SOCIAL FEED

PROSSIMI APPUNTAMENTI SEDE NAZIONALE

Stop agli attacchi del governo ai diritti delle donne

L'UDI SI MOBILITA CONTRO IL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE DI VERONA:Siamo cittadine del mondo e alle donne di tutto il mondo è rivolto un attacco senza precedenti, incarnato dal Congresso mondiale delle famiglie. Per questo le donne dell'UDI parteciperanno numerose al corteo di Verona del 30 marzo e ai presidi organizzati nelle altre città per coloro che non potranno essere a Verona ma vogliono comunque far sentire tutto la loro indignazione.​L'UDI LANCIA UNA PETIZIONE CONTRO I CONTINUI ATTACCHI DEL GOVERNO AI DIRITTI DELLE DONNE:(Firma la petizione) Siamo cittadine del mondo e alle donne di tutto il mondo è rivolto un attacco senza precedenti: incarnato dal Congresso mondiale delle famiglie.Contro l’interruzione di gravidanza volontaria.Contro la liberà di difendersi dalla violenza degli uomini.Contro la libertà di unirsi per amore.Contro la libertà di scegliere il paese in cui vivere.Contro l’Europa voluta dalle donne, sede di un diritto superiore.E soprattutto contro la Convenzione di Istanbul, la carta che impegna gli stati a contrastare la violenza contro native e migranti.Usurpatori dei diritti e delle parole che noi abbiamo riempito di significati nel nostro cammino. I capi di movimenti patriarcali vogliono tornare a un modello di famiglia che noi abbiamo già archiviato: quella del padre padrone.Noi la famiglia la stiamo cambiando, perché non sia più la patria della violenza e dell’arbitrio sulle donne e sui loro figli. Coloro che si oppongono a questa rivoluzione non violenta si servono di parole virulente contro le donne e le loro conquiste, contro la libertà di scegliere di tutti. Hanno deciso di occupare Verona per confermare una seria opzione sul Governo italiano, che a sua volta si è inchinato di fronte a una parte, già dall’insediamento del ministro Fontana, pur essendo chiamato a governare il paese nella sua complessità.Con alterne vicende e con la reiterazione di smentite e conferme, a una vera e propria forza di occupazione è stata spalancata la porta principale del Paese. L’opera concretizzata simboleggiata dal Ddl Pillon (per ridare a padri violenti la tutela sui figli), dal Ddl Gasparri (per anteporre i diritti dell’embrione a quelli della madre) costituisce il messaggio di benvenuto al congresso di Verona.Noi che lavoriamo per cambiare il Paese lottando e svelando il vero volto dei capi, diffidiamo politicamente questo governo per aver usato il nostro Paese per amplificare il messaggio minaccioso della misoginia mondiale e lo invitiamo ad astenersi dall’intaccare diritti civili acquisiti, duramente conquistati, e riconosciuti dalla comunità internazionale.  (Firma la petizione)   

Ragazzi italiani coraggiosi di cui siamo orgogliose

In questi giorni, in Italia, un Ministro della Repubblica in piena campagna elettorale, di fronte ad una strage sventata grazie ad una grandiosa collaborazione tra bambini delle più svariate nazionalità, commenta il gesto eroico del ragazzino di 13 anni nato in Italia da genitori marocchini e che ha salvato la vita a 51 suoi compagni solo per ribadirgli che la legge sullo Ius Soli non si cambia.I bambini nati e cresciuti in Italia sono stranieri in casa propria, con un permesso di soggiorno a tempo determinato. Prosegue subito dopo twittando di ogni singolo caso di cronaca in cui i colpevoli non sono italiani, dimentico di tutto il resto. Contemporaneamente, in Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, Prima Ministra, parla così dopo l'attenato che il 15 marzo scorso ha ucciso 50 persone a Christchurch: "Naeem Rashid, originario del Pakistan, è morto dopo essersi gettato addosso al terrorista per togliergli la pistola. E’ morto cercando di salvare coloro che stavano pregando al suo fianco. Abdul Aziz, originario dell’Afghanistan, ha affrontato il terrorista armato dopo aver afferrato la prima cosa che gli è capitata a tiro. Ha messo a repentaglio la propria vita e senza dubbio ha salvato quella di molti altri con il suo coraggio altruista. Sicurezza significa essere liberi dalla paura della violenza. Ma significa essere liberi dalla paura dei sentimenti di razzismo e odio che creano un ambiente dove la violenza può prosperare. E ciascuno di noi ha il potere di cambiare le cose." Nonostante l'angosciante clima di intolleranza che respiriamo tutti i giorni, esiste un altro mondo e altre persone, esiste un altro tipo di governo possibile; esiste l'esempio di Jacinda Arden ed esistono i bambini, le bambine, i genitori di san Donato. Noi confidiamo in loro e in persone come loro per la costruzione del futuro per cui lottiamo e abbiamo sempre lottato.     ​

