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UDI SEDE NAZIONALE
staffetta di donne contro la violenza

Indignarsi per l’esposizione commerciale del corpo femminile ci deve far riflettere su che cosa significa oggi violenza, e per noi quella sessuata. Oggi la violenza fa parte del marketing perché è eccitante e stimola all’acquisto fosse anche di un videogioco o del biglietto per il cinema. Oggi la violenza è anche merce rappresentata in modo spudorato.
Ma la violenza ha sempre fatto storia. Anzi, la storia è storia di violenze.
Secolarmente codificata nell’uso della forza degli eserciti, essa pareva addirittura nobile ed eroica: gli stupri più o meno etnici, un incidente di percorso.
Allora ridefiniamola questa VIOLENZA.
Essa è brutalità.
Essa è stupro, per il solo piacere della rapina, del possesso e del controllo.
Essa è botte, per il piacere di sottomettere.
Essa è anche insulto in pubblico e in privato, per il piacere di umiliare.
Essa è anche l’uomo che urla per il piacere di spaventare.
È tutto quello che sappiamo, raccolta in dati statistici che ci dicono prima di tutto quanto siamo malmenate in casa. E solo in parte fuori di casa. Da stranieri o nostrani, ma sempre uomini.
FEMMINICIDIO è il termine corretto: ci vogliono uccidere in quanto femmine, a prescindere dallo status. Le motivazioni e le scuse possono essere infinite, ma quello è il termine. Ci vogliono uccidere per riportarci all’unico ruolo consentito, quello di femmina. Ci vogliono uccidere per sentirsi maschi, questa è la verità.
Il nostro compito è di individuare il colpevole e di condannarlo, senza appello, pena la complicità. Per farlo occorre adesso più che mai capire CHI siamo noi. Occorre non mettere distanza tra noi e le altre donne, tra le nostre presunte sicurezze e le miserie delle altre.
Dobbiamo prima di tutto parlare dicendo NOI, non pensarci mai estranee o addirittura privilegiate, non cadere nella tentazione di sensibilizzare le donne che incontriamo per renderle consapevoli della violenza che sicuramente subiscono, che sicuramente subiamo.
Non dobbiamo pretendere che una “donna sola” faccia quello che “noi tutte” non riusciamo a fare: far smettere agli uomini di usare violenza.
Quella donna, come noi, se ha un lavoro è sicuramente precario e sottopagato, almeno rispetto a quello equivalente di un uomo; se ha una casa, quasi sempre ce l’ha insieme a un uomo e ai figli.
Se poi quella donna si rivolgerà alle istituzioni, quale fiducia potrà mai riporre in luoghi decisionali, compreso il Parlamento, dove le donne sono pochissime?
Ma QUELLA donna siamo NOI.
Noi sappiamo che ogni Stato, in quanto tale, è globalmente posseduto dagli uomini, ma è globalmente abitato dalle donne, perché sappiamo bene di essere più della metà.
Esiste dunque una Nazione di donne che può apparire invisibile e senza corpo, che tuttavia noi tutte vediamo e riconosciamo ogni giorno e ogni momento, quando facciamo la fila davanti agli sportelli, quando siamo sul tram o nella metropolitana.
Oggi, NOI ci riconosciamo le une con le altre cittadine di questa nazione misconosciuta, oscurata e maltrattata.
Nazione: i Latini la chiamavano Natio, Dea della nascita.
E da chi nasciamo tutti, uomini e donne, se non da donna?
Vogliamo riconoscersi come cittadine, pur diverse per territorio, lingua, etnie e status sociale e culturale, per affermare l’esercizio pieno e uguale del nostro diritto di cittadinanza paritaria ovunque nel mondo.
Tocca a noi il compito civile di affermare e praticare quella che può sembrare una ovvietà.
Gli uomini già si riconoscono cittadini di uno Stato nel quale tutto, ma proprio tutto, è improntato e regolato a loro misura, anche i nostri atti procreativi. Ciascuna di noi sa chi è oggi come cittadina, quali siano i suoi diritti e le leve per affermarli. Se una donna che viene da altri paesi non lo sa, noi abbiamo cura di informarla.
