Ci ha lasciate Zanette Chiarotto dell'Udi La Mimosa di Trieste​

Zanette: allegra ironica attenta precisa discreta onesta. Alta, scattante, sbarazzina, pacata, capace di vicinanza discreta nelle relazioni umane e soprattutto di straordinaria onestà umana e intellettuale. Così la ricordo nei lunghi anni di amicizia, quando eravamo insieme dirigenti dell’Udi nel Coordinamento nazionale e poi, dopo che lei ha scelto di occuparsi solo dell’Udi triestina, in attività e incontri che organizzava per me e altre. Pranzi, cene e qualche passeggiata, molte chiacchiere telefoniche e un impegno reciproco per un viaggio insieme a Parigi che non potremo mai più realizzare. Le piaceva insegnare il francese, la lingua madre che amava, da figlia di migranti italiani, perché era l’attività scelta per stare con le donne alla Casa di Trieste. Chi l’ha conosciuta conserva il senso di vicinanza affettuosa e leggera, di quella leggerezza che sa tracciare segni indelebili nella memoria, con il gesto di un linguaggio dei corpi che sa dare forma alle storie migliori. Ci lascia prima di inoltrarsi nella vecchiaia, per la quale aveva ancora progetti che avremmo potuto condividere ed è uno dei tanti rimpianti ai quali non riusciamo a dare nome in questo momento di profonda tristezza. Vogliamo ricordare Zanette come una delle tante donne che hanno fatto la differenza in questo paese perché ha scelto quale storia costruire con la propria vita. Grazie per aver camminato insieme per un lungo pezzo di strada. Continueremo pensandoti e per dirti, con l’ultimo saluto, che la terra ti sia lieve, possiamo a ragione augurarci che la terra ti assomigli almeno un po’. Rosangela PesentiCon Vittoria Tola e Laura Piretti, responsabili nazionalie tutta l’UDI

#inquantodonna

Ieri il parlamento ha aperto le porte alle donne vittime di violenza, alle associazioni e alle professioniste che lavorano sul tema. Abbiamo ascoltato testimonianze di sopravvissute allo stupro, alla violenza domestica, alla tratta, ma anche le testimonianze delle donne vittime di figlicidi e delle madri di donne vittime di femminicidio. Una condivisione corale delle diverse esperienze ci ha unite in un unico intento, quello di dire basta alla violenza sulle donne. Ancora oggi le donne sono testimoni coraggiose (oltre che vittime) di una cultura patriarcale di sopraffazione e coercizione, testimoni di una società che nega piena cittadinanza al 51% della sua popolazione, che rifiuta di riconoscere il danno terribile, grave e gravoso che un maschile violento e prevaricatore continua ad infliggere a tutti, donne, bambini e uomini minando il vivere civile.Giornate come queste, che uniscono le differenze dei nostri vissuti e dei percorsi politici, hanno il merito di ricondurre le istituzioni al proprio ruolo di garanti del diritto di cittadinanza, delle leggi e della legittimità umana nel vivere comune e di porle di fronte alla necessità ed urgenza di trattare il contrasto alla violenza di genere come un tema imprescindibile della governance attuale e della democrazia.Le donne dell'UDI sono state e continueranno ad esserci, prima e oltre il 25 novembre, al fianco di tutte le donne.​

Si è spenta ieri sera Anita Pasquali

Donna battagliera con grande passione politica e una volontà d'acciaio.E' stata sempre in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne e con l'UDI ha condiviso gioie e vittorie. La sua tenacia e determinazione l'hanno portata a ricoprire vari incarichi: dirigente nazionale dell'UDI, fondatrice e presidente dell', consigliera comunale e provinciale a Roma, dirigente del PCI e della sua storica Commissione femminile.In memoria del suo impegno per la politica delle donne la ricorderemo a tutte e tutti coloro che l'hanno conosciuta e stimata con la camera ardente che sarà allestita domani, sabato 18 novembre, dalle 12 alle 16, presso l'Archivio Centrale dell'UDI, via della Penitenza 37, palazzo del Buon Pastore, Roma. Con affetto ci stringiamo intono ai suoi familiari e soprattutto a Bepi, amore della sua vita.Le donne dell'UDI​