Di che famiglia sei? umana

L’UDI risponde al Congresso mondiale delle famiglie a Verona LA FAMIGLIANon è un ordine a cui sottostare, non è più il luogo della patria potestà, del diritto di stupro domestico, delle botte educative per moglie e figli/e. LA FAMIGLIANon è il luogo del casalingato femminile obbligatorio e gratuito. Bambine e bambini non nascono per ordine dello Stato, nascono per amore di genitori e gravidanza di mamma. Se c’è violenza non è famiglia. Se c’è subalternità non è famiglia.Senza l’autodeterminazione delle donne non c’è famiglia.Senza lavoro è difficile essere famiglia. Senza casa è difficile essere famiglia. LA FAMIGLIAÈ il luogo della responsabilità e dell’ascolto, della solidarietà e della condivisione.È il luogo in cui si impara ad essere libere e liberi, altrimenti non è famiglia! Abbiamo avuto governi attendistiAbbiamo avuto governi indifferentiAbbiamo avuto governi ipocritiAbbiamo avuto governi insipientiAbbiamo avuto governi contrari all’autodeterminazione delle donneE LI ABBIAMO SCONFITTI MAI ABBIAMO AVUTO GOVERNI SCHIERATI CONTRO L’ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE Ci chiamano a uno scontro di civiltà,NOI NON CI STIAMO. La civiltà non è l’ordine naturale imposto con i miliardi delle lobbies antidemocratiche.La civiltà non è una dichiarazione di guerra porta a porta.La civiltà è pratica di buon vicinato tra donne e uomini, tra popoli e storie, tra nazioni e nazioni.La civiltà che vogliamo conservare è quella che ci fa vivere libere e in pace.    ​

