Nave Diciotti. Pietà l'è morta (Aggiornamento 26/9!)

Aggiornamento 26/9/18

Inviate alla Procura competente le notizie di possibile rilevanza penale nell’operato dei responsabili della vicenda “Nave Diciotti” comunichiamo che:

Le notizie giornalistiche sulla confusa vicenda della nave Diciotti, che ha soccorso centonovantadue migranti in mare, ci suggeriscono vistose omissioni, se non provvedimenti addirittura contrari, al dettato del TU sull’immigrazione, in particolare sull’articolo 18 che avrebbe dovuto essere applicato alle donne (presumibilmente undici) che hanno denunciato stupri e violenze quando erano presenti sul suolo Italiano.

Le cure mediche prestate, tardivamente, alle donne per le lesioni fisiche e psichiche dovute alla violenza perpetrata da uomini, sono l’oggetto dell’ultimo aggiornamento sulla loro vicenda che riguarda da vicino il rispetto della Convenzione di Istanbul, legge dello Stato Italiano.  Attendiamo risposte sull’applicazione delle norme, l’art. 18 della legge 286/98, che prevedono la concessione del permesso di soggiorno e meccanismi di tutela alle donne che denunciano reati di violenza e riduzione in schiavitù  

Crediamo che oggetto delle inchieste della magistratura potrebbe essere anche questa grave omissione, soprattutto sarebbe però importante che questa vicenda fosse oggetto di riparazione di eventuali nominate infrazioni e omissioni. Riparazione che se avvenuta potrebbe indurci a rivedere questa parte della nostra denuncia.

Infatti la nostra denuncia sull’operato del Ministero dell’Interno è complessiva e riguarda la mancata adozione delle misure necessarie a tutelare ed informare le donne immigrate, la mancata attivazione di percorsi mirati a sottrarle con la loro prole alla rapacità del mercato delle prestazioni sessuali, per lo più schiavistiche, e delle false adozioni.

 

In attesa di delucidazioni.

UDI di Catania – Giovanna Crivelli

UDI di Napoli – Stefania Cantatore

Associazione Salute Donna – Elvira Reale

Arcidonna Napoli – Clara Pappalardo e Rosa di Matteo

Elena Coccia e le avvocate del suo studio legale:

Mariagiorgia de Gennaro

Ilaria Tuorto

Vincenza Maione

flora Antinolfi

Giuseppina

Simona Fiordelisi

 

Comunicato 25/8/18

Sappiamo bene, ormai, che le 150 persone, uomini e donne, attualmente a bordo della nave Diciotti, attraccata a Catania, sono meno di un numero. In realtà sono, loro malgrado, solo un pretesto per continuare la politica del guadagnare consensi con il “non entrerà più nessuno”, fingendo così di contrattare con l’Europa, deviando l’attenzione dalle falle che si stanno aprendo non solo sul ponte Morandi ormai crollato, ma anche fra gli alleati di governo.

 

L’UDI segue con raccapriccio quanto sta accadendo a Catania.

 

Facciamo nostra la sfida di Laura Boldrini che ha chiesto al Ministro dell’Interno di far scendere, dopo i minori, almeno le donne perché stanno male e almeno per 15 di loro i sanitari hanno riscontrato segni di stupri e violenze. Ma la nostra voce di associazione femminile che dal ’44 dice no alla guerra, no allo sfruttamento, no alla discriminazione fra esseri umani, fra donne e uomini, non può che andare oltre la richiesta di far scendere almeno le donne.

 

Pretendiamo, perché caro ci è costato con la Resistenza e la lotta al nazifascismo, in cui eravamo in prima fila, di vivere in uno stato di diritto, e per questo ministri e governi giurano sulla Costituzione.

La difesa delle ragioni dell’Italia in Europa deve essere esercitata nei luoghi appropriati e nei modi consentiti dalla legge, non certo sui corpi di persone in difficoltà e indifese.

 

Pensiamo che la Solidarietà sia una manifestazione dell’intelligenza, così come la Pietà (intesa nel suo senso vasto e sacro) sia manifestazione di vera forza.

 

Ricordando le recenti parole della grande artista Marina Abramović siamo tutti sulla stessa barca, vogliamo che sia ripristinato lo stato di diritto e siano sbarcati uomini e donne illecitamente trattenuti a bordo della nave Diciotti.

 

Giulia Potenza e Laura Piretti