"Stupri di guerra e violenze di genere"

Presentazione del libro

25 Novembre 2015

 

Leggi anche il resoconto di Laura Fano Morissey

 

Le poche immagini del film “La linea sottile” di Paola Sangiovanni e di Nina Mimica suscitano emozioni forti e riflessioni dure che ci rimandano alle conclusioni di Giusi Ambrosio sul conflitto Israele-Palestina in cui lei dichiara che, quando siamo davanti alla violenza di guerra, si è “smarrito il senso di essere al mondo”.

 

Auguriamo a questo film presentato al festival di Torino tutto il successo possibile perché le persone e le immagini rimandano a due grandi tragedie, Bosnia e Somalia, di questi ultimi decenni. Immagini forti come è forte il contenuto di questo libro che non tratta solo di storia o di diritto. Naturalmente anche di questo e in modo ineccepibile ma questo è soprattutto (come scritto ha I. Peretti) un libro appassionato dove storia e diritto sono intessuti di emozioni e sentimenti forti sia come sofferenza e patimenti delle vittime e delle sopravvissute che hanno nomi precisi come pudore, vergogna, senso di colpa e silenzio, dolore quotidiano e depressione, malattie e maternità forzate, suicidi e esclusione dalla propria comunità, devastazione dei familiari e della comunità stessa, infanticidi e abbandoni.

Ma i sentimenti sono anche di chi ha commesso il crimine e che nasconde la propria violenza e pre-potenza come valore guerresco, onore virile, uomini fuori legge che, per rafforzare la legge della vendetta o del potere patriarcale e militare del più forte, devastano gli inermi riducendoli a cose da scartare come merce avariata.

 

Sentimenti, se così si possono chiamare, di chi ha ordinato questa barbarie, acconsentito o sottovalutato, rappresentato o nascosto questa violenza maschile.

 

Ci sono però anche i sentimenti e le passioni umane, culturali e politiche in senso positivo, anche se doloroso, di tante donne e di nuovi studiosi che non solo hanno scritto analizzando mettendo in evidenza le ragioni e le funzioni che la violenza maschile, senza confini geografici storici e culturali, svolge nella guerra e che porta a forme disumane un potere che in questo si esprime. Un potere che, anche se in forme e con intensità diverse, si manifesta anche in tempo di pace.

 

Lo stupro di guerra è un fenomeno secolare ma di straordinaria modernità, attuale come i saggi sulle donne curde, o quelli sulla Nigeria o sulla Palestina di oggi dimostrano in modo terribile.

 

Affrontare questi temi e ri-analizzare momenti storici diversi in luoghi diversi ci porta sempre davanti a tragedie sempre uguali e rappresenta non solo un grande impegno e una grande fatica di cui tutti le autori e le autrici si sono fatti carico con un peso di sofferenza psicologico e culturale Tutti e tutte lo hanno affrontato con senso di responsabilità politica verso un presente complicato ed oscuro in cui sentimenti di rimozione, “innocenza” e di autoassoluzione sembrano prevalere (anche dentro e intorno al 25 novembre) in cui tutti parlano e deprecano la violenza di genere e contro cui raramente agiscono in modo incisivo contro violenza familiare e femminicidi quasi quotidiani e tanto meno su femminicidi storici che accompagnano e sono parte fondante delle guerre. Di ogni guerra!

 

Oggi, in un momento in cui i paesi in guerra sono decine e decine (vedi elenco puntigliosamente proposto nella Introduzione di I. Peretti) e venti di guerra spirano dopo l’ignobile attacco dell’Isis da Parigi su tutti i paesi e le società per combattere un nemico che dell’inferiorità delle donne, prima ancora che degli “infedeli”, ha fatto uno dei suoi capisaldi e dogmi fondanti. Dogma condiviso peraltro da tanti paesi che lo combattano, come l’Arabia Saudita, Erdogan o lran, ecc…, per non parlare di noi e di chi parla di guerra senza storia e senza memoria pronunciando questa parola con leggerezza e rappresentandola come una speranza salvifica. Sentiamo infatti parole e proposte bellicistiche come se ancora una volta fossero la soluzione catartica per persone impaurite che vedono il loro mondo in pace affrontato con violenza “vigliacca” (vero!) per cui deve difendersi con i bombardamenti aerei perché “innocente” (cosa non vera! Soprattutto per governi, stati e produttori di armi parte del sistema economico attaccato).

 

Certo anche noi oggi siamo di fronte a qualcosa di nuovo ma anche di profondamente antico. Un clima che certo non potevamo immaginare così grave quando abbiamo deciso di presentare questo lavoro in cui parlare di stupri di guerra e anche di stupri in operazioni di peacekeeping come raccontano nei contributi del libro e in modo documentato.

 

Un ringraziamento speciale va a Simona La Rocca senza il cui impegno tutto questo non sarebbe stato possibile nonostante o forse proprio grazie al tormento che l’ha portata ad affrontare con il progetto “Oltre la linea Gustav” (in cui nel 2014 ci ha immediatamente coinvolto) un lavoro collettivo sulla memoria storica in un territorio devastato da guerra e stupri di massa 70 anni fa.

 

Un ringraziamento a Isabella Peretti senza la cui ferrea determinazione nel fare della Collana Sessismo e Razzismo uno straordinario strumento di confronto, conoscenza e iniziativa politica non saremmo qui.

 

Ringraziamo anche il prof. Lucio Villari, Elisabetta Rosi magistrata della Cassazione e Ugo Melchionda Presidente di Idos, che hanno accettato di affrontare con noi questo tema complesso e multiforme.

 

Che questo incontro avvenga oggi, nella nuova sede di UDI nazionale e del suo Archivio centrale da poco riordinato, è per noi motivo di orgoglio non solo perché ci ricorda M. Maddalena Rossi e il suo coraggio di avere, per prima come parlamentare e presidente dell’UDI, posto il problema degli stupri di guerra al nuovo parlamento italiano, ma perché ci consente di ricordare tutte le donne del Cassinate che furono vittime delle truppe alleate e che furono in grado di sopravvivere e di reagire anche grazie a tante donne “comuni” verrebbe da dire. In realtà erano donne tutto meno che comuni e condivido la diffidenza di Anna Bravo per questo termine che rende banali donne coraggiose e straordinarie che provarono a costruire con loro dialogo e solidarietà. Forse, per citare ancora Anna Bravo, quando la storia non sarà più esaltazione e racconto di guerra, di politiche di morte e di eroi ma di azioni e politiche atte a curare e conservare la vita umana avremo fatto un passo avanti. 

 

Vittoria Tola

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