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L' Udi presenta una piattaforma su "generare oggi" che costituisce strumento di sollecitazione e di confronto con la società, le istituzioni e le forze politiche.
Si presentano considerazioni, sollecitazioni e proposte che abbracciano tutti gli ambiti del generare: la fisicità dell'evento maternità (assistenza alla gravidanza e al parto, interruzione di gravidanza, fecondazione medicalmente assistita), l'ambito relazionale e culturale del mettere al mondo, l'ambito sociale della tutela della maternità e del ruolo sociale della donna.
Si ripropongono i punti irrinunciabili di questi aspetti del generare:
autodeterminazione della donna
centralità della madre nel concepimento e nella gravidanza
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scelta informata nell'assistenza
Si discutono i criteri dei sostegni alla maternità chiedendo di non imporre, attraverso tali sostegni, un modello tradizionale di famiglia, si chiede un potenziamento dei servizi alla persona (nidi e asili), di norme (leggi sulla conciliazione), misure.
Si pone come obbiettivo l'avvio di importanti spostamenti culturali a favore di una diversa collocazione socio-economica del lavoro di riproduzione e di cura.
Si chiede che leggi e azioni che a vario titolo riguardano la maternità si pongano in relazione fra loro per non trattare separatamente ciò che è unito nel corpo e nella vita delle donne.
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SI STRUMENTALIZZA LA 194 PER RIMETTERE
LE MANI SUL CORPO DELLE DONNE
Autodeterminazione una parola incomprensibile
per certi uomini in questo Paese, soprattutto
quando a decidere del proprio corpo sono le donne.
Risulta ormai insopportabile che le donne possano decidere quando - e se - mettere al mondo un figlio e soprattutto che possano farlo liberamente senza dover rischiare la vita o provare un dolore fisico che si aggiunga al dolore e al trauma che questa decisione comporta.
La polemica che sta imperversando in questi giorni palesa che la componente maschile di questo Paese non accetta che le donne possano abortire nel pieno rispetto della loro dignità e della loro umanità, evidenziando quel millenario risentimento nei confronti del corpo fertile delle donne.
Le donne sanno che alla possibilità di dare la vita corrisponde una responsabilità nei confronti della vita stessa diversa rispetto a quella degli uomini ed è in nome di questa responsabilità che ci siamo da sempre impegnate per una informazione diffusa e capillare sulla contraccezione perchè vogliamo un futuro in cui non essere più costrette a vivere il nostro
corpo come un nemico.
Perché questo avvenga non bastano le leggi e neppure la contraccezione, ma occorre sconfiggere in modo definitivo la violenza sessuata che accompagna ogni genere di maltrattamento verso le donne.
Occorre rimettere nelle mani delle donne la loro sessualità così che possano deciderne nella piena autodeterminazione, nel rispetto del proprio corpo, dei suoi tempi e dei suoi modi.
Roma, 18 gennaio 2008
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