Chi ha paura della Merlin? Mai più case chiuse! Di Vittoria Tola​

Onore alla senatrice Merlin grazie alla quale, sessant’anni fa, il 20 febbraio del 1958 entrò in vigore una delle leggi più discusse, stimate, controverse e odiate della nostra storia, la numero 75, meglio nota come legge Merlin dal nome della promotrice nonché prima firmataria, la senatrice Lina Merlin nel 1948. Un provvedimento che dopo dieci anni dal suo inizio abolì la regolamentazione della prostituzione di stato, chiudendo le case di tolleranza come le chiamò il regime fascista rinverdendo le leggi sulla regolamentazione di stato della prostituzione introdotta da Cavour nel 1848.La L. 75/58 dichiara che la prostituzione non è un reato, ma introduce i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione anche recependo la Dichiarazione universale del diritti umani dell’Onu del 1948. La legge Merlin, votata dai partiti antifascisti, ma non dall’Msi, di fatto liberò oltre tremila donne dalla “indegna schiavitù”, come la chiamò Anna Maria Mozzoni dopo l’Unità d’Italia e come poi riprese Lina Merlin. La legge ridiede dignità e libertà non solo a loro, soprattutto le povere e ingannate, costrette a subire -come scrisse una donna, nelle “Lettere dalle case chiuse” scritte alla Merlin- anche cento uomini al giorno, ma anche ai loro figli, oltre che a tutte quelle che dalle case erano scampate, di potersi rifare una vita, trovare un lavoro, farsi una famiglia, sposarsi non più sottoposte all’obbligo di essere “patentate” contro la loro decisione, né al controllo della polizia sulla loro vita e le loro scelte, che le portavano spesso ancora molto giovani nei sifilocomi. Il tanto vantato obbligo di controllo sanitario in realtà era un obbligo alla visita medica che valeva solo per le donne, ma non valeva per i clienti, giovani e anziani, celibi e sposati che continuavano ad infettarle senza rimorso alcuno con la connivenza di proprietari di bordelli, tenutarie e medici compiacenti, con una corruttela politica che dovrebbe essere studiata meglio dai suoi estimatori.In questa campagna elettorale sgangherata, esponenti politici di primo piano non hanno esitato a riproporre forme di regolamentazione della prostituzione e di assimilazione ad un lavoro non meglio definito in nome -in un paese di grandi evasori- della necessità di incrementare il pagamento di tasse da parte di sex worker. Inoltre, e sarà segno dei tempi amari che viviamo, il Tribunale di Bari accetta di sottoporre la Legge Merlin alla Corte Costituzionale, come chiedono i legali di Tarantino -il rifornitore di escort a Palazzo Grazioli- sperando di arrivare a rendere legittimo e non punibile penalmente il reato di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in nome dell’autodeterminazione delle donne.La battaglia della Merlin contro la prostituzione di stato durò dieci anni e fu condotta senza esclusione di colpi da parte di tenutari che finanziarono campagne contro la senatrice senza badare a spese; di medici che avevano il loro tornaconto sull’affare; di parlamentari anche del partito della Merlin che cercavano motivazioni nobili per tutti i clienti delle case chiuse che rappresentavano il monumento legittimo dei loro vizi e di una sessualità maschile predatoria e senza limiti verso le donne da usare, anche per iniziare alla sessualità i loro figli o per tenere buoni soldati e marinai in una leva senza fine. Un sistema tra i peggiori che il patriarcato abbia mai definito contro le donne e contro cui si ribellarono, fin dall’8oo, donne e uomini in tutto il mondo riuscendo a modificare molte legislazioni nazionali. L’Italia insieme alla Francia e alla Svizzera rimase ben ultima fino a dopo la Seconda Guerra mondiale. Lina Merlin straordinaria donna antifascista, fondatrice dell’Udi e Costituente tra le più importanti e rispettate, riprese la questione e, anche ispirandosi alla battaglia in Francia di Marthe Richard, riuscì nonostante tutti gli avversari a portare a termine la sua battaglia.Da sessant’anni anni in ogni legislatura, in Parlamento, sono presentate proposte di tutti i tipi per modificarla, e non è un caso che da sessant’anni nessuno ci riesca. La legge più osteggiata della storia italiana e anche la legge più solida nel tempo; tuttavia questo non meraviglia chi conosce bene la storia politica della Merlin e della legge da lei voluta con una capacità di lotta e di documentazione su ogni aspetto che ancora impressiona. Non a caso per una parlamentare che ha lavorato tantissimo e dalla Costituente è rimasta famosa per l’art.3, e poi su tante leggi contro gli esperimenti nucleari, contro la guerra, sull’infanzia, sulla scuola, sul Polesine, sulle arti e sulla sanità, questa legge rimane il suo risultato più famoso.Contrariamente a quanto spesso viene sostenuto, non è vero che chiusura delle case chiuse scatenò la prostituzione di strada: non solo perché anche prima erano migliaia le non “patentate” che sfuggivano alle case e alla polizia, ma anche perché, come chiunque potrebbe vedere se volesse documentarsi, dopo il ‘58 e in concomitanza con il boom economico molte donne cercarono e trovarono lavoro e, come dimostrano dati delle FFO, inchieste, studi storici e il cinema, se sulla strada rimasero una piccola parte delle donne più povere, altre si organizzarono al chiuso ma tenendo alla larga sfruttatori che comunque non si arresero mai e provarono a riorganizzarsi. Il dato della prostituzione su strada fu comunque residuale anche per i cambiamenti sociali e culturali fino a oltre la metà degli anni ‘80 quando gli sfruttatori della “industria” del sesso, non decisero di usare le ragazze tossicodipendenti e l’esplosione dell’ HIV non fu l’occasione per buttare sulla strada ragazze nigeriane attirate con false promesse dal loro paese mentre la disintegrazione dei paesi del blocco di Varsavia riversava, per necessità e con inganno, nelle nostre città migliaia di donne in mano ai trafficanti. Problema a tutt’oggi certo non risolto ma che grazie alla legge Merlin non puntò a criminalizzare le vittime ma i trafficanti e gli sfruttatori. L’Italia infatti, approvando l’art. 18 nella legge sull’immigrazione del 1998, poi nel 2000 il Protocollo di Palermo “Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini, (noto anche come il protocollo sulla tratta degli esseri umani adottato congiuntamente alla Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale). L’esperienza italiana ha contributo nel 2005 alla Convenzione di Varsavia contro la tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e l’Italia rimane il paese con il più alto numero di donne sottratte in questi anni alle mani dei trafficanti anche se lo sforzo non è ancora sufficiente. Un lavoro che deve continuare ed essere reso sempre più forte ed organico, situato com’è nell’intreccio tra immigrazione, prostituzione, mancanza di lavoro e accoglienza degna di questo nome, ma anche con una domanda di prostituzione da parte maschile ignobile e insopportabile.Possiamo dire con assoluta certezza che, pur essendo vissuta in un’altra epoca, la senatrice aveva ben chiaro, cosa che non succede a troppi nell’epoca di cui parliamo, la differenza che esiste tra violenza maschile e capacità di conquistare una donna.Nonostante le regressioni in atto indietro non si torna! La Merlin non si tocca!   ​

