L'UDI si costituisce parte civile a fianco di Marilù Mastrogiovanni

La giornalista Marilù Mastrogiovanni da anni è costretta a svolgere la sua professione difendendosi da minacce di morte, stalking giudiziario, intimidazioni che l'hanno persino costretta a cambiare città, il tutto a causa del carattere scomodo delle sue inchieste.Domani si svolgerà l'ennesimo processo in cui Marilù sarà costretta a difendersi per aver svolto il suo lavoro, ma domani l'UDI sarà al suo fianco.Ci costituiremo infatti parte civile al fianco di Marilù poiché, oltre alle intimidazioni, insulti e minacce per le sue inchieste, Marilù ha subito intimidazioni, insulti e minacce per il suo essere donna.Il nostro quotidiano agire politico da oltre 75 anni è finalizzato alla tutela della dignità e l'autodeterminazione della donna, che si esplica anche attraverso la lotta contro gli stereotipi e il sessismo come in questo caso.Come abbiamo già fatto per le offese subite dall'On. Laura Boldrini, anche questa volta dunque porteremo in giudizio il nostro interesse costituendoci parte civile, assistite dalla nostra avv. Maria Pia Vigilante, al fianco di Marilù Mastrogiovanni, per difendere la sua dignità di giornalista e di donna.In un contesto intimidatorio dove una giornalista viene minacciata per il proprio lavoro è fondamentale esserci e gridare l'ingiustizia, e noi ci saremo.     

Risposta del Presidente del Parlamento Europeo sulla situazione delle donne in Turchia e Polonia

Care Amiche dell'Unione Donne in Italia, ho letto con piacere la vostra lettera del 30 luglio scorso, in cui manifestate le vostre preoccupazioni rispetto alla protezione dei diritti e libertà delle donne in Europa e in particolare in Polonia e Turchia. Proprio in quei giorni entrambi i governi citati hanno manifestato la loro volontà di recedere dalla Convenzione di Istanbul: il miglior strumento internazionale mai elaborato per tutelare le donne in maniera olistica dalla violenza di genere. Il Parlamento europeo, anche attraverso i suoi rappresentanti delle due commissioni per l'uguaglianza di genere e per le libertà civili, è sempre stato in primo piano nella difesa dei diritti e delle libertà delle donne: anche nella lotta per l'eliminazione della violenza.Sulla Convenzione di Istanbul in particolare, oltre ad aver invitato costantemente tutti gli Stati dell'Unione a ratificare la Convenzione e successivamente ad applicarla, il Parlamento ha anche stigmatizzato i governi che non facevano passi in avanti o, peggio ancora, che mettevano in discussione anni di progressi attraverso la decisione di recedere da questo strumento internazionale. Vi confermo perciò l'impegno mio e dell'istituzione che ho l'onore di rappresentare e vi ringrazio per il vostro impegno e sostegno, che nascono da molto lontano e sono sicuro continueranno con determinazione. Cordiali Saluti, David Sassoli  Leggi qui la lettera inviata dall'UDI.  ​

Lettera al Presidente del Parlamento Europeo sulla situazione delle donne in Turchia e Polonia

Roma 29 luglio 2020 Al Presidente del Parlamento Europeo, David SassoliAlla Segretaria Generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić Le donne Polacche e le donne Turche subiscono i violenti attacchi degli uomini “loro pari” correndo in aggiunta il rischio che i leaders, che incarnano il potere nei loro paesi, vogliano ufficialmente cedere il mantenimento dell’ordine a capi famiglia.Il Presidente Duda, polacco, e il Presidente Erdogan, Turco, sono in ordine di tempo i primi a minacciare la concretizzazione di una società nella quale siano tolte le protezioni alle donne costrette culturalmente e fisicamente a, unicamente, procreare ed accudire. Questi uomini non volevano applicare, e oggi vogliono cancellare, la ConvenzioneIl Presidente Duda è un presidente Europeo e, come il presidente Turco, per dare corpo ai desideri suoi e degli uomini che lo sostengono, e rassicurare una potente lobby politica e interreligiosa, vuole “uscire dalla convenzione di Istanbul”. Uscire dalla convenzione di Istanbul è dichiarare, come in aggiunta ha fatto Erdogan a suo tempo, che i diritti umani sono un inutile ingombro.Questi due presidenti rappresentano la costruzione di un ordine mondiale nel quale “sovrani” uomini decidono senza l’ingombrante presenza delle donne, un ordine in cui non c’è posto per la Convenzione.Le donne in tutta Europa e nel mondo si sono prese cura, nonostante i loro governi, delle opportunità rappresentate dalla cdI e hanno indagato, raccolto dati, organizzato centri, sono intervenute nei tribunali: l’hanno applicata “nonostante”. Sono scese in piazza e hanno protestato, non solo ad Ankara, per l’uccisione di Pinar Gultekin. Hanno acceso i riflettori su quello che realmente succede nei loro paesi, con la protesta a Varsavia nel giorno della Repubblica 2017 (che fece dire a molti che le donne avrebbero salvato la Polonia), con la mappa delle violenze in Turchia (Ceyda Ulukaya) pubblicata nel 2018.Le donne credono alle donne e i paesi non si rappresentano attraverso i loro capi.L’Europa deve prendere posizione per affrontare l’ennesimo attacco alla civiltà della pace e può e deve contare sulle donne. Ascoltarle e intervenire in tutti i modi possibili a salvaguardia dei loro diritti e della loro libertà! UDI-Unione Donne in Italia   ​

...
...

Tutti i contenuti del sito sono proprietà esclusiva e riservata dell'UDI e/o dei suoi aventi causa e/o di terzi soggetti ove indicati e sono protetti dalle vigenti norme nazionali ed internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale e/o Industriale. Tutti i contenuti pubblicati potranno essere liberamente utilizzati a condizione che rimangano nel loro formato originale e sia sempre citata la fonte e il sito web dal quale sono tratti.

 

Privacy policy | Cookie policy | Web design & master - flbonanni@gmail.com | Segnalazioni di bug e suggerimenti - udiamministrazione@gmail.com

 

Sede Nazionale Archivio Centrale - via della Penitenza, 37 | tel 06 68 65 884 | fax 06 6880 7103 | udinazionale@gmail.com | sedi in Italia