Comunicato stampa

sul femminicidio di Sara di Pietrantonio

2 Giugno 2016 

 

Sara è morta e in modo orribile! L’emozione di tutti è forte ma da troppo tempo la strage di donne vittime della violenza maschile continua inarrestabile sotto gli occhi di tutti e l’emozione dopo pochi giorni diventa smemoratezza.

Sempre più allarmante è il costante aumento delle vittime, così come sempre più allarmante è la registrazione dell'incremento di femminicidi ad opera di uomini impiegati anche nelle forze di sicurezza pubblica o privata.

Oltre alle modalità con cui è stato compiuto il delitto di Sara Di Pietrantonio, oggi ci lascia sgomente anche l'indifferenza di chi pur avendo visto, non ha avvertito, passando oltre le disperate richieste di aiuto di Sara, nemmeno le autorità. Sul femminicidio di Sara ancora una volta ha prevalso il concetto di potere su quello di amore, l’idea che amare una donna significhi per un uomo che sia un suo possesso. Altro che ossessione amorosa, come la definiscono ancora molti giornalisti.

Alla base di tale pensiero, ancora radicata in troppi uomini vi è la concezione di donna come oggetto e non come soggetto: da qui nasce l’incapacità di accettare che una donna possa scegliere liberamente, incapacità che degenera in rabbia e che, a sua volta, degenera in violenza.

 

L’oggettivizzazione della donna è una concezione ancora troppo radicata nella nostra società. Essa è presente costantemente sotto gli occhi di tutti e si diffonde in maniera capillare per mezzo dei principali canali di diffusione della cultura i quali, se e quando elevano la donna al ruolo di protagonista, lo fanno troppo spesso in termini di mercificazione sessuale.

Finché non sarà sovvertito il sistema culturale e politico che vede la donna come oggetto e subalterna del potere dell’uomo, non sarà possibile evitare l’esistenza di rapporti di possesso travestito da amore; le donne possono solo evitate le insidie che all’interno vi si celano, riconoscendo il fenomeno, prendendo subito le distanze e denunciando, prima che sia troppo tardi.

Come ripetiamo da anni, da ultimo anche con la Convenzione NO MORE, è arrivato già da troppo tempo il momento per lo Stato di assumersi un impegno serio e concreto al fine di debellare la disuguaglianza più antica del mondo che ancora, in maniera inaccettabile, continua a diffondersi generando violenza in ogni ambito e che non viene mai veramente combattuta in modo sistemico fin dalle scuole dell’infanzia. E’ una cosa che riguarda tutti, singolarmente e collettivamente.

Gli uomini che sono diversi dai violenti si facciano sentire, i media facciano informazione in modo serio e non sensazionalistico, e in particolare le istituzioni esercitino il loro dovere contro la violenza in tutti i campi, come recita la Convenzione di Istanbul che hanno firmato ma dimenticano troppo spesso, poiché una donna vittima di violenza ricorda a tutti che chi non la combatte è complice.

 

OGGI, 2 GIUGNO, IN CUI LE DONNE HANNO 70 ANNI FA SOLENNEMENTE AFFERMATO IL LORO DIRITTO DI CITTADINANZA E VOTATO PER LA REPUBBLICA, QUESTA COMPLICITÀ È ANCORA PIÙ INTOLLERABILE.

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