Giornata della memoria 2019

Il giorno della Memoria è diventato di anno in anno sempre più un atto di omaggio agli ebrei – morti e vivi -, è diventata l’occasione per parlare di loro. “È la vostra storia, la ricordiamo. Vi ricordiamo”. No. Non è la mia storia. È la storia di tutti gli europei, di chi la progettò e la mise in atto. Di chi vide e fece finta di nulla. Della rete ferroviaria di tutto il continente, su cui per anni i convogli andavano pieni di esseri umani e tornavano vuoti. Di chi rischiò la vita per salvare anche una vita soltanto. Potrà sembrare assurdo, persino intollerabile, ma come ebrea non posso identificarmi in questa storia. La rifiuto: la Shoah non mi appartiene perché è per definizione il rifiuto stesso della memoria ebraica: aspirava infatti a creare un’Europa judenfrei, un presente e un futuro senza ebrei. Durante la guerra a Praga i nazisti raccolsero migliaia di oggetti rubati a case, sinagoghe, persone, con l’obiettivo di creare un museo della razza estinta, di lì a pochi anni. Pochi mesi. Nel contesto della ricorrenza odierna, invece, le iniziative e gli eventi hanno senso solo se vanno esattamente nella direzione opposta a quella auspicata dal “Museo della Razza Estinta” voluto dai nazisti: dare alla collettività il senso pieno di appartenenza a questa storia, mostrare quanto essa stia dentro il tessuto sociale e materiale del nostro mondo.Di fronte agli oggetti, alle case, alle cose, ai volti delle persone, ai documenti conservati negli archivi quella storia si fa riconoscere, diventa propria, parte del proprio mondo.Elena Lowenthal​Il senso della memoria di Elena Lowenthal Caro presidente, la Giornata della memoria dimentica i rom di Dijana Pavlovici