Una lezione di storia

Per due giorni l'Archivio Centrale dell'UDI ha avuto ospiti inconsueti: 4 classi medie dell'Istituto Comprensivo Winckelmann. Ragazze e ragazze tra i 12 e i 14 anni in full immersion tra documenti, manifesti e video dell'archivio.Un contatto reale con la vita politica di donne che hanno dato il loro contributo alla Storia. La risposta degli alunni è stata assolutamente positiva e curiosa. Molte le domande sulla Costituente, sul suffragio universale, sulla parità dei sessi e sulla violenza. Un successo l'incontro con Simona Lanzoni di  che ha raccontato la sua esperienza in Afghanistan. Una testimonianza che ha sollecitato l'attenzione e le domande della giovane platea. La voglia dichiarata da alcuni alunni di ritornare un'altra volta è stato il modo più bello di salutarci.​

L’impegno dell’UDI contro la violenza alle donne non comincia e non finisce il 25/11

Quando le donne vanno in piazza per richieste che condividiamo, noi ci siamo sempre.Nell’incessante comporsi scomporsi e ricomporsi del movimento delle donne noi ci siamo, riconoscendo la vitalità di nuove parole e nuove soggettività che entrano sulla scena della politica che vogliamo. Nell’incessante comporsi scomporsi e ricomporsi del movimento delle donne noi ci siamo, senza dimenticare la lunga storia di cui conserviamo con orgoglio il nome, testimonianza delle conquiste che oggi sostengono i nostri passi, impegnate a lasciarne eredità fruibile da chi verrà dopo di noi, convinte che il cambiamento autentico nasce da ciò che sappiamo conservare e trasformare, come facciamo da sempre noi donne nell’arte di tenere in vita la vita. Sappiamo che ogni anno nuove donne si affacciano al mondo e hanno bisogno di sentire che siamo numerose in cammino, di sapere che molte donne prima di loro hanno aperto le strade che oggi percorriamo con maggiore libertà e identica determinazione, orgogliose di essere figlie di una lunga storia e sempre madri di noi stesse. Ci troviamo continuamente di fronte all’urgenza del rischio, al delitto di femminicidio, alla diffusione dello stupro e della cultura che lo sostiene, all’omertà sulla violenza domestica, all’arroganza delle molestie nei luoghi di lavoro, alla connivenza di chi dovrebbe essere garante del diritto, della giustizia e dell’informazione. Sappiamo che la strada è ancora lunga, ma vediamo ovunque ri-nascere la ribellione delle donne che lottando contro la violenza affermano un altro modo di vivere, la consapevolezza di uomini (ancora pochi!) che cercano altri modi di esistere fuori dai miti e riti della virilità patriarcale, giovani donne e uomini che cercano la propria identità fuori dalle gabbie degli stereotipi e delle convenzioni di genere. I diritti diventano fragili se non sono davvero per tutte e tutti, se definiscono la cittadinanza per esclusione, se non ne viene insegnata la storia, se non costruiscono dialogo politico, e infatti sono stati piano piano disattesi e poi aggrediti con arroganza, nelle strutture sanitarie, nei posti di lavoro, a scuola, nell’immaginario di quell’interazione quotidiana in cui si costruisce l’idea di mondo comune. Oggi, di fronte alla violenza che minaccia le nostre vite imponendo, neppure troppo subdolamente, vecchi stereotipi del femminile a ingabbiare i nostri sogni e mortificare la realtà, vogliamo porre alla politica domande radicali, stabilendo con chiarezza possibili alleanze e differenze ineludibili da portare nel dibattito, per costruire un tessuto di vicinanze non occasionali.Vogliamo moltiplicare le forme della visibilità politica, anche costruendo forme diverse dai tradizionali codici maschili, proseguendo la straordinaria creativa tradizione delle femministe e di tutte le donne che hanno lottato per i propri diritti. Per questo siamo presenti in piazza, nei tribunali, siamo presenti con le donne che hanno subito violenza e che vogliono riprendere in mano la propria vita, siamo presenti in ogni lotta per abbattere le molte barriere costruite intorno alle vite delle donne, confinate nelle case, nei lavori non pagati, nelle tante servitù e schiavitù. Per questo non dimentichiamo le donne che vivono accanto a noi senza cittadinanza, perché per noi i confini, reali e simbolici, sono fatti per essere attraversati liberamente.Per questo siamo presenti nel dialogo con le istituzioni e con le donne che le rappresentano perché sappiamo che solo il riconoscimento reciproco tra istituzioni democratiche e istanze della società civile, di cui le donne sono da sempre maggioranza, può generare il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Noi ci siamo, con le nostre parole, le nostre storie, le nostre vite, le nostre proposte politiche. Le donne dell’Udi​

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