuali, transessuali, nel pieno rispetto reciproco. Perciò denunciamo i metodi fascistoidi, censori e prepotenti di questa gente. Ci appelliamo a tutte le persone e le organizzazioni solidali, antirazziste, femministe, alle brave persone di sinistra, per reagire unitariamente contro chi nega la nostra comune umanità e i due generi che la caratterizzano e per affermare la piena libertà di espressione contro tutte le prepotenze censorie.La ComuneBologna 10 maggio 2021     

Lettera aperta alle istituzioni a difesa delle donne turche

Roma, 20 marzo 2021Al Presidente del Governo italianoAl Presidente del Parlamento europeoAl Presidente del Consiglio D’EuropaAlla Presidente della Commissione EU Oggetto: Misure urgenti a tutela dei diritti e delle libertà delle donne turche Da poche ore è stata diffusa la notizia che la Turchia ha dichiarato di voler ritirare la propria adesione alla Convenzione di Istanbul, pur essendone stata  nel 2011 a suo tempo essa stessa la prima firmataria, in nome della salvaguardia della famiglia e della potestà maritale e paterna... Questa decisione era già stata preannunciata nel 2020 da Erdogan e  fortemente osteggiata dalle donne turche.Proprio per questo, già nel luglio scorso, l'UDI ha inviato una lettera al Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli in cui denunciava preoccupazione per la situazione delle donne turche e delle donne polacche, chiedendo che l'Europa si mobilitasse in tutti i modi per la salvaguardia dei loro diritti  e delle loro libertà minacciate dai loro stessi governi.  Nell'ottobre scorso, il Presidente Sassoli ci rispondeva confermando l'impegno proprio e dell'istituzione che rappresentava nella vigilanza sulla salvaguardia dei traguardi di civiltà già raggiunti dai Paesi nella parità e nella libertà delle donne come diritti umani.  Oggi, di fronte a questa intollerabile restaurazione patriarcale e reazionaria  contro i diritti delle donne da parte del governo di un Paese che nel 2020 ha registrato 300 femminicidi e 171 casi di donne morte in circostanze sospette, chiediamo a tutte le istituzioni nazionali, europee ed internazionali, di condannare senza se e senza ma la decisione del governo turco, e di adottare tutte le misure sanzionatorie possibili nei confronti dello stesso, poiché uno stato che deliberatamente revoca il proprio consenso alla tutela dei diritti e delle libertà delle donne contro la violenza maschile in tutte le sue forme, così come sanciti dalla Convenzione di Istanbul, è uno stato che revoca il proprio consenso alla tutela dei diritti umani.  Chiediamo quindi con urgenza azioni concrete a tutela delle donne turche e di tutte le donne violate nei loro diritti.  UDI-Unione Donne in Italia    ​

Volantino 8 marzo

L’8 marzo, giornata internazionale delle donne, costituisce un appuntamento che quest'anno, per le donne di tutto il mondo, è segnato dalla pandemia di Covid-19.Per le donne italiane si presenta anche con la novità di un nuovo Governo appena insediato. Di fronte a noi troviamo gli storici problemi che, di anno in anno, hanno segnato la vita delle donne e dunque le lotte dell’UDI, e quelli inediti, o il modo inedito in cui si sono presentati, che abbiamo imparato ad affrontare in questo ultimo, difficile anno. Tra questi non ci può non preoccupare la frattura sociale tra persone garantite e meno garantite, ma ancora di più tra generazioni. Sul fronte dell'occupazione femminile siamo preoccupate vedendo l'aggravarsi di una situazione, che già si presentava in Italia ben poco positiva. In quest'ultimo anno sono peggiorate le condizioni lavoratrici e lavoratori di qualunque tipologia e categoria.Siamo tutti e tutte nello stesso mare in burrasca, ma le barche con cui lo affrontiamo non sono le stesse.Il divario occupazionale per le donne, si è ulteriormente aggravato: le donne occupate sono meno del 50% ed il divario tra uomini e donne occupati rimane uno dei più alti d'Europa.Molte lavoratrici dipendenti, sia pubbliche che private, ma anche le professioniste, si sono improvvisamente dovute cimentare in emergenza con la nuova organizzazione del lavoro costituita dallo smart-working.Molte lavoratrici sono passate, da un'occupazione, ad un lunghissimo periodo di cassa integrazione con riduzioni consistenti dei salari e spesso con ritardi nell’erogazione, mentre per molte non c'è nemmeno la certezza di poter tornare al lavoro. Il confinamento dovuto alla pandemia ha messo in evidenza il valore sociale del lavoro di cura, spesso svolto dalle donne, ma ha anche messo drammaticamente in luce la scarsa condivisione del lavoro domestico e le carenze dei sistemi di welfare. In tutto questo ultimo anno con più chiarezza si è constatato quello che tante volte abbiamo denunciato: l'assenza o la grave carenza di una medicina territoriale preventiva. La stessa difficoltà di far avanzare rapidamente il piano di vaccinazione si scontra con queste carenze. La violenza degli uomini contro le donne ed i femminicidi, ma anche la violenza contro  bambine e bambini, ha subito una recrudescenza tale che non può non preoccuparci. Si sono aggravati gli attacchi all'autodeterminazione delle donne con lo scopo di impedire l'applicazione della legge 194. L’attacco all’aborto farmacologico, aggrava, in piena pandemia,  le difficoltà delle donne nel far valere i loro diritti. Di fronte a tutto questo e non solo a questo, la nostra iniziativa politica si deve rafforzare e, nonostante il periodo ancora molto difficile, trovare un nuovo slancio. Non abbiamo più bisogno di politiche "creative", ma di interventi strutturali ed organizzati.Di fronte ai fondi previsti del Recovery fund (il Next Generetion EU) non vogliamo che si inseriscano solo misure specifiche per le donne, ma chiediamo che di tutto il Piano, per ogni intervento, sia fatta una valutazione ex ante, in itinere e post in ogni suo asse, ambiti di sviluppo e progetti, in merito a come e quanto gli investimenti incidano sulla vita reale, sul lavoro, sullo sviluppo sociale per donne e uomini. Le prime proposte in ordine ai problemi occupazionali delle donne non ci tranquillizzano. Ci sembrano ancora una volta una serie di misure (per ora solo annunciate) frammentate e a volte chiaramente da rigettare: quale la gender tax che prevedrebbe di detassare il reddito del secondo coniuge assunto. Per il resto siamo ai soliti annunci. Centrale nel progetto di rinascita vogliamo oltre il lavoro, la piena autodeterminazione nella maternità e più welfare: nidi e scuole per l’infanzia in quantità adeguata da nord a sud, investimenti necessari per superare i bassi tassi di natalità nel Paese. Teniamo ferme le parole d’ordine di questo 8 marzo, donne, memoria e futuro, non stancandoci di difendere i diritti che ci siamo conquistate, e, nello stesso tempo pretendendo che questi diritti e la nostra cittadinanza nel mondo non siano costantemente minacciati.     ​

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