Lettera a Forum sulla puntata del 23 gennaio 2019​

a Redazione Forump.c. Gent.ma Dott.ssa Anna Di Teodoro - Produttrice Esecutiva Mediasetp.c. Gent.mo Dott. Gerardo Greco - Direttore di Rete 4p.c. Gent.mo Dott. Piersilvio Berlusconi - Amministratore delegato Mediasetp.c. Gent.mo On. Dott. Vincenzo Spadafora - Sottosegretario alle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri  “Ci sono padri che si impongono” […] “questa è una storia di violenza” […] “il più grande regalo che un padre può fare ad un figlio è amare sua madre”. Con queste premesse si apre la puntata di Forum del 23 gennaio scorso, che tratta il caso di una donna vittima di stupro che si oppone alla richiesta della madre del suo stupratore di avere rapporti con il bambino nato dalla violenza ed alle pretese dello stesso, il quale ancora sconta la pena per il reato suddetto. Sembrerebbe un caso dall’esito scontato, eppure basta guardare solo i primi cinque minuti dell’inizio del processo per capire che, in realtà, l’esito sarà del tutto opposto a quello immaginato. Non solo, si assiste anche a molto di peggio. La giudice, la Dott.ssa Melita Cavallo, già presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma nonché personaggio noto per il suo forte sostegno alle teorie dell’alienazione parentale (teorie che, come di recente abbiamo affermato in occasione della conferenza stampa in Senato per la presentazione del libro della Dott.ssa Maria Serenella Pignotti proprio sull’argomento, sono state elaborate da Richard Gardner, un misogino sessista sostenitore della legittimità dell’abuso familiare sui figli) esordisce mettendo subito in chiaro la sua posizione. Senza nemmeno lasciar parlare la ragazza, inizia a tessere le lodi dell’uomo e ad aggredire la ragazza vittima dello stupro che, sconcertata dal comportamento della giudice, cerca in tutti i modi di rivendicare il suo essere stata violentata dall’uomo che la giudice è tanto impegnata ad elogiare. Ma la giudice insiste: “lei non è stata seguita bene, altrimenti non sarebbe così violenta”. Il processo prosegue con la giudice che continua ad incolpare la donna per aver bevuto la sera dello stupro, per aver frequentato il suo stupratore pur sapendo che tipo fosse (benché la ragazza continui a negarlo), ad accusarla implicitamente di essere una sfaticata mentre l’operoso padre del bambino mette da parte i soldi per il suo futuro. Il tutto mentre, dall’altro lato, la madre dell’uomo condannato per violenza sessuale continua a dire che suo figlio è un bravo ragazzo, che era innamorato, la corteggiava, e mentre la conduttrice seraficamente definisce come una “ragazzata” lo stupro da parte di un uomo nei confronti di una donna, come se la giovane età determinasse la minore gravità dell’atto. Nessuna parola di condanna, naturalmente, per il gesto aberrante commesso dall’uomo, ma anzi, solo elogi, malgrado non abbia dato alcuna prova di rimorso. Per la donna vittima della violenza, invece, solo aspri giudizi, insinuazioni, colpevolizzazioni. La donna infatti viene in sostanza accusata di essersela andata a cercare e dunque di essere ella stessa la responsabile del proprio stupro.I concetti emersi dalla puntata infatti sono che: Uno stupro non è un fatto grave se avvenuto tra due persone poco meno che maggiorenni, ma è una ragazzata;Una donna che beve non può lamentarsi se poi viene stuprata;Lo stupro non è una violenza, alzare la voce in un’aula di tribunale invece sì; poco importa se a farlo è una donna vittima di stupro e lo fa contro persone che sono impegnate ad elogiare il suo stupratore ignorando deliberatamente il fatto che ha commesso violenza sessuale;Violenza e capacità genitoriale sono due cose che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra: poco importa se si è commesso una grave violenza sessuale nei confronti di una ragazzina, ciò non impedisce allo stupratore di essere un padre modello per il figlio nato dallo stupro;La donna stuprata dovrebbe far accettare al figlio frutto della violenza l’esistenza dell’uomo che rivendica il diritto di paternità, poco importa che quell’uomo sia proprio lo stesso che l’ha stuprata;Una madre che non favorisce l’incontro tra il proprio stupratore