L’obiettivo fondamentale ora è di agire culturalmente per far smettere il femminicidio, poiché un eccesso di delitti dà luogo al sospetto che il sistema stesso sia strutturalmente delittuoso.
Per questo siamo già intervenute con esposti al Procuratore generale della Repubblica, con iniziative, presidi, ma soprattutto sul linguaggio: l’avere chiamato la violenza sessuata e femminicidio la morte violenta di donne in seguito a maltrattamenti e stupri, ha già modificato per tutti la percezione di tali delitti sottraendoli al generico e all’indistinto.
Le parole sono spie significative per rintracciare la nostra alterità e per smascherare la consuetudine delle frasi fatte che ci definiscono secondo un modello e un disegno maschile.
Quando si dice il mestiere più antico del mondo, tutti – proprio tutti - pensano alla prostituzione.
Si dimentica che fin dall’antichità l’origine simbolica della prostituzione sta negli stupri, nell’ossessione degli uomini per le Amazzoni, nel ratto delle Sabine, negli stupri etnici, sia in Europa che in Africa che ovunque.
Questo mestiere è scolpito nella carne delle donne e nel giudizio degli uomini, tanto da occultare che prima della prostituzione vengono gli stupri, gli abusi e le violenze sulle donne che si vuole che si prostituiscano.
Il fenomeno della tratta lo svela in tutta la sua brutalità: una volta ridotte a merce quelle donne vengono messe sul mercato dove uomini potranno godere dell’umiliazione di un essere umano addomesticato con la violenza: appunto, una violenza sessuata.
E in cambio daranno del denaro a quella donna che lo consegnerà a quello che l’ha ridotta in schiavitù: uno scambio di favori!
Le prostitute sono poi un monito per tutte: sono le “altre” che avremmo potuto essere, ma se noi per prime cominceremo a pensare e poi a dire a voce alta che il mestiere più antico è quello del violentatore, ciascun genere saprà in cosa si deve rispecchiare.
Per questo vogliamo incontrarci con le donne, con tutte le donne. E vogliamo farlo pubblicamente.
Per questo l'UDI indice una Staffetta di donne contro la violenza che partirà il 25 Novembre 2008, giornata internazionale contro la violenza alle donne, e si chiuderà esattamente un anno dopo, sempre il 25 novembre.
La staffetta partirà da Niscemi, dove è stata assassinata Lorena. E si chiuderà a Brescia, dove è stata sgozzata Hiina.
Simbolo e testimone della Staffetta dell’Udi sarà un'anfora con due manici in modo che possa essere portata da due donne, a significare l'importanza della relazione per noi.
- In ogni paese o città in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente.
- In ogni luogo dove la Staffetta passerà, le donne che si faranno carico del suo passaggio potranno imbastire iniziative pubbliche le più varie, seminari, dibattiti, mostre, proiezioni video, eccetera.
- Strada facendo, ogni donna potrà avvicinarsi e mettere nell’anfora un biglietto con i propri pensieri, denunce, parole o immagini.
Parteciperanno alla staffetta tutte le donne, dell’UDI e non, che daranno la loro disponibilità a udinazionale@gmail.com entro il 30 settembre 2008, in modo che si possa cominciare a costruire un itinerario nazionale.
La Staffetta sarà organizzata solo da donne singole o associazioni di donne - sono escluse rappresentanze di partiti - deve essere un evento pubblico che ciascuna caratterizzerà come riterrà più opportuno e sarà autofinanziata.
Il sito dell’Udi – www.udinazionale.org - a partire dal novembre 2008, seguirà passo dopo passo la Staffetta, dando il resoconto delle iniziative svolte e l’appuntamento per quelle successive.
UDI - Unione Donne in Italia
Sede nazionale – Archivio centrale
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www.udinazionale.org
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