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25 aprile 2026
A 80 anni dalla conquista del diritto di voto universale, vogliamo ricordare e ringraziare le donne che fecero la Resistenza.Donne che non esitarono a fare la scelta giusta, mettendo a rischio coraggiosamente la propria vita per costruire un futuro nuovo, conquistando prima di tutto la Repubblica democratica.L’UDI nasce dalle donne che hanno vissuto in clandestinità l’opposizione al fascismo e dalla grande diffusa mobilitazione dei Gruppi di difesa delle donne e per l’assistenza ai combattenti della libertà; donne che non esitarono a rischiare la propria vita, che crearono da sole una vera e propria rete tra la popolazione civile e le donne e uomini combattenti, salvando vite e proteggendo territori. Donne che chiedevano pane, pace e libertà ma anche diritto al lavoro e all’istruzione, parità salariale, assistenza alla maternità e diritto di voto in tutte le istituzioni.Alla lungimiranza, alla forza e alla lucidità di quelle donne continuiamo ancora oggi a ispirarci, per mantenere la rotta in un mondo che torna ad essere attraversato dalla guerra e dal militarismo che avvelena la società dei paesi in pace.Continuiamo a presidiare le piazze, per chiedere il disarmo non solo degli arsenali, ma anche delle menti e delle leggi, insieme alla cancellazione delle discriminazioni e il pieno esercizio di ogni diritto per chi nasce, vive o lavora qui ed ora nel nostro paese.Non vogliamo assistere inerti al genocidio in Palestina, aberrante organizzazione della morte nella continuità di guerre e distruzioni diffuse in troppi conflitti sul pianeta, e vogliamo opporci alla continua delegittimazione delle istituzioni internazionali, che hanno funzione di arbitrato e giudizio, da parte di governi democraticamente eletti.La lotta di liberazione in Italia è stata liberazione dalla guerra e dalle ideologie nazifasciste che la sostengono come struttura violenta a fondamento della politica e per noi donne è parte della lotta di liberazione dalla violenza che ancora alimenta convinzioni e relazioni tossiche, mettendo a rischio troppe vite e compromettendo la libertà di tutte.Come donne sappiamo che ogni questione ci riguarda, quindi la pace è una responsabilità che abbiamo verso noi stesse e assumiamo verso le nuove generazioni e verso il pianeta.Perché, oltre a “uccidere e morire”, esiste sempre una terza via: vivere. La foto conservata nell'Archivio Centrale UDI è del 1949. E' stata scattata a Modena da Botti & Pincelli.
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Quando una donna decide di separarsi, sta esercitando un diritto.
A Bisceglie un uomo ha ucciso la moglie Patrizia gettandola dal balcone perché voleva separarsi.Poi si è ucciso.Ancora una volta ci verrà detto che è una tragedia, un gesto estremo, una storia finita male. No.È violenza maschile contro le donne. È controllo. È possesso. È l’idea che una donna non possa scegliere di andarsene senza essere punita. In Italia una donna viene uccisa ogni 72 ore.Ma il punto è un altro, ed è ancora più grave: per ogni donna uccisa, ce ne sono molte di più che vivono sotto questa minaccia. Donne che, quando decidono di separarsi, si fanno almeno una volta questa domanda:“E se mi ammazzasse?” È una domanda reale. Quotidiana. Radicata. E allora la domanda che poniamo, senza ipocrisie, è semplice:quanti uomini, lasciati da una donna, si chiedono se lei potrebbe ucciderli? Quanti? La risposta è zero. O quasi. Questa è la misura esatta della disuguaglianza, ed è la prova che non siamo davanti a “drammi familiari”, ma a un sistema che continua a legittimare, in modo esplicito o implicito, la violenza maschile quando le donne esercitano la loro libertà. Siamo esasperate.Esasperate dal linguaggio che attenua, che giustifica, che parla di “troppo amore”.Esasperate da istituzioni che arrivano sempre dopo, da prevenzioni che non bastano, da una cultura che ancora fatica a dire una cosa semplice: le donne non sono proprietà. Quando una donna decide di separarsi, sta esercitando un diritto.Se questo diritto continua a essere percepito da alcuni uomini come una provocazione o un affronto, il problema non è individuale: è politico. Non vogliamo più contare le morte.Vogliamo smettere di contare anche le vive che hanno paura. Separarsi non può essere un atto di coraggio. Deve tornare a essere una scelta normale. Finché questo non accadrà, la responsabilità è collettiva. E il silenzio è complicità.
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HA vinto il No
L’UDI-Unione Donne in Italia esprime soddisfazione per l’esito del referendum, al quale abbiamo contribuito con convinzione e impegno, raccogliendo e dando voce alle sollecitazioni delle nostre iscritte nei diversi territori.Il risultato rappresenta un segnale importante anche sul piano della difesa della Costituzione, presidio fondamentale della nostra democrazia e garanzia dei diritti di tutte e tutti. La partecipazione e la scelta espressa dalle cittadine e dai cittadini confermano quanto sia ancora viva l’attenzione verso l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza delle istituzioni.