ed il figlio nato dallo stupro, è una madre alienante. Insomma, una vera e propria apologia degli stupratori della violenza contro le donne. Un’offesa insopportabile alle donne, alle leggi, alla Convenzione di Istanbul, che ha valore cogente anche in Italia (ma evidentemente non per la giudice Cavallo e chi ha sue stesse posizioni). Un chiaro esempio di rivittimizzazione secondaria frutto della cultura sessista che solitamente subiscono le donne vittime di violenza nelle aule di tribunali. In questa puntata si parlava per giunta di una violenza già accertata e condannata! Immaginate cosa accade quando, ancora nella fase iniziale del processo penale, la donna si trova da sola a dover avanzare la propria accusa! Questo teatrino delirante sembrerebbe una farsa surreale, se non fosse che è tutto vero. Anche se si tratta di attori che seguono un copione scritto ad hoc, chi giudica è una vera giudice che lavora nei nostri tribunali, e si è prestata dietro remunerazione a prendere parte a questa puntata vergognosa. Oltretutto, la giudice Cavallo è nota per le sue posizioni analoghe a quelle espresse in TV. Sappiamo bene infatti che, secondo i sostenitori e sostenitrici delle teorie dell’alienazione parentale, madre alienante è anche colei che si oppone all’incontro del figlio con il padre violento. E sappiamo bene anche che, purtroppo sempre più spesso, in casi del genere sono proprio le donne, le vittime della violenza, ad essere allontanate forzatamente dai loro figli, i quali vengono affidati al genitore violento. Riteniamo gravissimo, inaccettabile e vergognoso quanto accaduto nella puntata di Forum del 23 gennaio scorso. Si è fatto passare un messaggio distorto, perverso e aberrante, ossia che la donna vittima di violenza, oltre ad essere ella stessa colpevole della violenza da lei subita, è altresì colpevole se non favorisce l’incontro tra il suo stupratore ed il figlio avuto dallo stupro!Riteniamo inammissibile che la televisione, il mezzo di comunicazione di massa più utilizzato in assoluto, ed in particolare una trasmissione televisiva così popolare e così seguita, possa trasmettere simili concetti per giunta tramite una figura autorevole quale è, o quanto meno dovrebbe essere istituzionalmente, una giudice.  E ciò poiché, in un clima caratterizzato dall’aumento di violenza sulle donne e dall’aumento di sfiducia nelle istituzioni, far passare idee del genere significa, di fatto, avallare la perpetrazione della violenza sulle donne e continuare a soffocarne l’emersione. Chiediamo pertanto agli autori e alla produzione del suddetto programma televisivo di considerare la trattazione di tali materie tenendo presente la delicatezza del tema e la responsabilità sociale derivante dall’affidamento del pubblico ingenerato dalla notorietà del programma stesso, un programma che peraltro ha annoverato tra le protagoniste l’avvocata Tina Lagostena Bassi, il cui impegno politico, sociale e professionale a difesa delle donne vittime di violenza è noto a tutti.Proprio in virtù del suo impegno, del nostro impegno e dell’impegno di tutte le associazioni, gli enti, le operatrici e gli operatori che investono ogni giorno il loro tempo e le loro energie nel contrasto alla violenza maschile sulle donne, chiediamo inoltre l’immediata rimozione della giudice Melita Cavallo dal programma come gesto di responsabilità verso una tematica seria ed importante qual è la violenza sulle donne.    

...
...

ULTIME NOTIZIE

Tutti i contenuti del sito sono proprietà esclusiva e riservata dell'UDI e/o dei suoi aventi causa e/o di terzi soggetti ove indicati e sono protetti dalle vigenti norme nazionali ed internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale e/o Industriale. Tutti i contenuti pubblicati potranno essere liberamente utilizzati a condizione che rimangano nel loro formato originale e sia sempre citata la fonte e il sito web dal quale sono tratti.

 

Privacy policy | Cookie policy | Web design & master - flbonanni@gmail.com | Segnalazioni di bug e suggerimenti - udiamministrazione@gmail.com

 

Sede Nazionale Archivio Centrale - via della Penitenza, 37 | tel 06 68 65 884 | fax 06 6880 7103 | udinazionale@gmail.com | sedi in Italia