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Le Costantine

 

Nel cuore di Capo d’Otranto sorge la tenuta de “Le Costantine”, 34 ettari di cui circa 11 coperti di bosco e macchia mediterranea e il resto destinato a uliveti, agrumeti seminativi coltivati secondo i metodi dell’agricoltura biodinamica.

Al centro, una sobria, elegante masseria ottocentesca -oggi casa vacanze, per altri agriturismo dello spirito - recupera antichi fabbricati, un frantoio ipogeo e una corte lastricata. La Tenuta è frutto di una illuminata gestione fondiaria “al femminile”, una storia che percorre tutto il Novecento attraverso l’opera della marchesa Carolina de Viti de Marco e delle sue due figlie, Lucia e Giulia.

 

La storia di un’imprenditoria femminile, incentrata sui due cardini dell’agricoltura e della tessitura e finalizzata a creare - per volontà testamentaria - un Centro che sia “sorgente di bene per gli abitanti di Casamassella ed anche oltre se possibile […] offrendo loro la possibilità di sviluppare la propria personalità coi suoi talenti […] un incoraggiamento per la popolazione del Mezzogiorno, così dimenticata, a rimanere nella terra natìa con dignità e serenità" (dal testamento di donna Giulia, che istituisce la Fondazione).

Oggi la Fondazione ospita nei suoi spazi aule per attività didattiche e sale da convegni, una scuola di tessitura e ambienti per la trasformazione dei prodotti agricoli. Nel bosco e nell’agrumeto altri settori sono predisposti per incontri all’aperto e attività di gruppo. Le camere, arredate con letti a castello in legno e dotate di servizi indipendenti, sono improntate ad uno stile semplice e accogliente.  

                                                                   

(Claudia Lisi – da www.cittadinanze.it)

 

 

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   Una Scuola Politica UDI

 

occhiosmall         Pina Nuzzo Delegata  nazionale

 

 

Voi avete già fatto tutto! Mi dicevano, qualche anno fa, le ragazze di fronte ai faldoni dell’Archivio centrale, ai manifesti, ai documenti… Certo se guardavo indietro e alla mia storia politica era vero, avevamo fatto tanto, ma non era possibile che fosse tutto.

 

Non potevo arrendermi ad un tutto che non parlava più alla mia passione politica, passione che le studentesse e ricercatrici ritrovavano viva più nei documenti scritti in gioventù che nella politica che rappresentavo ai loro occhi.

 

Ho capito che dovevo partire dalla loro attualità, non per vedere quanto mi somigliano, ma quanto sono diverse. Cogliere lo scarto tra quello che sono stata e quello che sono loro oggi è stato il  modo che ho trovato  per costruire uno spazio comune di parola e azione politica. In questo scarto, non solo non ho azzerato la mia storia, ma me ne sono assunta tutta la responsabilità stabilendo, ogni volta e per ogni rapporto, quanto e cosa dovevo insegnare e quanto e cosa dovevo lasciare alla loro responsabilità. Non ho mai pensato che bastasse mettere nelle loro mani i nostri meravigliosi documenti perché diventassero femministe. Per quelle che volevano, veramente, spostarsi dalla cultura alla pratica politica ho allestito occasioni.

 

Noi dell’Udi abbiamo proposto, a donne che non hanno conosciuto il femminismo perché erano troppo giovani o perchè in quel momento facevano altro, di fare politica.

 

Mostrando loro attraverso l’esperienza passata che la politica ha forme e regole che si apprendono.

Mostrando nei fatti che parlare tra donne è un atto di responsabilità reciproca e di crescita collettiva.

Che uno spazio fisico deve essere predisposto perché accolga noi stesse e le altre, perché sia aperto ma con delle regole. Quelle che ci diamo a seconda dei nostri desideri e dei nostri progetti.

 

Questo è la scuola delle Costantine: spazio fisico e simbolico in cui possiamo riattraversare momenti della storia politica delle donne, riconoscerne l’autorità  per predisporci a nuove e comuni azioni politiche.

 

Perché non abbiamo fatto tutto.