Comunicato UDI 25 novembre 2021

Il 25 Novembre, data ormai radicata nella coscienza civile, ricorda quanto la violenza contro le donne sia presente nelle case, nelle strade, nei luoghi di lavoro e quanto tutta la società sia ancora permeata di quella cultura sessista e violenta che dagli stereotipi arriva fino al femminicidio. Gli uomini arrivano perfino ad uccidere i propri figli per punire la donna che li ha messi al mondo, come dimostra l’ultima drammatica uccisione del piccolo Mathias o la strage di Sassuolo.La violenza maschile presenta numeri insopportabili, di fronte ai quali un solo pensiero è possibile: le vittime vanno aiutate, ma la violenza va prevenuta e i violenti puniti.L’UDI ha sempre privilegiato l’aiuto concreto alle donne e il terreno della prevenzione, (come abbiamo fatto e continueremo a fare con la Mostra “Oltre Dafne Fermare Apollo”) chiedendo e promuovendo il cambiamento culturale necessario per conoscere e togliere spazio alla violenza, mezzi e risorse per educare i/le giovani alla conoscenza e al rispetto della differenza, una parte adeguata delle risorse messe in atto dopo la pandemia.Serve consolidare e aumentare il lavoro femminile, falcidiato più di quello maschile e comunque sempre in affanno, lavoro che è fondamentale elemento di autonomia. Occorre inoltre implementare politiche e servizi alla genitorialità e obbligare fabbriche e aziende a fare i conti con le molestie e il bullismo alimentati dai social e dai media.Un ruolo importante può e deve avere la formazione. La violenza fisica, il femminicidio, sono l’apice di una violenza culturale, simbolica che si manifesta nella assenza/cancellazione della donna dal linguaggio e dal patrimonio storico-culturale. Tutto questo non fa altro che rafforzare l’asimmetria tra i due sessi, causa prima della violenza.  Occorre quindi investire nella formazione delle/dei docenti perché acquistino consapevolezza della complessità del problema, rivedano la loro pratica didattica e assumano uno sguardo critico sui contenuti disciplinari che trasmettono. Combattere la violenza contro le donne significa anche garantire l’applicazione della legge 194, che non può essere vanificata dall’uso strumentale dell’obiezione di coscienza, e aumentare in modo esponenziale la prevenzione, aprendo consultori su tutto il territorio nazionale per tutelare la salute delle donne.O questi sono reali obiettivi della società e della politica, verificabili quotidianamente alla prova dei fatti, o le celebrazioni del 25 novembre rischiano di trasformarsi in vuota retorica.A dieci anni dalla Convenzione di Istanbul, sul sostegno alle donne vittime di violenza sono state fatte molte cose, anche se non abbastanza, ma sulla prevenzione e sulla punizione dei violenti e maltrattanti le indicazioni sono sempre disattese quando non esplicitamente fraintese.In Italia si arriva a togliere i figli e le figlie alle mamme che denunciano violenze in famiglia, invece di aiutare e favorire davvero le donne nella fuoriuscita dalla violenza, come dimostrano purtroppo molti episodi dolorosi, uno per tutti il caso Sitzia.Con il cuore vicino a Federico Barakat e ad Antonella Penati, ma pensando anche a tutte le donne che denunciano le violenze in famiglia e perdono i figli, UDI è stata promotrice della proposta di legge “Misure per la protezione dei minori e delle donne..” volta a contrastare la violenza istituzionale e a meglio tutelare le donne, chiedendo che sparisca dai tribunali l'atteggiamento pilatesco  diffidente  verso le violenze denunciate dalle donne.  La violenza maschile colpisce in modo insopportabile anche le donne migranti e le donne costrette alla tratta e alla prostituzione e a questa si aggiunge la violenza istituzionale come ha portato alla ribalta il disperato caso di Adelina, la giovane donna albanese che, pur avendo collaborato con lo Stato nell’arresto di 40 criminali, abbandonata a se stessa, si è tolta la vita.Per sconfiggere la violenza maschile è fondamentale conoscerne le radici profonde ed estese, creare una nuova consapevolezza e agire nei diversi campi e settori della società per costruire una convivenza tra i sessi fondata sul rispetto della differenza.   Oltre l’impegno delle donne, già presente da tempo, è necessario che tanti uomini si sentano coinvolti e, iniziando un autentico percorso di messa in discussione di se stessi e di presa di coscienza, dicano finalmente: non in mio nome!UDI-Unione Donne in Italia​     

GIORNATA CONCLUSIVA DELLA MOSTRA “OLTRE DAFNE FERMARE APOLLO”EVENTO ONLINE: “FERMARE APOLLO? PRIMUM PREVENIRE”

  

Inaugurazione mostra Oltre Dafne

A Roma dal 10 al 30 settembre 2021 la mostraOLTRE DAFNE FERMARE APOLLOImmagini di storia e cambiamenti   È stata inaugurata oggi la mostra “Oltre Dafne fermare Apollo immagini di storia e cambiamenti” promossa dall’UDI – Unione Donne in Italia – in partenariato con Fondazione Pangea Onlus. La manifestazione ha richiamato l’attenzione di molte associazioni che operano contro la violenza di genere che hanno partecipato all’evento Ad inaugurare la mostra Valeria Valente presidente della commissione Femminicidio al Senato.La senatrice ha ringraziato l’UDI “una realtà preziosa e fondamentale a cui va riconosciuto un ruolo importante nel nostro Paese…l’associazione che ha dato vita ai primi centri antiviolenza”.La Valente ha anche sottolineato l’importanza della memoria e quanto essa incida sulle battaglie dei nostri giorni. “Quello che facciamo ci viene da quello che siamo state da quello che abbiamo fatto da come siamo arrivate ad essere quello che siamo oggi, a mantenere questa rete, questo filo rosso questo percorso”. Manuela Campitelli, per Fondazione Pangea Onlus, ha invece posto l’attenzione sul linguaggio: “Oggi più che mai è importante utilizzare le parole giuste al momento giusto perché il cambiamento culturale passa anche attraverso il linguaggio. Abbiamo visto quanto la narrazione tossica degli ultimi eventi possa fare male alle donne possa fare male a Dafne e non bloccare Apollo”. L’inaugurazione è proseguita con le parole di Sabrina Alfonsi presidente I Munucipio. Erano presenti tra le altre Maura Cossutta presidente Casa internazionale delle donne, Renata Natili presidente del Centro italiano femminile, Gabriella Moscatelli presidente di Telefono Rosa, Giulia Tempesta consigliera comunale. Alla conferenza stampa hanno partecipato oltre ai giornalisti e rappresentati di associazioni, le testimoni del documentario della regista Chiara Cremaschi: Antonella Penati, Giovanna Ferrari e Carla Cantatore. La mostra è anche interamente consultabile al sito: https://oltredafne.udinazionale.org/ Roma 10 settembre 2021    

...
...

Tutti i contenuti del sito sono proprietà esclusiva e riservata dell'UDI e/o dei suoi aventi causa e/o di terzi soggetti ove indicati e sono protetti dalle vigenti norme nazionali ed internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale e/o Industriale. Tutti i contenuti pubblicati potranno essere liberamente utilizzati a condizione che rimangano nel loro formato originale e sia sempre citata la fonte e il sito web dal quale sono tratti.

 

Privacy policy | Cookie policy | Web design & master - flbonanni@gmail.com | Segnalazioni di bug e suggerimenti - udiamministrazione@gmail.com

 

Sede Nazionale Archivio Centrale - via della Penitenza, 37 | tel 06 68 65 884 | fax 06 6880 7103 | udinazionale@gmail.com | sedi in Italia